La “cricca di banditi”

13 02 2010

Da repubblica.it

Il 6 aprile, in una conversazione tra gli imprenditori Francesco Maria De Vito Piscicelli, direttore tecnico dell’impresa Opere pubbliche e ambiente Spa di Roma, associata al consorzio Novus di Napoli e il cognato Gagliardi si capisce che c’è attesa per le mosse di Balducci sugli appalti:

“Alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito, non è che c’è un terremoto al giorno”.

“Lo so”, e ride.

“Per carità, poveracci”.

“Va buò”.

“Io stamattina ridevo alle tre e mezzo dentro al letto”.

Ecco, io avrei un’idea, trasformerei il nome di questa banda Bassotti da “La cricca di banditi” a “La manica di stronzi”. Oltre a tutti i milioni di euro buttati, oltre ai cittadini aquilani barbaramente offesi e rimasti perlopiù senza casa, questi ridono per un evento in cui ci sono state centinaia di morti. Io li condannerei per trent’anni a guardare negli occhi uno per uno i parenti delle vittime. Perchè questa non è solo corruzione, è anche il totale disprezzo per l’umanità. Questa è una cosa da paese del terzo mondo, dove si fanno le guerre civili per accaparrarsi le materie prime.

(Qui c’è un altro articolo del Corriere)





Conflitto di interessi, scena 4: “Ciak, si gira!”

15 09 2009

il_giornale_pais

Cavoli è un mese che non scrivo! Sarà meglio che torni a darmi da fare!
Mi sembra che il calderone politico attuale meriti il primo post dopo la pausa estiva…
Torna infatti alla ribalta il conflitto d’interessi, anche se nessuno osa più chiamarlo così perchè incapperebbe in accuse di “antiberlusconismo”, e poi è un epiteto così antiquato e out…
La RAI è completamente sottosopra a causa dell’ostruzionismo nel rinnovo dei contratti e nella messa in onda di tutte le trasmissioni non allineate. Infatti ad Annozero hanno annullato i contratti a collaboratori storici, il contratto a Marco Travaglio è in via d’approvazione, non stanno mandando le pubblicità che comunicano la data d’inizio e il giorno in cui dovrebbe andare in onda il programma. Stessi problemi per il rinnovo di contratto a Fabio Fazio, non certo un leone coraggioso che dice in tv quel che pensa, svariate volte si è dissociato dall’opinione dell’ospite presente, scusandosi coi vertici RAI o più semplicemente parandosi il fondoschiène.

Per quanto riguarda Report invece sta girando una notizia per cui sembra che la RAI non voglia più garantire una copertura legale ai giornalisti del programma, che dovrebbero pagarsi le spese giudiziarie in caso di querela. Però  ricordo che quando c’era stata la querelle Barnard-Gabanelli il giornalista si era proprio lamentato del fatto che lui non godeva di copertura legale, mentre la Gabanelli (in quanto conduttrice quindi più esposta) si. Quindi francamente non so quanto la notizia sia vera, è possibile che Barnard fosse un esterno e quindi non tutelato per questo motivo, mi sembra l’unico modo per spiegare la cosa.
E’ poi sotto gli occhi di tutti lo spostamento di Ballarò per far spazio a Bruno Vespa e al suo caro amico Berlusconi, impiegati nella pubblicità sulle 74 case (74! Neanche fossero 2000!!!) disponibili per gli abitanti di Onna. Case peraltro donate dall’efficiente Trentino, che costano un terzo rispetto a quelle della protezione civile e sono pronte prima. Ballarò è stato spostato per evitare che un buon 10% di spettatori che si interessano di politica finisse sul canale sbagliato. Stessa sorte è toccata a Matrix, slittato perchè il premier interverrà a Porta a Porta in seconda serata (così ha dichiarato Vespa), e proprio i suoi elettori mediasettiani non potevano perdersi l’evento!
La buona notizia è che Franceschini si è dissociato da questo tetro tentativo di scimmiottare la par condicio dicendo chiaramente che non vuole essere complice della spettacolarizzazione e della strumentalizzazione della tragedia, e quindi non sarà presente in studio.
Come se ciò non bastasse, la RAI è alla vigilia della nomina del nuovo direttore del Tg3, e i giornalisti sono giustamente preoccupati, temono l’ennesima nomina comoda al governo…Come se non bastasse Minzolini, che ha reso il Tg1 ancora più inguardabile, impresa che sembrava impossibile.
La cosa interessante di tutte queste vicende è che se ne parla perchè stanno accadendo tutte contemporaneamente. E’ da anni che siamo abituati a un colpo, massimo due per volta, inferti alla democrazia, e ci siamo abituati credendola una cosa non dico normale ma inevitabile, e soprattutto non troppo influente sugli ingranaggi della democrazia. Oppure abbiamo avvertito il pericolo ma senza darci troppo da fare con le proteste. Esattamente come le famose aragoste che non si accorgono quando l’acqua si scalda. Ma adesso la temperatura si è alzata troppo di colpo, e anche noi lobotomizzati dalla tv e da facebook ci stiamo accorgendo delle scottature sempre più dolorose.
L’altra cosa paradossale è che se questo argomento è così in voga è anche grazie Feltri e al suo giornale.
Anche il parlamento è abbastanza sconquassato dalle dichiarazioni di Fini che hanno provocato una certa agitazione nella maggioranza, non più abituata a parlare di certe cose tabù come la laicità o il voto agli immigrati.
E così Feltri, dopo aver scritto articoli infamanti su Boffo, direttore dell’Avvenire, secondo me a causa della “bacchettata” per le impudiche marachelle di Berlusconi, costringendolo alle dimissioni (c’è da dire che non è sembrato che i vertici ecclesiastici fossero così dispiaciuti per la cosa), ha estratto un’altra perla. Feltri di fatto ha minacciato Fini dicendogli chiaramente “o ti allinei o vai a sinistra”, e poi ha dichiarato che è in possesso di un dossier in cui si parla di frequentazioni col gentil seso a pagamento nel 2000.

Ma quanti dossier possiede Feltri, deve avere dei cassetti immensi!

Poi è una minaccia praticamente mafiosa, un ricatto pubblico al presidente della camera, mica il primo parlamentarino che arriva e pensa di cambiare il mondo.
Fini ha querelato il Giornale, sottolineando che è assurdo che un attacco così venga da un giornale di proprietà del premier e che lui non dica una parola. Come a dire “guarda che io non ci sto a cadere nella trappola del tuo conflitto d’interessi, gli altri li puoi fare a polpette, ma non toccare me! E poi mi sono stufato anche delle polpette, governa lealmente se sei capace”.
Prima ho guardato sul televideo tutte le dichiarazioni dei politici in merito a queste “tensioni” (io le chiamerei incazzature fumanti) tra Fini, Berlusconi e la Lega. La maggiorparte dei parlamentari (tra cui anche Tremonti e Bocchino) sostiene la necessità di un confronto sulle posizioni di Fini, però poi giusto per stare nel mezzo dice che “non c’è nessun problema tra Fini e Berlusconi”, che è esattamente quello che vorrebbe far credere Berlusconi. Gli unici che mi sembrano molto incazzati e irremovibili sono i leghisti, furiosi per la proposta di Fini di far votare gli immigrati. Poi c’è Cicchitto, che ha difeso Fini dall’attacco del Giornale, e che però ha subito precisato “non fraintendete, io difendo anche Berlusconi dalle accuse di Repubblica” come a dire “la stampa non si occupi dei nostri affari interni, parlate d’altro porca miseria”.
Mi piace molto che si stiano sviscerando tutti i conflitti latenti tra la Lega federalista, l’ex Alleanza nazionale in evidente contrasto con la “logica” populista della lega e l’ex Forza Italia in cui tutti sembrano impauriti dalle reazioni scomposte di Berlusconi, e si tutelano dandogli ragione come possono. E mi piace anche che finalmente è chiara la logica egemonizzante del nostro più grande premier di sempre (oh, se l’ha detto lui sarà vero!) anche ai suoi “alleati”, c’è un tutti contro tutti che è così stimolante!
La verità secondo me è che tutti si sono stancati di Berlusconi, di esser messi continuamente in ridicolo per le sue vicissitudini pubbliche e private, di dover stare alle sue regole e ai suoi dettami senza se e senza ma. Secondo me eccenzion fatta per Bondi nessuno lo difenderebbe neanche con la postilla finale “non fraintendete, io sto con lui”, e in particolare i parlamentari di An (secondo me gli unici della maggioranza con un residuo di cervello) sono stufi di allinearsi a questa finta politica, che è finta perchè non so da quanto tempo è che non si parla di leggi, di riforme, di cose concrete. Tutti hanno paura di perdere i propri elettori dotati di neuroni residui.
Insomma, Berlusconi sembra accerchiato, c’è chi sostiene che esiste un piano USA per far cadere il governo, ma francamente la trovo un’ipotesi quantomeno improbabile, e considerando chi è il soggetto sono doppiamente diffidente. Secondo me forse Berlusconi ce la farà anche stavolta, ha l’appoggio della Chiesa (ma serve un altro post perchè sono diversi accadimenti e scambi dialettici e di favori), delle tv e di quasi tutta la carta stampata, compreso il mitico Vittorio Feltri con cui sembra che non parli mai, si vede che sono telepatici, vorrei avere un dossier che spiega come fanno a intendersi alla perfezione senza bisogno di parole.
Però è possibile che Fini e i 50 ex deputati di An decidano di scindersi dal PDL, smantellando il partito che esiste solo da 4 mesi, fondandone uno nuovo magari con l’alleanza di Casini. Se le idee rimanessero quelle di Fini di quest’ultimo periodo potrei anche valutare un voto in suo favore, sperando che non si uniscano Casini e i cattolici al seguito perchè non se ne può più!
Nel frattempo, intanto che seguiamo gli sviluppi fantapolitici, è utile seguire le vicende dei contratti in RAI, perchè forse la  conclusione più azzeccata  è “con quest’informazione, povera Italia”.

(L’aveva già detto qualcun altro??? Non ricordo…)





Il G8 raccontato dagli aquilani

9 07 2009

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Da ieri i leader mondiali sono approdati all’Aquila, città fantasma. Tra richieste di espulsione dal G8 e dichiarazioni che parlano di “Italia con forte leadership” ho scelto di postare l’articolo di miskappa, aquilana di cui avevo già pubblicato una tragica testimonianza.

Interessante e partecipato il Forum sociale sulla ricostruzione che si è tenuto nella giornata di ieri al Parco Unicef, promosso dai comitati cittadini. Due le sessioni: emergenza democratica e ricostruzione dopo la crisi. Si sono avvicendati interventi toccanti e duri dove si è fatto il punto sull’abbassamento del livello di democrazia che si manifesta in maniera eclatante nell’Aquila del dopo terremoto, ma che è evidente in tutta l’Italia. E non di ricostruzione materiale si è parlato, ma di quella sociale del territorio, e di dignità dell’uomo, e di partecipazione attiva alla propria comunità. Economisti, sociologi, sindacalisti, giornalisti e portavoce dei comitati sono convenuti sulla ricostruzione che parte dal basso, attraverso la partecipazione diretta e democratica dei cittadini, contro la shock economy che intende lucrare sul ghiotto bottino della ricostruzione. E padre Alex Zanotelli ci ha incoraggiati con parole semplici e voce pacata “uomini e donne hanno un volto, un cuore e la loro dignità. Questo vale per il mondo, questo vale per voi. Che vinca l’umanità. Un’ umanità che deve trovare forza dal basso. Chiediamo ai grandi della terra non aiuti, ma l’imposizione di un metodo di giustizia. E che non vinca il profitto”
Dopo una nottata insonne, gli elicotteri sulle nostre teste volavano bassi ed incessanti, stamani siamo andati ad apporre la scritta “yes, we camp” sulla collina di Roio. Di fronte, in linea d’aria, alla blindatissima area del G8. Tragitto impervio, a piedi, sotto il sole cocente.Tutti i permessi chiesti ci sono stati negati dalla questura. Per noi Aquilani non c’è spazio in questo G8. Nel pomeriggio i comitati cittadini si sono riuniti in assemblea. Per decidere cosa fare, come manifestare il nostro dissenso, nonostante i divieti. Domattina le first lady visiteranno il centro, per cui la nostra richiesta per il presidio alla villa comunale è stata rifiutata. Ma noi ci saremo, fin dove ci faranno arrivare. Ad affermare che la città è nostra. Nel pomeriggio, alle 15, quando loro ci hanno ammessi in centro, a riflettori spenti e prime signore al sicuro, si procederà, invece, alla requisizione simbolica di uno dei tanti palazzi agibili e sfitti. Vogliamo gli sfollati fuori dalle tende. Subito. E gli Aquilani a L’Aquila. E la nostra dignità rispettata. Dopo l’animata assemblea, siamo partiti alla volta di Piazza d’Armi, in tempo per il corteo di auto dei potenti che avrebbero varcato la cinta muraria della nostra storia. Per mostrare loro che noi resistiamo, che non andremo via. Enorme spiegamento di forze dell’ordine che, quando le blindatissime auto blu son passate, scortate da camionette con uomini in passamontagna, armati fino ai denti,ci ha completamente celati alla visuale dei grandi. Noi abbiamo urlato. Ci siamo, nonostante tutto. Eravamo pochi, ché la maggior parte sono andati via per paura, pochi, e osteggiati anche da uno sparuto gruppetto di sedicenti Aquilani, ma c’eravamo. E ci siamo. Tornati al Parco Unicef, dove i ragazzi del comitato 3e32 sono riusciti a creare l’unico spazio di democrazia in questa città, ormai landa desolata, terra di nessuno e di conquista, ci siamo dati l’appuntamento per domattina alle nove.
Concludo con una nota personale, permettemela. Ieri sera, mentre vagavo nella città deserta, ho incontrato un uomo giapponese vestito con un kimono. Accompagnava i suoi passi con il rullo di un piccolo tamburo e portava in mano uno striscione ricamato che recava scritto “pace fraternità ed armonia”. Lì, tra le pietre della mia vita, a pochi chilometri dal luogo dove la farsa dei potenti che affamano un miliardo di persone si consumava, con gli elicotteri sulla testa,per la prima volta dal sei aprile, ho pianto.




Angeli e Demoni

17 05 2009

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Angeli e Demoni: centinaia di migliaia di comparse in piazza San Pietro.

Bertolaso: “Ci saranno tende per tutti”.





Quel che si sapeva lo si è nascosto

23 04 2009

Sul sito di Buscialacroce ho trovato questi due articoli presi dal messaggero. Senza parole.


Dal messaggero di Paolo Mastri

PESCARA (17 aprile) – Duecentocinquanta metri di sedimenti lacustri e alluvionali. Ecco cosa condanna L’Aquila a ballare così spesso e, ogni tre secoli, a fare i conti con terremoti devastanti. Ma dal 1703 a lunedì sei aprile sono accadute molte cose che potevano limitare il carico di morte della scossa delle 3,32. Una in particolare è rimasta colpevolmente sepolta per dieci anni nei cassetti di Comune, Provincia, Regione. E’ uno studio geologico basato su un rapporto del Servizio sismico nazionale, conservato negli archivi della presidenza del consiglio dei ministri con il protocollo Ssn/Rt/96/15.
Dice che il sottosuolo aquilano è composto, negli strati superficiali, da una crosta di detriti che funziona da amplificatore dei terremoti: il fattore di moltiplicazione del movimento del suolo a basse frequenze, dicono i calcoli, è di circa dieci volte. Ciò che più è da temere, in condizioni del genere, è un sisma superficiale classificato come ”regionale”: esattamente quello che è capitato il sei aprile scorso. Un altro dei molti allarmi ignorati, prima della tragedia aquilana. Come lo studio redatto dieci anni fa dalla protezione civile sul rischio sismico del capoluogo, come l’analisi condotta tra il 2003 e il 2005 da ”Abruzzo engineering” sulla vulnerabilità degli edifici pubblici.

mappa Pericolosità sismica di riferimento per il territorio nazionale

La rivelazione è di Christian Del Pinto, 38 anni, origini aquilane, geofisico e responsabile scientifico della protezione civile del Molise. Del Pinto ricorda bene, da giovane laureato, gli studi del professor Gaetano De Luca, con il quale all’epoca collaborava. «Tutto ebbe origine – dice – dopo il terremoto del 20 ottobre 2006 nella zona di Montereale-Campostosto. Una scossa di magnitudo 4.1 che seminò grande allarme, per la presenza nell’epicentro della diga dell’Enel e per la vicinanza del territorio aquilano, duramente colpito dai terremoti del 1915 e del 1703. Nel 1999 De Luca consegnò a Comune, Provincia e Regione, tre distinti studi che evidenziavano la base geologica del fattore di rischio e suggerivano interventi radicali per la messa in sicurezza degli edifici pubblici e di tutti gli immobili adibiti al ricovero di persone: ospedali, scuole, collegi».
Soltanto la Provincia, raccontano i giornali dell’epoca, raccolse l’allarme; la sua richiesta di un finanziamento straordinario alla Regione Abruzzo, però, si perse ben presto per strada. De Luca, nel frattempo diventato dirigente del Servizio sismico nazionale, nel novembre del 1999 fu invitato per via gerarchica a rettificare le sue dichiarazioni pubbliche, riconducendole a mere interpretazioni personali. L’ente non aveva alcuna intenzione di condividere i segnali di allarme. Atteggiamento rimasto immutato fino al 31 marzo scorso, quando la commissione grandi rischi dell’Invg, riunita all’Aquila, definì le prime scosse di avvertimento «tipica sequenza di terremoti, del tutto normale in aree sismiche come in quella dell’Aquilano».
Gli studi sono andati avanti lo stesso e nel 2005 Gaetano De Luca e altri ricercatori ne pubblicarono le conclusioni sul Bulletin of the Seismological society of America, una bibbia del settore. Tutto inutile: appena due anni prima, una ordinanza del presidente del consiglio dei ministri aveva confermato per L’Aquila la classificazione del rischio sismico di grado due, a differenza di Sulmona e Avezzano promosse nella prima fascia in base alle tragedie dei secoli precedenti. L’edilizia di rapina, forse, non è l’unica responsabile della strage dell’Aquila.

Dall’altro ariticolo sempre sul Messaggero di Paolo Mastri

L’AQUILA – Andò così: una sonda installata nella galleria pedonale Collemaggio-piazza Duomo captò il terremoto del 20 ottobre 1996 a lago di Campotosto e registrò lo straordinario fattore di accelerazione del sottosuolo aquilano. Fu così che Gaetano De Luca e Roberto Scarpa, responsabile della Rete sismica abruzzese il primo, docente di sismologia a Salerno il secondo, piazzarono altri due accelerometri nel sottosuolo aquilano. Iniziativa personale, fin da allora la verità che prendeva forma non piaceva ai piani alti del Servizio sismico nazionale. L’anno successivo le sonde registrarono il terremoto di Umbria e Marche. Dati agghiaccianti: «Mai visto nulla di simile in vita mia – commentò il professor Scarpa -, neanche in Irpinia nel 1980». Il bancone di detriti alluvionali su cui è poggiato il centro storico aquilano è un impasto micidiale in grado di moltiplicare per dieci la forza di accelerazione di un terremoto. Dato studiato e pubblicato nel 1999 sul prestigioso Boulletin of the Seismological society of America. La conferma è arrivata purtroppo alle 3,32 del sei aprile scorso. I dieci anni di intervallo sono un altro straordinario capitolo di silenzi, verità occultate, carte sepolte nei cassetti, dati distorti. Come la correzione del rating sismico del territorio aquilano dalla classe ”A” delle mappe statali alla ”B” della carta approvata dalla Regione nel 2003. Una lunga serie di tasselli, dopo lo studio Barberi del ’99 e la ricerca di ”Abruzzo engineering” del 2005, che concorrono a disegnare l’area degli allarmi inascoltati sul rischio sismico del territorio aquilano e sulla vulnerabilità di molti, troppi edifici pubblici e strategici. E’ un livello di responsabilità istituzionali che affianca quello delle colpe personali per i crolli sospetti dei palazzi moderni. Un livello nel quale, inevitabilmente, la magistratura finirà per ficcare il naso, per capire quanti dei 295 morti dell’Aquila vanno sottratti alla contabilità del fato.
Troppe le note stonate in questa storia, a cominciare dalla doppia velocità del sistema statale di Protezione civile e monitoraggio sismico. A novembre ’99 Gaetano De Luca fu censurato dai suoi superiori, per la pubblicità data ai suoi studi, all’epoca comunque noti a Regione, Provincia e Comune; più o meno nella stessa epoca la Protezione civile diretta da Franco Barberi partoriva il suo studio sul rischio sismico nell’Aquilano. Tra gli enti locali, soltanto la Provincia prese sul serio l’allarme dei ricercatori, ma dopo una prima richiesta di 100 miliardi di lire per la messa in sicurezza degli edifici l’iniziativa dell’assessore alla protezione civile Gianfranco Giuliante cadde nel vuoto. «Anche per la freddezza dimostrata dai vertici del Servizio simico nazionale», dice oggi Giuliante. Anche la Regione, in una nota, sostiene di essersi attivata.
Eppure, quando il dottor De Luca pubblico il suo studio, negli archivi della presidenza del consiglio dei ministri era già conservato il report ”Ssn/Rt/96/15” sul terremoto Umbria-Marche e sui suoi effetti in territorio aquilano. Pagina 37: «Le analisi fin qui effettuate… suggeriscono comunque la possibilità di effetti legati all’oscillazione del bancone di detriti su cui è costruita la maggior parte del centro storico della città… E’ comunque necessario approfondire le indagini nell’area». Non bastò ad attivare le ricerche richieste a istituzioni prestigiose come l’Usgs-Menlo park, l’Ens di Parigi e il nostro Servizio sismico nazionale. Non bastò neanche a evitare il declassamento del rating sismico dell’Aquila. Un delitto annunciato, un movente d’interesse: dieci anni fa all’Aquila l’imperativo politico era non terrorizzare imprese e costruttori con i costi della prevenzione sismica. Ne va della vita della città, dicevano.





A volte mi capita ancora

16 04 2009

terremotovignetta

(Mi scuso per questo post in prima persona e volgare.)

A volte mi capita ancora di arrabbiarmi. C’ero quasi riuscita a star beatamente tranquilla, nessun tg, tv sempre spenta tranne che per i simpson e qualche puntata di X Factor, poca consultazione di oknotizie, informazione che arrivava da tre o quattro blog ben selezionati senza troppe argomentazioni filosofiche. Ero una persona tranquilla, felice, estremamente cinica, ma di quel cinismo che consente di sopravvivere. Perchè tanto diciamolo, la nostra indignazione se poi non abbiamo voglia di muovere il culo non serve proprio (diciamo quasi?) a niente.

Però poi succede la catastrofe, il terremoto in Abruzzo, centinaia di nostri connazionali morti, e allora è impossibile non informarsi, è giusto farlo. Mi ero riproposta di non fare polemica, di far parlare solo gli abruzzesi, ma non ce la faccio più.

E mi vergogno, perchè per farmi piangere non sono bastate tutte quelle vite finite, non sono bastate le migliaia di persone in tenda o in macchina senza casa, senza niente, senza poter recuperare neanche una fotografia. Non sono bastate le foto delle macerie, parte del funerale, testimonianze dirette lasciate a persone con in mano un microfono. Non sono bastate neanche le notizie sull’infiltrazione mafiosa (il sindaco Cialente ha dichiarato parlando di Annozero che l’infiltrazione mafiosa in Abruzzo è marginale, ma allora dico io se sai che c’è devi parlare in tribunale non rilasciare interviste; e poi ha anche detto “emerge che l’Abruzzo è fatto di cartone“, no, sbagliato, è fatto di cemento impastato con la sabbia); neanche la consapevolezza che in Giappone non sarebbe successo quasi niente con un terremoto di questa potenza.

Ma oggi ho acceso la tv, e su un canale c’era la polemica per “l’esonero” di Vauro, lui ha offeso i terremotati, c’è da riequilibrare, e su un altro canale c’era la polemica per l’election day, che in realtà per i motivi suddetti non so di preciso cos’è, e non lo voglio neanche sapere. Sta di fatto che per non far cadere il governo hanno accontentato Bossi, cioè ci saranno due weekend di votazioni (uno per le elezioni e l’altro per il referendum) al posto di uno, e quindi lo Stato per fare un piacere a Bossi spenderà più di 400 milioni di euro. Che su 12 miliardi previsti per la ricostruzione dell’Aquila e provincia è quasi un ventesimo.

E allora io inviterei Bossi dato che noi abbiamo fatto un piacere a lui (perchè si suole dire nei salotti filosofici che il governo rappresenta tutti i cittadini e nessuno può permettersi di dire il contrario quindi tutti abbiamo fatto un favore a Bossi), lui ci fa il favore di donare 400 milioni di euro alla causa abruzzese. Io non so se ci rendiamo conto della gravità della cosa, dopo che è di ieri la notizia che il debito pubblico ha raggiunto un nuovo record, e che gli introiti per le tasse sono diminuiti del 7,2% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, dopo che Berlusconi ha rifiutato le offerte d’aiuto dalla Francia e da altri paesi europei (peraltro in Francia parlano del terremoto in termini ben più tragici e meno rassicuranti dei nostri) perchè “i soldi ci sono”. I soldi ci sono? Ma dove?

A questo punto è chiaro, non ce la faremo mai a cambiare, ad avere una credibilità, ad avere dei rappresentanti seri, ad uscire dalla crisi, le polemiche sono sempre quelle, i risultati gli stessi. Non lo so che scusa si inventeranno questa volta per giustificare il tutto, ma ce la faranno grazie ai soliti tg e ai soliti giornali. E la gente crederà loro, e quindi secondo i salotti filosofici per osmosi anche noi che siamo parte della gente siamo responsabili. Ed è in parte tragicamente vero, nel senso che io non ho voglia di muovere il culo rischiando in prima persona. Come non ne hanno voglia tutti quelli che scrivono su dei blog invece di fare dei circoli che agiscano nella quotidianità delle proprie città. E’ la triste realtà. Ma io non ne ho voglia perchè sono stufa di lottare contro i mulini a vento, paradossalmente per liberare i cittadini serve andare contro la maggioranza dei cittadini, e allora finchè c’è da “combattere” contro 630+315 persone è un conto, se c’è da scagliarsi contro 30 e anche più milioni di persone le cose cominciano a complicarsi.

Non ce la faremo mai, siamo destinati a perdere credibilità, soldi, felicità, coesione, conoscenza, sempre di più. Non ce la potremo mai fare. Neanche 500 tonnellate di viagra potranno rizzare le nostre coscienze ormai a pecorina da 20 anni. Siamo dei caproni ignoranti di merda. Coglioni. Col varicocele.





Confessioni di un terremotato di merda

15 04 2009

Un’altra testimonianza diretta, da Buscialacroce cinical division:

Buscialacroce torna più cattivo che mai, una città distrutta, due amici di meno e tanti vaffanculo nel cuore! Il primo vaffa va all’architetto dell’ospedale nuovo, si fa per dire, S. Salvatore Marcello Vittorini che dice: “Ho visto che l’ospedale in alcuni punti era inagibile, ma in altri no. Non capisco cosa possa essere successo. Non so se l’incuria possa aver compromesso i pilastri.”

ospedale-macerie

Architè ma che cazzo dici? La realtà è che hai sbagliato il progetto, lo sapevi benissimo che L’Aquila essendo stata distrutta dal terremoto 3-4 volte, l’ultima fino al 6 aprile 2009 nel 1703, non era zona sismica di secondo grado, ma di primo. Mia madre ci ha lavorato li dentro e prima ancora ha lavorato al vecchio San Salvatore che ha retto benissimo perché non era stato fatto con il pongo. A noi Aquilani non ci prendi in giro, stai zitto che è meglio, il tuo “geniale” progetto è andato giù come la cartapesta e per fortuna non ci è rimasto secco nessuno. Lo sai che con il cemento che avrebbero dovuto usare per l’ospedale sono state costruite altre case e ville? Peccato che non ho le prove e non posso ritrovare il testimone. Il secondo vaffa va a “Il Giornale” e al suo irritantissimo direttore Mario Giordano, sono loro che offendono i morti, non certo Vauro. Le vignette di Vauro sul terremoto erano un pugno dritto allo stomaco che mostravano tutta l’ipocrisia di alcuni giornalisti che girano come avvoltoi sulla carogna, la spolpano finchè restano solo le ossa e se ne vanno come se nulla fosse accaduto. Il terzo vaffa va a chi ha governato L’Aquila, destra e sinistra, che non ha previsto una zona con luce, acqua, gas per montare prefabbricati o tende.

ITALY-QUAKE/

Si sa che a L’Aquila più o meno ogni 300 anni fa un terremoto catastrofico, la protezione civile appena arrivata ci ha messo un po’ per organizzarsi perché non era prevista una zona attrezzata e questo il sindaco Massimo Cialente e l’ex sindaco Biagio Tempesta lo sapevano benissimo. Il quarto vaffa va al tg1 che si rallegra per l’odience ottenuto grazie ai servizi sul terremoto mentre due miei amici più 293 persone crepavano. Il quinto vaffa lo dedico a quei giornalisti tipo Bruno Vespa che usano il dolore della gente per alzare gli ascolti, carissimo Vespa l’altra sera mi hai fatto vergognare di essere tuo concittadino. Un vaffanculo speciale va ai turisti da catastrofe, spero che su quelle esimie teste di cazzo cada una colonna di marmo e mi dispiace solo che non stavano con me in quei 25 secondi di folle euforia. Il Buscialacroce che conoscevate non c’è più, quello è rimasto sepolto tra le macerie con la sua amica Benedetta, ora ce n’è uno nuovo molto più spietato che non farà sconti a nessuno che userà tutta la violenza verbale che ha per farvi star male. Vi piace la tv del dolore? Bene siete entrati nel posto giusto, farò il carnefice di me stesso, lo sciacallo dei miei sentimenti.

vigili-fuoco

Un ringraziamento invece va ai vigili del fuoco che per 1200 € al mese rischiano la vita per salvarci, un ringraziamento tutto speciale va ai cani che aiutano a cercare le persone sotto le macerie e in cambio vogliono coccole e la strameritatissima pappa! P.s non dimentichiamoci il grande Pluto ju cane che è rimasto a L’Aquila nonostante il terremoto, Pluto ju cane cittadino onorario!