Ingiustizie e strategie

31 07 2013

Oggi in Stazione a Bologna stavano rimuovendo tutte le biciclette legate alla ringhiera di fianco alla corsia dei taxi. C’erano ACI e polizia, mi è sembrato assurdo e ho chiesto lumi a una poliziotta. Questo il dialogo:
Io: “Scusi posso chiederle perché state rimuovendo le biciclette?”
Poliziotta: “Perché c’è la manifestazione del 2 agosto!”
Io: “Si ma siamo al 31…”
P.: “Eh ma non è che possiamo rimuovere tutte le biciclette il giorno prima!” (certo, rimuovere 30 biciclette potrebbe anche richiedere settimane di lavoro!)
Io: “Si ma nei cartelli di rimozione che ci sono anche per le auto c’è scritto l’01 agosto…”
P.: “Ma là ce n’è uno per le biciclette dove c’è scritto 31 luglio”
Io: “Poi mettete anche un cartello per avvisare i proprietari che le avete rimosse? Perché sicuramente penseranno che sono state rubate
P.: “No assolutamente, se vogliono chiamano in centrale, tanto tutti lo sappiamo che le stanno rimuovendo per il 2 agosto, e poi vanno al deposito.”
Io: “E come fanno a ritirarle, che non c’è targa?”
P.: “Vanno là col lucchetto (perché i due omini dell’ACI tranciavano ogni catena, come i professionisti che si rispettano), poi noi lo scontrino dell’acquisto della bicicletta non lo chiediamo come prova (magnanimi loro!), e possono ritirare la bicicletta”
Io: “Ma quanto costa?” 
P.: “Costa solo 15 euro, il verbale di contravvenzione non c’è.”

Quindi capito? Stavano perseguendo un importante obiettivo per l’ordine pubblico, basandosi su un unico cartello messo di sbieco che contraddiceva tutti gli altri (sono andata a controllare, su quell’unico cartello c’era scritto 31/07 dalle ore 9.00), rimuovendo con due giorni d’anticipo le biciclette, facendo pagare 15 euro l’una il ritiro (sul camioncino dell’aci credo ce ne stiano tranquillamente una ventina, fate un po’ voi i conti), così consci del fatto che (pagati da noi) fanno un servizio pubblico che neanche passa loro per l’anticamera del cervello di avvisare che le hanno rimosse. In stazione peraltro, come se uno che non trova più la bici a Bologna pensi come prima ipotesi “me l’hanno rimossa!” e non “me l’hanno rubata”, opzione decisamente più comune. Per concludere questa importante operazione di ordine pubblico erano 4 della polizia municipale con due macchine, più un carabiniere con un’altra macchina (probabilmente ce ne sarà stato un altro con lui) che guardavano, e ribadisco guardavano, i due omini dell’ACI che tranciavano le catene delle biciclette per poi posizionarle sul loro camioncino dalle uova d’oro.

Il senso di ingiustizia e la necessità di approfondire sono dati dal fatto che quelle biciclette sono “appese” alle ringhiere, quasi invisibili e intangibili, è stata fatta una cosa ad hoc per racimolare un pò di soldi, per una manifestazione che è tra due giorni.

In una città in cui le biciclette sono una benedizione perchè eliminano un pò di traffico, e in una città dove si è fortunati se in un anno la propria bicicletta non viene rubata 2 volte. 

Senso di ingiustizia anche perchè la giustificazione è una manifestazione (quindi l’implicito è garantire l’ordine pubblico, mah), e quindi loro dovrebbero essere al servizio della comunità. Fare un servizio alla comunità vuol dire togliere le biciclette ma rendere chiaro primo il cartello di rimozione forzata (non lo era per niente), e poi che le hanno rimosse. Cosa costava appendere un foglio? 

E’ uno strapotere assurdo e smisurato nei confronti di semplici cittadini che hanno una bicicletta. Posizionata in uno dei pochi posti in cui è difficile rubarla. Le regole sono molto diverse da una categoria all’altra, mi piacerebbe che si applicasse la stessa fiscalità in tutti gli ambiti!

Nel frattempo mi sto iniziando ad irritare quando appena c’è una qualsiasi cosa che non funziona le persone parlano come pecore e iniziano le ondate di lamentele in cui gruppetti di sconosciuti si dànno manforte l’uno con l’altro per cimentarsi in un crescendo di insoddisfazione, un climax ascendente di rotture di balle in cui tutti comunque parlano utilizzando luoghi comuni. Gente plasmata dalla tv che cerca di fare l’alternativa, che finge davanti a se stessa di avere una coscienza civile, una propria opinione plasmatasi dopo l’essersi informata sui fatti. Sento ormai una divergenza incolmabile non solo tra me e lo stato, ma anche tra me e l’italiano medio. Come si dice dalle nostre parti, mi sono resa conto che non abbiamo proprio niente da spartire.

Quindi ultimamente ho adottato una tecnica fantastica: quando c’è qualche contrattempo dovuto a disservizi statali (es. treno in ritardo di un’ora), mentre gli altri iniziano a lamentarsi fomentandosi tra loro, io accendo immediatamente la musica sul mio iphone e inizio a fare tutto ciò che posso con gli oggetti che sono a disposizione. Leggo, studio, scopro, penso, telefono, mi arricchisco culturalmente. Da due mesi a questa parte ho capito che i problemi di questo paese non possono diventare miei problemi. 

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Storie e musiche dal mondo

4 07 2013

La vita all’accademia internazionale prosegue. Lezioni 7 giorni su 7, 8 ore al giorno, poi il tentativo di studio in vista dell’esame, che negli ultimi giorni sta fallendo miseramente. Prendere coscienza dei propri limiti e del proprio esaurimento talvolta è utile nonché indispensabile. Si perde un po’ il senso del tempo in un luogo lontano isolato ed essendo occupati tutti i giorni, ma è anche bello così, più che altro è, va bene. C’è tempo per avere il senso del tempo, tutto il resto dell’anno.
La vita all’accademia prevede un’internazionalità che non avevo mai vissuto prima. Quest’anno sto conoscendo tantissime persone, tantissime storie di persone di tutte le età da tutto il mondo. E così ho parlato con una russa che da quando è piccina vive in Canada ma nella sua vecchiaia vorrebbe tornare in Europa, possibilmente in Italia “perché a Toronto non c’è niente” “ma Toronto è una delle città più grandi del Canada!” “ma ha solo due milioni di abitanti!” O_O L’ho dovuta avvertire che le uniche città più grandi in Italia sono Roma Milano Napoli e forse Palermo.
E poi un’austriaca, alcune tedesche (of course!), un’americana che del datagate e di Snowden non conosceva niente perché là censurano ogni notizia in merito, e un’altra americana che ha lavorato per l’ONU che invece è informata, intelligenza rara. Ognuno arriva lì d’estate dopo un anno di vita, e ognuno arriva con le sue storie, le sue esperienze, e basta ascoltare per condividere un pezzo di mondo.
Ieri sera ci siamo trovati a cena in una decina, invitati da una francese che compiva gli anni, ed è stata un’emozione immensa, una cosa nuova per me! Eravamo la francese, io, un altro italiano con famiglia, una dominicana, una tedesca e tre greci. Ci siamo fatti portare un po’ di specialità greche che poi abbiamo condiviso, e poi siamo partiti con happy birthday, e l’abbiamo cantata in tutte le lingue! Compreso il portoghese, che il mio amico italiano ha vissuto in Brasile. Ma poi non ci siamo fermati, abbiamo iniziato a cantare Frere Jacque (fra Martino) nelle varie versioni, e poi, come in flusso di condivisione e divertimento tanto bello quanto spontaneo, ognuno ha cantato qualche canzone popolare del suo paese, noi abbiamo optato per Bella Ciao e il cielo in una stanza (questa soprattutto il mio amico), e poi la francese è partita, i greci, la dominicana che adesso vive in Canada (anche lei è una dei “soli” due milioni di Toronto!) con tanto di ritmo, e poi la tedesca: questa canzone mi ha veramente colpito, si chiama Die gedanken sind frei (i pensieri sono liberi), è una canzone contro la guerra, dolcezza infinita…
Veramente una delle mie serate più belle in assoluto! Non so come descrivere le sensazioni che abbiamo provato, probabilmente abbiamo vissuto un flusso di piccoli eventi senza badare troppo al loro significato, ed è stato probabilmente questo il segreto!
Domani cucinerò la pasta per questa ragazza tedesca che ora vive in Svizzera, dopodomani chissà dove sarò, magari ad ascoltare musica popolare greca a Hora, la cittadina antica di Alonissos, o a mangiare calamari da qualche parte.
E chissà cosa studierò, ogni giorno mi stupisco del mio cervello, che immagazzina così tante informazioni ed incredibilmente le riesce anche ad usare… E’ una grande fatica essere qui, racconto solo gli aspetti legati all’esperienza e invece ogni giorno che dovrebbe essere per me di vacanza sono in quell’aula, ma sono lì per la mia più grande passione, e ne vale decisamente la pena.





Gerakas

25 06 2013

Gerakas non è solo un luogo. E’ una strada e una persona.

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Per arrivare 25 chilometri di strada, di un asfalto rude, talvolta coperto da sassi, ghiaia, terra rossa, che si stringe, poco spesso si allarga, che dà spazio a uno strapiombo continuo soprattutto all’andata, percorrendo questa via verso nord. Trovarsi con il precipizio a destra -soprattutto in motorino, e soprattutto con un motorino da noleggio- non è mai una bella opzione, ed è meglio non pensare a cosa può succedere se si trova la ghiaia sbagliata, ma io non ci sono riuscita, c’ho pensato e ho avuto paura. Per la prima volta da quando sono ad Alonissos, isola splendida delle sporadi greche. E poi ho sempre raddrizzato il mio sguardo verso il futuro e mi sono detta “stai concentrata, andrà tutto bene”. Due volte mi sono fermata, per scrutare l’orizzonte, fotografare e permettere al mio cervello di abbandonare la concentrazione. Poi sono ripartita, ed è andato tutto bene.

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Salendo verso nord (Gerakas è la punta a nord dell’isola), gli ultimi 15 chilometri di strada sono nel completo nulla, o meglio nel tutto. Non una casa, una costruzione, ogni tanto qualche camion di qualche cantiere abbandonato. Tutto immobile fuorché il vento che tutto muove. La terra per la prima volta si fa più brulla -la straordinarietà di quest’isola è che è tutta collinare e ricoperta di pini, perciò si è in un paesaggio montano fino a quando si prendono le stradine che scendono verso il mare, e vicino al mare dai pini montani si passa ai pini mediterranei-, gli uliveti, già cospicui in tutta Alonissos, qui marcano maggiormente la loro presenza, ci sono ulivi ovunque, davanti, dietro, di fianco, le olive non sono ancora mature.

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E poi, dopo tanto nulla, si arriva.

Una risata m’ha preso, incredibile aver fatto tutta quella strada per una conca d’acqua contenuta fra le anche di due colline, paesaggio quasi marziano, non tanto per i colori quanto per l’assurdità. Ci sono un po’ di barchette nel mare, non si sa bene di chi, qualche sdraio in plastica senza ombrelloni, e un caldo cocente ma benevolo, sono le tre del pomeriggio.

Gerakas è anche una persona, un uomo a cui colpevolmente ho mancato di chiedere il nome. Sulla settantina credo, magro, secco ma vivido e vivo, vive in una fattoria malandata, una casoccia più che altro, né catapecchia né casa, pesca “con la barca rossa che ho al di là degli scogli” qualche pesce, ha qualche gallina, non ho capito come ma produce formaggio, coltiva qualche verdura. E ha allestito un chioschetto con due tavolini sopra cui alberga un po’ d’ombra in cui prepara da mangiare per gli avventurieri: il pesce pescato alla mattina, un’insalata, un souvlaki, qualcosa del genere.

E lui sta bene lì, gli ho chiesto con effimera ed inutile curiosità “ma d’inverno? Qui non c’è nessuno…” “Yes yes but it’s good, I’m fine here, there’s all, and there’s no cold, the temperatures are from 8 to 13 degrees… It’s good!” e poi a scansare la conversazione, per tornare al suo. Mondo, chiosco, pesce, al suo.

Per qualche minuto siamo stati solo noi due lì, unici custodi di quella realtà istantanea.

La cosa eccezionale è che questo non è solo un uomo, è uomo “lì”, accoppiato con l’ambiente in cui vive in una sinergia di intenti tanto semplice quanto incredibile. Quel luogo, quell’uomo e quella strada sono lì, e anch’io ci sono stata.

E così, la ripartenza, verso una spiaggia più confortevole per lo studio, e il ritorno.

Non un’emozione m’è rimasta, solo vita.





Come imparare una nuova lingua (il tedesco) da zero: il decalogo

20 06 2013

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Ok, sono ormai 15 giorni che mi cimento con l’apprendimento di una nuova lingua da zero. Completamente da zero. Ancora devo conoscere qualcuno che sapesse meno tedesco di me (le mie basi? Danke, bitte, Guten Morgen, e il ritornello dell’inno alla gioia ma senza conoscerne il significato. Ah, e le frasi sui treni, adoro leggere le cose nelle altre lingue anche se non le conosco). Mi sento pronta -quasi quanto una veterana!- per offrire qualche consiglio, dato che il mio scopo è imparare in fretta! Bene, e in fretta. Per ottenere il dannato certificato B2. Perciò ovviamente sono consigli in merito a quello che sto facendo io ritenendolo utile! Più che altro è un racconto dei primi 15 giorni di questa nuova avventura!

1) Divertitevi! Questa è la prima cosa. Divertitevi a ripetere le parole, a leggere cose di cui ignorate il significato, a pronunciare quei suoni, a guardare le figure come se foste dei bambini! Si è dei bambini quando si impara una lingua da zero, bisogna imparare ogni parola, ogni cosa. Imparate fino a quando avete la percezione di divertirvi, fino a quando siete tranquilli. Se ad un certo punto vi agitate, vi stufate, vi sembra tutto troppo pesante, smettete. Ci sarà tempo più tardi e sarà tempo meglio sfruttato!

2) Prendete lezioni private! Se volete che il vostro apprendimento sia efficiente fate lezioni 1:1, possibilmente con un insegnante madrelingua, o meglio ancora bilingue, e meglio se esperto nell’insegnamento. Lui vi saprà consigliare i supporti da utilizzare, vi guiderà e soprattutto vi insegnerà le cose che sui libri non sono scritte o ben specificate.

3) I supporti: variateli! Il mio insegnante mi ha consigliato un libro di testo generale, uno di grammatica, un vocabolario illustrato (da bambini, appunto), e un libro con dei cd in cui ci sono solo dialoghi da ripetere. In più io mi ero iscritta (e sto continuando) su busuu, e forse mi farò anche mochalive, vedremo. L’importante è sapere quali sono i 2-3 testi di riferimento, e usare gli altri come corollari. E’ importante ampliare, bisogna evitare di disperdersi.

4) Pazienza! Serve tanta pazienza! Soprattutto se avrete più supporti didattici vi sembrerà di andare come delle formichine, farete 3 pagine da una parte, 2 dialoghi dall’altra, e così via. Ma in questo modo avrete un panorama più ampio della lingua, ogni libro vi fornirà una sfumatura diversa, e apprenderete dall’esperienza (si fa per dire) e non solo dalla grammatica ad esempio i pronomi personali, possessivi e altri “particolari”. Vi sembrerà molto più familiare il tutto!

3) Ripetere, ripetere, ripetere! Non so quanto si possa essere portati per le lingue, io lo sono nella media credo (forse un pò sotto), quindi per imparare una parola devo ripeterla un pò di volte! Decidete voi ogni quanto ripetere, se siete dei kamikaze ripetetela pure 20 volte di fila, se no ve la annotate e ogni tanto la ripetete/rileggete.

4) Quadernino! Segnatevi su un quadernino le cose che non vi ricordate, le frasi, alcuni particolari, in modo che sia un punto di riferimento “riassuntivo” ma non troppo metodico, e che possa esservi utile in qualsiasi momento, basta tenerlo in borsa!

5) Fate ogni cosa che vi serve per imparare: dovete ripetere stando in piedi? Fatelo. Sentite che dovete allenare la pronuncia guardandovi allo specchio? Fatelo. Volete ripetere i numeri mentre lanciate la pallina al cane? Fatelo, anche se probabilmente vi guarderà storto.

6) Grammatica: ecco. Avete presente il punto 2? Moltiplicate la pazienza che pensavate di aver utilizzato a sufficienza per un fattore x imprecisato e tendente all’infinito! Ci sono 6200 regole per ogni unità, di cui alcune completamente scoraggianti. Ad esempio, se dopo aver cercato di memorizzare 8 regole per comporre il participio passato dei verbi deboli, forti, misti, separabili, che finiscono con le varie opzioni (es t, d, n, m o ss, tz, ecc…) compare a tradimento la frase: “non esiste regola per determinare se un verbo è debole, misto o forte e pertanto il participio passato dei verbi va imparato a memoria” non vi scoraggiate, almeno saprete che è necessario impararli a memoria. Questo implica il fatto che ci si può dimenticare parte delle 8 regole suddette! Aggiungo un’altra cosa in merito. Il libro che ho io (grammatikdirekt) è fatto assolutamente da dei bastardi, si si questo posso dirlo, che nella prima pagina del libro negli esercizi mettono l’eccezione dell’eccezione di cui neanche loro parlano. Resistete! Per fare ogni esercizio impiegherete circa mezz’ora, ma è normale non vi preoccupate. Ricordate la pazienza! Io poi sempre per divertirmi la prendo un pò come una sfida…

7) Programmazione: stabilite i vostri obiettivi e il tempo per raggiungerli. Ovviamente servono centinaia di ore per imparare una lingua. Decidete voi in quanto tempo distribuirle, l’importante è la costanza. La velocità con cui si impara una lingua è direttamente proporzionale alla necessità di impararla.

8) Cercate di comporre frasi semplici nella nuova lingua! Ad esempio se vi viene in mente “ho fame, vado a comprare le zucchine” oppure “ho freddo, ci sono 15 gradi” provate a pensarla in tedesco, e a vedere quali “pezzi” vi mancano per comporre la frase nel modo corretto. Ah, in tedesco l’ordine della frase cambia in 200 modi, ma questo ancora non l’ho imparato! 😀

9) Rompete le balle ai vostri amici/parenti! Mandate baci in tedesco, salutate in tedesco… Avete un amico che ha fatto alle medie tedesco? Impezzatelo per scambiare due parole! Avete un amico che ha fatto l’erasmus in Germania? Mandategli una mail in tedesco! Avete un conoscente di un lontano parente di un vostro amico in Germania? Contattatelo su skype! Tanto non vedrete la sua faccia contrita… Insomma trovate contatti e cercare di dialogare il più possibile in tedesco! Il vostro cervello sarà così convinto che quelle ore passate a fare quegli esercizi di grammatica saranno servite a qualcosa!

10) Fate un viaggio studio in Germania! Io mi sto organizzando, esistono dei corsi intensivi per adulti con varie tipologie di sistemazioni, ovviamente là si impara molto più in fretta perchè ci si confronta con la vita semplice e reale (le indicazioni stradali, le ordinazioni al bar, i musei…), si sentono tutto il giorno quei suoni… Entrare nella musicalità della lingua è fondamentale, forse la cosa più importante per imparare bene e in fretta! Prosodia è la parola chiave.

Ecco, io così sto facendo, spero di ottenere risultati in tempi celeri! Finora mi sto divertendo!





Fuga per la vittoria

13 06 2013

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Ok non posso più tergiversare. Simona mi ha convinta, scrivo di nuovo.

Scrivo perchè parto. Parto perchè non ne posso più, ho bisogno di avere almeno la speranza di avere un futuro, parto per avere una formazione medica migliore, per imparare di più e meglio, parto perchè ho svariati progetti di ricerca e sperimentazione già quasi pronti per partire ma qui mi hanno sempre chiuso la porta in faccia -anche se ho offerto il mio lavoro gratis-. La percezione, o meglio la certezza, di sbattere ogni volta contro un muro, rimbalzando cercando di imitare “Ercolino sempre in piedi”, ovvero cercando di non cadere e ritrovare il proprio baricentro. Purtroppo ho capito definitivamente che qui le alternative più facili per andare avanti sono 3:

a) Essere figlio di, parente di, raccomandato da

b) Essere già Professori e/o con una carica pubblica riconosciuta

c) Essere amici di. Il di include persone influenti e/o i viscidoni con 200 mila contatti grazie a cui si riesce ad entrare in gruppi di “amici”.

Qui funziona tutto a cerchie, dal baronato in giù. Anche il più sfigato dei ricercatori, con lo studio impolverato e ingiallito, un computer venuto giusto dopo il commodor 64, ha il suo gruppo. O stai dentro o stai fuori. Se sei fuori, se non hai una borsa di studio, se non sei già ricercatore ufficiale, se non sei già prof col cavolo che puoi fare qualcosa! Qui tutto ha bisogno di carte, di certificati, di titoli che servono solo per essere appesi ai muri dato che vengono ottenuti dopo una formazione che è fra le ultime in Europa come qualità.

Non ci sono chances, e non ho intenzione di fare alcuna fatica per rientrare nel gruppo b o gruppo c! (Il gruppo a l’abbiamo già scartato a priori essendo figlia ovviamente dei miei genitori, i quali però non hanno ruoli tali da poter raccomandare e in ogni caso non lo farebbero mai).

Quindi parto! Direzione Germania! Il bello è che sento che è assolutamente il posto in cui devo andare, ma le mie basi di tedesco sono: danke, bitte, guten tag, keine gegenstaende aus der fenster werfen (non gettare oggetti dal finestrino, la so perchè quando ci sono frasi scritte in più lingue mi diverto a leggerle in tutte le lingue! E questa c’è sui treni). Perciò mi sono attrezzata: lezioni private 1:1 per migliorare l’efficienza, libro di testo, libro di grammatica, libro con audio, dialoghi e supertavola riassuntiva della grammatica, vocabolario illustrato. Tanto studio e tanta pazienza! Credo di aver già ripetuto 12 volte gli articoli, i verbi al presente e gli ausiliari, per non parlare di tutti i dialoghi possibili che iniziano da “come stai?” o “da dove vieni?”. Ora procedo col resto. E’ strano pensare che ogni parola per dire ogni cosa la devo imparare da zero, ma così funziona e così mi serve per partire.

Quando leggevo sui giornali di persone che dicevano “non ne posso più per questo e quest’altro motivo” e quindi parto “con questa e quest’altra motivazione” mi chiedevo se era veramente così, ed è così. Sono arrivata a un limite, a un punto di non ritorno, per cui non sopporto più niente delle cose che non funzionano di qua, e voglio partire con la speranza (dalle informazioni dirette che ho direi la certezza) di trovare di meglio. Ogni volta che c’è un disservizio, o qualcosa che non funziona, o che leggo i giornali la prima cosa che penso è “faccio proprio bene a voler andare via” e la seconda è una sensazione di distacco, come se queste schifezze non mi appartenessero più. Io sono già distaccata, sono già da un’altra parte, non posso più far sì che i problemi di questo stato diventino miei problemi.

E per fortuna che non ho la tv! Ah, a tal proposito, spegnete la tv. Io la campagna per spegnere la tv l’ho già fatta. Vi accorgerete di essere più liberi, con taaanto tempo in più per dedicarvi alle cose che vi piacciono o anche per oziare con gioia, e molta meno bile da smaltire. (Written by colecisti e coledoco che ci tengono al copyright).

Credo che una volta si parlava di fuga di cervelli, ora è più corretto parlare di fuga di persone, perchè qui non si fugge solo perchè non consentono di utilizzare il cervello, ma perchè questo paese non offre prospettive di nessun genere e tipo. Ho iniziato ad appassionarmi di politica a 12 anni e in questi 15 anni nulla è cambiato, anzi direi che le cose sono peggiorate sotto ogni punto di vista. La crisi è ovviamente reale ma è una scusa che utilizzano per giustificare ogni nefandezza, ogni abuso di potere, ogni riduzione dei diritti dell’individuo.

Noi giovani o abbiamo famiglie in grado di comprare una casa, garantire per un mutuo, aiutare per tenere i nipotini, oppure non c’è alcuna possibilità per chi è fuori casa e si paga l’affitto| di costruirsi un futuro stabile.

Infatti, siccome ormai il degrado socio/politico/economico colpisce anche i medici e in generale i lavoratori del servizio sanitario, gli scenari possibili per me finita la specialità sono:

1) imbucarmi in un dottorato dove mi pagano 1000 euro al mese senza comunque la possibilità di proporre alcun progetto. Della serie parcheggio fila A posto 4 settore viola.

2) cercare contrattini schifosi, senza diritti e di 6 mesi in 6 mesi presso case di cura private

3) cercare di lavorare in un ospedale di provincia lontano da ogni cosa sempre con “borse di studio” o da libero-professionista, pur avendo tutti gli oneri di un dipendente.

Ci sono altre opzioni, ma il concetto è che finirò l’iter formativo a 30 anni dopo aver fatto ogni passaggio in pari e rispettando i tempi e dovrò ricominciare da capo, con una stabilità che potrà arrivare forse e dico forse a 40 anni! Ma che poi, a me la stabilità non servirebbe neanche niente, io vorrei costruire la mia vita sulla base di progetti, per cui ad esempio per 3 anni mi dedico a un progetto, per 2 a un altro, per 5 a un altro ancora. Figuriamoci se qui è possibile! Quindi la stabilità è l’unica sana alternativa a questo sistema che mi corrisponderebbe totalmente.

Ah, quarta opzione: partecipare a concorsi probabilmente truccati (che comunque adesso sono bloccati) tanto per partecipare. Pagare marche da bollo, mille cose burocratiche compresa la dichiarazione della fedina penale pulita, che un medico deve giustamente avere ma un politico no, studiare cose inutili per l’ennesima volta, scrivere fiumi di parole nella speranza di un posto che difficilmente arriverà!

Quindi imparare da zero una lingua mi sembra operazione più facile di ognuna di queste quattro possibilità! Sento che là potrò trovare la tranquillità donata dalla realizzazione professionale, e questo è il più grande regalo che posso farmi.

Ecco, non sapevo se scrivere perchè il progetto è ancora in fase di costruzione, appena iniziato, è tutto da vedere, da imparare e da scoprire, ci sono tanti rischi. Ma andrà tutto bene! Ogni tanto me lo ripeto stile mantra. Scrivo per condividere questa scelta di vita, e anche perchè forse può essere utile per qualcuno conoscere il processo e i passaggi prima di partire, perchè tutti raccontano cosa avviene nel paese in cui si arriva, difficilmente si legge cosa succede prima.

Quello che è certo è non parto per la disperazione, parto proprio perchè ho la speranza che le cose possano cambiare.

Vi aggiornerò!





Logica e illogica, assoluto e relativo

29 03 2011

 

Qualche giorno fa mi è emerso un ricordo dei primi anni di catechismo, credo che fossi in terza elementare. La scena che si è svolta fu la seguente: abbiamo letto un passo del libro del catechismo in cui Dio (o Gesù? Boh) esortava a impugnare le spade per combattere i miscredenti, mentre qualche settimana prima avevamo letto sempre dallo stesso libro che Dio perdonava tutto e tutti. Siccome in quell’occasione c’era il prete (evento speciale, dato che di solito erano presenti solo le catechiste, una per classe) gli ho posto la seguente domanda: “perchè se Dio perdona tutti poi ordina di prendere le spade?” e poi ne avevo approfittato per chiedere come mai Dio amasse più di ogni altra cosa suo figlio uomo e però ogni tanto chiedeva ai padri veri di sacrificare qualche figlio.

Il sacerdote mi aveva risposto in maniera quantomeno vaga, ma a me non interessava più di tanto perchè quello che per me aveva reale importanza era interrompere il discorso totalmente inutile che stava facendo. Del resto andavo a catechismo perchè poi potevamo usufruire di un oratorio enorme, pieno di ogni tipo di gioco divertente, dal ping pong al bigliardino al campetto. (Questa cosa era così evidente che per ben due anni le catechiste per santa Lucia mi hanno regalato il carbone, sempre per assumere il perdono come elemento cardine della vita secondo Dio)

In pratica quello che io chiedevo era il motivo della contraddizione divina, e i criteri attuati per il processo di identificazione di Dio. Se Dio è tutto e il contrario di tutto ed è sempre nel giusto, perchè noi siamo a sua immagine e somiglianza ma siamo condannati all’erroneità? Perchè alcuni possono dire che per loro l’obbedienza assoluta è la caratteristica più fondamentale di Dio, e perchè alcuni altri pensano così della conoscenza, e perchè altri ancora ritengono il perdono l’aspetto più importante dell’immagine di Dio?

Gli chiedevo altresì il rapporto tra l’imbuto formato dalla relatività provvisoria umana che doveva interpretare l’assoluto divino, e l’assoluto divino nella sua identità.

Nel tempo ho trovato la risposta ad entrambe le domande, ma oggi ho trovato un modo logico di rispondere alla prima domanda “Qual è il rapporto tra le caratteristiche che l’uomo ritiene giuste, e ritiene più degne di essere assunte nel rispetto dell’identità di Dio, e l’identità di Dio?” Questo è il seguente.

Premessa A: L’uomo contiene tutte le caratteristiche dell’individuo inteso in questa trattazione

Premessa B: Dio è tutto e il contrario di tutto

Premessa C: L’uomo è a immagine e somiglianza dei Dio

Conclusione D: Ogni caratteristica assumibile dall’individuo è propria di Dio

Conclusione E: All’uomo inteso come individuo piacciono le caratteristiche di Dio che gli corrispondono.

Queste proposizioni hanno il seguente schema:

 

Si può asserire che:

1) Domande anche solo lievemente differenti decretano la logicità o meno della risposta.

2) Lo stesso problema posto con due livelli linguistici differenti si suddivide in due sottoproblemi, ognuno appartenente alla sfera semantica corrispondente al livello linguistico utilizzato.

3) Ciò che unisce le due sfere semantiche è l’esperienza e la capacità di trarre conclusioni da essa

4) La capacità di trarre conclusioni a partire dall’esperienza dipende dal livello linguistico utilizzato (questo alla luce del secondo e soprattutto del terzo paragrafo è un paradosso).

5) Ogni uomo inteso come individuo si serve del linguaggio per spiegare il suo mondo

6) Questo strumento comune a ogni individuo in quanto uomo ri-unifica il problema precedentemente sdoppiato. (Questa è la risoluzione del paradosso)

7) La mia prima domanda è in realtà contenuta nella seconda. C’è una conclusione F comune ad entrambe le domande.

8. La risposta alla seconda domanda (ovvero dell’essenza stessa della religione intesa come attività umana e del rapporto linguistico tra uomo, religione e Dio) nella prossima puntata!





Ciao!

27 07 2010

Non so quanto tempo è che non scrivo. O meglio, che non scrivo sul blog.

Nel frattempo ho scritto la tesi, qualche articolo, qualche biglietto d’auguri, i cartelloni per gli amici laureati.

Non ho più tempo per scrivere sul blog, non ho più voglia di commentare e di spettegolare su quel che sta succedendo. Qualche anno fa ero convinta che con l’impegno sociale si potesse cambiare qualcosa, per cui mi ero data da fare come potevo, mi informavo su qualsiasi cosa d’attualità, aderivo alle iniziative varie, partecipavo.

Adesso ho capito che è tutta una perdita di risorse ed energie, che comunque siamo in balia dei soliti ignoti inutili che diventano noti solo quando sono indagati per qualcosa, sui capi d’imputazione c’è l’imbarazzo della scelta. Posso fare quel che voglio, ma il mondo ha una sua stabilità da mantenere, e un baricentro che non dipende certo da me. Paradossalmente mi sono accorta che con una vita politicamente attiva disperdevo forze, energie ed efficacia, per cui per me era diventato oltre che inutile anche dannoso.

Il modo che ho io per aiutare gli altri è quello di fare il medico, perciò non posso farmi distrarre da un branco di puttanieri, non posso cercare di cambiare la politica perchè tanto non cambia. Posso cercare di usare il mio tempo per imparare sempre concetti nuovi, per migliorare la consapevolezza di quelli che ho già, per essere un bravo medico. Così posso aiutare gli altri. Se mi informo, se partecipo alle iniziative, chi aiuto? I giornalisti, se va bene. Nessuno, se va male.

Non riesco più a scrivere qui perchè non ho più tempo, non ho voglia di usare le dita per commentare nefandezze, non riesco più a ridere della nostra situazione. L’unico modo per mantenere il distacco da questa tragica coincidenza di eventi negativi è non guardare la tv, non comprare i prodotti che vanno in voga con la pubblicità (tipo tutte quelle schifezze culinarie col packaging sempre nuovo), ma comprare semplicemente in base a quel che mi serve o alle voglie che ho sul momento. Non ho mai comprato un gran soleil o un dentifricio scintillante all’arancia perchè non ne sento il bisogno, non prenderò certo il decoder per il digitale terrestre, promosso da Berlusconi per facilitare l’azienda del fratello, sottraendo soldi dai contributi per le pensioni.

Da palesemente ottimista adesso sono diventata cautamente ottimista. E sono ottimista perchè penso che in ogni caso, qualunque sarà l’evoluzione degli eventi politici, io troverò la mia strada e potrò essere felice. Se tutti pensassimo solo alla nostra felicità non consentiremmo di farci trattare in questo modo indecoroso.

In pratica, questo naturalmente non è un addio, è un arrivederci. Quando ci saranno cose migliori da scrivere, quando avrò tempo, quando avrò voglia, quando per me tornerà un piacere tornerò qui!

A voi buona vita intanto, non prendetevi carico delle schifezze, perchè non potete farle scomparire e vi sporcherete inutilmente, state felici!