Le nuove frontiere della prevenzione

3 02 2009

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2 miliardi di persone sono affette da TBC. (fonte)

La tubercolosi, quella vecchia desueta malattia che non va più di moda. Meglio cose fashion come la “sindrome della stanchezza cronica” o anche la “sindrome delle gambe senza riposo”. Andeteglielo a dire a Gattuso.

2 miliardi di persone affette da TBC, quasi un terzo della popolazione mondiale. La prevalenza tra gli adulti in alcuni paesi è addirittura dell’80%, il problema riguarda soprattutto l’Asia (in particolare la zona centrale e del sud), l’Africa subsahariana, alcuni paesi del sudamerica. Una persona con TBC “attiva” può infettare all’anno 10-15 persone, soprattutto tramite goccioline di espettorato. I più a rischio sono persone a stretto contatto con i malati di TBC, gli abitanti di una comunità chiusa, gli immigrati provenienti da paesi con alta prevalenza di malattia. Si stima che un immigrato che arriva in un paese europeo abbia da 3 a 6 volte più probabilità di essere contagiato rispetto a un individuo non immigrato.

Perfetto. E noi cosa facciamo con gli immigrati che arrivano da zone endemiche? Li chiudiamo nei CPT, cioè comunità chiuse, magari in condizioni igienico-sanitarie pessime, tanto per mettere alla prova il loro sistema immunitario, poi magari li si lascia nelle mani dei caporali, tanto per non migliorare la situazione. La loro salute non importa, tanto “meglio che se ne stessero a casa loro“, perchè spendere soldi per garantire loro una buona salute?

E’ strano, ma sistema sanitario nazionale per la salute della popolazione conta solo per il 20%. Perchè? Perchè l’altro 80% è occupato dalla situazione socio-economica dell’individuo, dal contesto culturale in cui è posto, dalla sua “classe sociale”, dal luogo in cui vive, dallo stato e dalle condizioni dell’ambiente, da fattori genetici. Pensate che a parità di reddito chi vive in quartiere poco “agiato” avrà meno garanzie sanitarie e sarà meno in salute di uno che vive in un quartiere migliore.

Un immigrato in condizioni non solo di povertà, ma anche con la paura di esporsi per essere rimandato a casa (in quanto clandestino) si rivolgerà più difficilmente a una struttura sanitaria. Se per giunta si fa di tutto perchè stia nell’angoletto impaurito, cornuto e mazziato, la sua salute non solo non sarà garantita, non sarà neanche minimamente cercata.

E invece la sua salute è anche la nostra salute. Un immigrato che è affetto da TBC ci riguarda. La terapia per la TBC è lunga e pesante per l’organismo, bisogna assumere quattro antimicobatterici per quattro mesi; per i due mesi successivi bisogna continuare con due di questi medicinali. E’ importante essere costanti con la terapia, per cui ci sono degli ambulatori e dei day-hospital appositi per controllare che venga eseguita e per monitorare le condizioni cliniche. Per lo stato quindi è molto costoso, e più persone sono affette più i costi aumentano, ovviamente. Per giunta si sta anche sviluppando resistenza nei contronti di alcuni di questi farmaci, quindi è meglio sbrigarsi. Perchè concedere questo vantaggio alla malattia?

Quindi noi non dovremmo fregarcene dell’immigrato che arriva in condizioni disperate, dovremmo subito verificare che non abbia la TBC, curargliela subito, in modo che non contagi altre persone a stretto contatto. E in modo che non ci contagiamo tra di noi. Anche la salute dev’essere globalizzata, perchè si lascia questo vantaggio alla malattia?

Perchè le ideologie idiote non consentono di vedere oltre cercando di garantire almeno la salute? Forse perchè se no non sarebbero idiote.

Negli Stati Uniti, paese tanto contestato per il suo sistema sanitario, gli affetti da TBC vengono PAGATI perchè si sottopongano ai controlli periodici, in modo da tener sotto controllo l’infezione. Questo anche per dire che le catalogazioni non sono mai efficaci del tutto. C’è sempre qualcosa di positivo che non conosciamo anche in un sistema che reputiamo orribile, di cui parliamo anche fin troppo senza conoscerlo da vicino.

(purtroppo la fonte in internet sugli Stati Uniti è introvabile)