Logica e illogica, assoluto e relativo

29 03 2011

 

Qualche giorno fa mi è emerso un ricordo dei primi anni di catechismo, credo che fossi in terza elementare. La scena che si è svolta fu la seguente: abbiamo letto un passo del libro del catechismo in cui Dio (o Gesù? Boh) esortava a impugnare le spade per combattere i miscredenti, mentre qualche settimana prima avevamo letto sempre dallo stesso libro che Dio perdonava tutto e tutti. Siccome in quell’occasione c’era il prete (evento speciale, dato che di solito erano presenti solo le catechiste, una per classe) gli ho posto la seguente domanda: “perchè se Dio perdona tutti poi ordina di prendere le spade?” e poi ne avevo approfittato per chiedere come mai Dio amasse più di ogni altra cosa suo figlio uomo e però ogni tanto chiedeva ai padri veri di sacrificare qualche figlio.

Il sacerdote mi aveva risposto in maniera quantomeno vaga, ma a me non interessava più di tanto perchè quello che per me aveva reale importanza era interrompere il discorso totalmente inutile che stava facendo. Del resto andavo a catechismo perchè poi potevamo usufruire di un oratorio enorme, pieno di ogni tipo di gioco divertente, dal ping pong al bigliardino al campetto. (Questa cosa era così evidente che per ben due anni le catechiste per santa Lucia mi hanno regalato il carbone, sempre per assumere il perdono come elemento cardine della vita secondo Dio)

In pratica quello che io chiedevo era il motivo della contraddizione divina, e i criteri attuati per il processo di identificazione di Dio. Se Dio è tutto e il contrario di tutto ed è sempre nel giusto, perchè noi siamo a sua immagine e somiglianza ma siamo condannati all’erroneità? Perchè alcuni possono dire che per loro l’obbedienza assoluta è la caratteristica più fondamentale di Dio, e perchè alcuni altri pensano così della conoscenza, e perchè altri ancora ritengono il perdono l’aspetto più importante dell’immagine di Dio?

Gli chiedevo altresì il rapporto tra l’imbuto formato dalla relatività provvisoria umana che doveva interpretare l’assoluto divino, e l’assoluto divino nella sua identità.

Nel tempo ho trovato la risposta ad entrambe le domande, ma oggi ho trovato un modo logico di rispondere alla prima domanda “Qual è il rapporto tra le caratteristiche che l’uomo ritiene giuste, e ritiene più degne di essere assunte nel rispetto dell’identità di Dio, e l’identità di Dio?” Questo è il seguente.

Premessa A: L’uomo contiene tutte le caratteristiche dell’individuo inteso in questa trattazione

Premessa B: Dio è tutto e il contrario di tutto

Premessa C: L’uomo è a immagine e somiglianza dei Dio

Conclusione D: Ogni caratteristica assumibile dall’individuo è propria di Dio

Conclusione E: All’uomo inteso come individuo piacciono le caratteristiche di Dio che gli corrispondono.

Queste proposizioni hanno il seguente schema:

 

Si può asserire che:

1) Domande anche solo lievemente differenti decretano la logicità o meno della risposta.

2) Lo stesso problema posto con due livelli linguistici differenti si suddivide in due sottoproblemi, ognuno appartenente alla sfera semantica corrispondente al livello linguistico utilizzato.

3) Ciò che unisce le due sfere semantiche è l’esperienza e la capacità di trarre conclusioni da essa

4) La capacità di trarre conclusioni a partire dall’esperienza dipende dal livello linguistico utilizzato (questo alla luce del secondo e soprattutto del terzo paragrafo è un paradosso).

5) Ogni uomo inteso come individuo si serve del linguaggio per spiegare il suo mondo

6) Questo strumento comune a ogni individuo in quanto uomo ri-unifica il problema precedentemente sdoppiato. (Questa è la risoluzione del paradosso)

7) La mia prima domanda è in realtà contenuta nella seconda. C’è una conclusione F comune ad entrambe le domande.

8. La risposta alla seconda domanda (ovvero dell’essenza stessa della religione intesa come attività umana e del rapporto linguistico tra uomo, religione e Dio) nella prossima puntata!

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