La crudité de la rationalité

4 03 2015

Ok. Non volevo farlo ma lo farò. Sta per arrivare la mia personale super-cazzola sul vaccino del morbillo. Vi riporto solo dei dati. Ufficiali. Dell’OMS. Ne vedrete delle belle. Il problema è questo: io odio le ideologie. Odio a chi crede a tutto solo perchè l’ha trovato su siti improbabili e odio i medici e chi dovrebbe dare pareri tecnici che cita altri articoli di giornale che non contengono numeri ma solo una campagna mediatica. Detesto chi vede in bianco o in nero senza porsi delle domande. Odio che al posto di analisi razionale di fatti/dati (dopo domanda personale sul ruolo che si ha nel determinare quali dati raccogliere, come e come analizzarli) si manipoli o si venga manipolati come degli stupidi incapaci di pensiero razionale.

Non voglio entrare nel merito del discorso vaccinarsi-non vaccinarsi primo perchè io voglio fare un discorso razionale basato sul metodo e sui numeri duri e crudi e secondo perchè non sono direttamente interessata, non essendo né una pediatra né una madre. Voglio fare un discorso di metodo e non di merito. Mi sono ritrovata a dover rispondere a dei commenti con attacchi personali su un blog di un quotidiano nazionale dove un professore di biochimica (!) ha scritto la sua sul problema delle persone che non vaccinano i figli per il morbillo, ovviamente non citando un dato che uno, e giustificandosi scrivendo che per quello esistono le riviste specializzate. Poi come si faccia a “redimere” quelli che lui chiama creduloni costringendoli a credere a un’ideologia diversa, ma sempre senza citare un fatto che uno, non si sa. Quindi ho studiato, e sono andata a vedere il report della OMS (WHO), che analizza e confronta il periodo pre-2000 e poi il lasso di tempo tra il 2000 e il 2013. Ora i dati, tradotti per voi in italiano:

– nel 2013 ci sono stati nel mondo 147500 morti per morbillo (quindi non è un numero nullo e neanche così basso)
– nel 2013 l’84% dei bambini al mondo è stato vaccinato contro il morbillo, contro il 73% del 2000. (quindi il trend del numero dei vaccinati è in crescita, ignoranti tutti, e non in diminuzione)
– le morti per morbillo sono calate del 75% dal 2000 al 2013. Da questo deduciamo che siccome le vaccinazioni sono arrivate all’84%, non tutti i vaccinati sono sopravvissuti, essendo 84>75. E non di poco.
– il vaccino si stima che abbia ridotto la mortalità di 15.6 mln di bambini (dato stimato sulla base del fatto che prima del 1980 il morbillo causava 2,6 mln di morti all’anno).
– Il 15% dei bambini non risponde alla prima dose del vaccino.

Ovviamente vi linko anche l’articolo in modo che possiate verificare di persona. Quello che manca (e che sostengo andrebbe fatto, ma sono stata criticata come se la mia non fosse un’affermazione normale) è:
– valutazione del 2014 e in futuro del 2015 per capire veramente se questo trend si è modificato o se si è innescata una campagna mediatica.
– rivalutazione delle percentuali e incidenza di complicanze (e quali) perchè francamente l’aggiornamento al 1980 è un po’ troppo datato. Bisogna capire dove e come si muore ancora di morbillo, con le condizioni igieniche e sociali attuali. Voglio sapere se la mortalità è ancora dell’1 per mille, qual è la percentuale dell’encefalite e così via.
– studio sull’efficacia del vaccino e su eventuali effetti collaterali in uno studio prospettico che duri da adesso almeno 10 anni.
– studio che analizzi il fatto che il vaccino di fatto viene commercializzato come complesso, è molto inutile dal punto di vista scientifico che parliamo di vaccino di morbillo quando viene somministrato anche con quello di parotite e rosolia.

Mi è stato citato un articolo da pubmed su un’importante rivista scientifica a supporto della tesi che i vaccinati sono calati e che questo sta causando il ritorno della malattia, peccato che nell’abstract non ci sia un numero che uno. E senza numeri mi dispiace, ma è ideologia. Per conto di chi non si sa, in ogni caso è fuffa. E, più mi addentro nella scienza e mi documento, più mi rendo conto che la razionalità risiede molto più nella filosofia che nella scienza moderna.





Fuga per la vittoria

13 06 2013

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Ok non posso più tergiversare. Simona mi ha convinta, scrivo di nuovo.

Scrivo perchè parto. Parto perchè non ne posso più, ho bisogno di avere almeno la speranza di avere un futuro, parto per avere una formazione medica migliore, per imparare di più e meglio, parto perchè ho svariati progetti di ricerca e sperimentazione già quasi pronti per partire ma qui mi hanno sempre chiuso la porta in faccia -anche se ho offerto il mio lavoro gratis-. La percezione, o meglio la certezza, di sbattere ogni volta contro un muro, rimbalzando cercando di imitare “Ercolino sempre in piedi”, ovvero cercando di non cadere e ritrovare il proprio baricentro. Purtroppo ho capito definitivamente che qui le alternative più facili per andare avanti sono 3:

a) Essere figlio di, parente di, raccomandato da

b) Essere già Professori e/o con una carica pubblica riconosciuta

c) Essere amici di. Il di include persone influenti e/o i viscidoni con 200 mila contatti grazie a cui si riesce ad entrare in gruppi di “amici”.

Qui funziona tutto a cerchie, dal baronato in giù. Anche il più sfigato dei ricercatori, con lo studio impolverato e ingiallito, un computer venuto giusto dopo il commodor 64, ha il suo gruppo. O stai dentro o stai fuori. Se sei fuori, se non hai una borsa di studio, se non sei già ricercatore ufficiale, se non sei già prof col cavolo che puoi fare qualcosa! Qui tutto ha bisogno di carte, di certificati, di titoli che servono solo per essere appesi ai muri dato che vengono ottenuti dopo una formazione che è fra le ultime in Europa come qualità.

Non ci sono chances, e non ho intenzione di fare alcuna fatica per rientrare nel gruppo b o gruppo c! (Il gruppo a l’abbiamo già scartato a priori essendo figlia ovviamente dei miei genitori, i quali però non hanno ruoli tali da poter raccomandare e in ogni caso non lo farebbero mai).

Quindi parto! Direzione Germania! Il bello è che sento che è assolutamente il posto in cui devo andare, ma le mie basi di tedesco sono: danke, bitte, guten tag, keine gegenstaende aus der fenster werfen (non gettare oggetti dal finestrino, la so perchè quando ci sono frasi scritte in più lingue mi diverto a leggerle in tutte le lingue! E questa c’è sui treni). Perciò mi sono attrezzata: lezioni private 1:1 per migliorare l’efficienza, libro di testo, libro di grammatica, libro con audio, dialoghi e supertavola riassuntiva della grammatica, vocabolario illustrato. Tanto studio e tanta pazienza! Credo di aver già ripetuto 12 volte gli articoli, i verbi al presente e gli ausiliari, per non parlare di tutti i dialoghi possibili che iniziano da “come stai?” o “da dove vieni?”. Ora procedo col resto. E’ strano pensare che ogni parola per dire ogni cosa la devo imparare da zero, ma così funziona e così mi serve per partire.

Quando leggevo sui giornali di persone che dicevano “non ne posso più per questo e quest’altro motivo” e quindi parto “con questa e quest’altra motivazione” mi chiedevo se era veramente così, ed è così. Sono arrivata a un limite, a un punto di non ritorno, per cui non sopporto più niente delle cose che non funzionano di qua, e voglio partire con la speranza (dalle informazioni dirette che ho direi la certezza) di trovare di meglio. Ogni volta che c’è un disservizio, o qualcosa che non funziona, o che leggo i giornali la prima cosa che penso è “faccio proprio bene a voler andare via” e la seconda è una sensazione di distacco, come se queste schifezze non mi appartenessero più. Io sono già distaccata, sono già da un’altra parte, non posso più far sì che i problemi di questo stato diventino miei problemi.

E per fortuna che non ho la tv! Ah, a tal proposito, spegnete la tv. Io la campagna per spegnere la tv l’ho già fatta. Vi accorgerete di essere più liberi, con taaanto tempo in più per dedicarvi alle cose che vi piacciono o anche per oziare con gioia, e molta meno bile da smaltire. (Written by colecisti e coledoco che ci tengono al copyright).

Credo che una volta si parlava di fuga di cervelli, ora è più corretto parlare di fuga di persone, perchè qui non si fugge solo perchè non consentono di utilizzare il cervello, ma perchè questo paese non offre prospettive di nessun genere e tipo. Ho iniziato ad appassionarmi di politica a 12 anni e in questi 15 anni nulla è cambiato, anzi direi che le cose sono peggiorate sotto ogni punto di vista. La crisi è ovviamente reale ma è una scusa che utilizzano per giustificare ogni nefandezza, ogni abuso di potere, ogni riduzione dei diritti dell’individuo.

Noi giovani o abbiamo famiglie in grado di comprare una casa, garantire per un mutuo, aiutare per tenere i nipotini, oppure non c’è alcuna possibilità per chi è fuori casa e si paga l’affitto| di costruirsi un futuro stabile.

Infatti, siccome ormai il degrado socio/politico/economico colpisce anche i medici e in generale i lavoratori del servizio sanitario, gli scenari possibili per me finita la specialità sono:

1) imbucarmi in un dottorato dove mi pagano 1000 euro al mese senza comunque la possibilità di proporre alcun progetto. Della serie parcheggio fila A posto 4 settore viola.

2) cercare contrattini schifosi, senza diritti e di 6 mesi in 6 mesi presso case di cura private

3) cercare di lavorare in un ospedale di provincia lontano da ogni cosa sempre con “borse di studio” o da libero-professionista, pur avendo tutti gli oneri di un dipendente.

Ci sono altre opzioni, ma il concetto è che finirò l’iter formativo a 30 anni dopo aver fatto ogni passaggio in pari e rispettando i tempi e dovrò ricominciare da capo, con una stabilità che potrà arrivare forse e dico forse a 40 anni! Ma che poi, a me la stabilità non servirebbe neanche niente, io vorrei costruire la mia vita sulla base di progetti, per cui ad esempio per 3 anni mi dedico a un progetto, per 2 a un altro, per 5 a un altro ancora. Figuriamoci se qui è possibile! Quindi la stabilità è l’unica sana alternativa a questo sistema che mi corrisponderebbe totalmente.

Ah, quarta opzione: partecipare a concorsi probabilmente truccati (che comunque adesso sono bloccati) tanto per partecipare. Pagare marche da bollo, mille cose burocratiche compresa la dichiarazione della fedina penale pulita, che un medico deve giustamente avere ma un politico no, studiare cose inutili per l’ennesima volta, scrivere fiumi di parole nella speranza di un posto che difficilmente arriverà!

Quindi imparare da zero una lingua mi sembra operazione più facile di ognuna di queste quattro possibilità! Sento che là potrò trovare la tranquillità donata dalla realizzazione professionale, e questo è il più grande regalo che posso farmi.

Ecco, non sapevo se scrivere perchè il progetto è ancora in fase di costruzione, appena iniziato, è tutto da vedere, da imparare e da scoprire, ci sono tanti rischi. Ma andrà tutto bene! Ogni tanto me lo ripeto stile mantra. Scrivo per condividere questa scelta di vita, e anche perchè forse può essere utile per qualcuno conoscere il processo e i passaggi prima di partire, perchè tutti raccontano cosa avviene nel paese in cui si arriva, difficilmente si legge cosa succede prima.

Quello che è certo è non parto per la disperazione, parto proprio perchè ho la speranza che le cose possano cambiare.

Vi aggiornerò!





Big Pharma, accuse di corruzione “Pagano tangenti anche in Italia”

6 10 2010

Big Pharma, accuse di corruzione "Pagano tangenti anche in Italia"

NEW YORK – Pagavano governanti, medici, agenti di commercio. Pagavano e forse continuano a pagare ancora per vedersi autorizzare un farmaco, riuscire a fare approvare una medicina, costringere a scegliere un prodotto invece di un altro. Le pratiche della malasanità, si sa, non sono confinate negli angusti confini d’Italia. Ma in Italia possono avere trovato terreno sicuramente fertile i boss di Big Pharma a cui adesso l’amministrazione degli Stati Uniti sta finalmente cominciando a presentare il conto.

Dalla Merck alla Bristol-Myers Squibb, dalla GlaxoSmithKline all’AstraZeneca i grandi nomi dell’industria farmaceutica per una volta ci sono tutti nell’inchiesta del Dipartimento di giustizia e della Sec, la Consob americana. Obiettivo: scoprire se e come le Quattro Sorelle dei farmaci ungevano i governi di mezzo mondo per inondare il mercato con i loro prodotti.

L’inchiesta è davvero globale. Tra i paesi sotto esame ci sarebbero Brasile, Cina, Germania, Polonia, Russia, perfino Arabia Saudita. E l’Italia, appunto. I contenuti del blitz rivelato dal “Wall Street Journal” non sono noti e al momento non è ancora chiaro a che livello nei vari paesi si sia spinta la corruzione. Ma l’indagine individua almeno quattro tipi di possibili violazioni. Mazzette ai medici dipendenti dal governo per spingerli a comprare farmaci. Pagamento agli agenti di commercio di “commissioni” da passare a medici dipendenti dai governi. Mazzette a cliniche e ospedali per spingere l’acquisto di farmaci particolari. Mazzette ai politici e alle commissioni sanitarie per far approvare l’uso dei farmaci.

L’indagine per ora non ha nessun aspetto penale ma gli investigatori non escludono di aprire nuovi fascicoli. Il governo si è mosso sulla base di una legge del 1977 che vieta alle compagnie quotate in Borsa negli Usa (ecco quindi l’intervento congiunto della Sec) di pagare funzionari degli altri paesi per fare business: è il cosiddetto Foreign Corrupt Pratices Act. Ma un’inchiesta potrebbe conseguentemente essere stata aperta anche nei paesi coinvolti in queste contrattazioni: e quindi anche in Italia.

Le compagnie sotto accusa hanno ricevuto una lettera del Dipartimento di Giustizia che chiede di giustificare i movimenti di denaro. Gli uomini di Big Pharma replicano che stanno già collaborando. Ma è fuori di dubbio che la mossa rientra nella battaglia con cui il governo di Barack Obama, già odiato dalle grandi compagnie per la riforma sanitaria che cancella decenni di privilegi e sprechi, ha promesso di fare pulizia di certe pratiche. Qualche tempo fa un’indagine simile ha portato alla luce i metodi di corruzione per la vendita in mezzo mondo di apparecchi medici. E nello sforzo di moralizzazione i funzionari Usa minacciano di passare alla denuncia degli stessi manager invece che delle sole aziende.

L’industria farmaceutica è particolarmente esposta ala tentazione delle mazzette internazionali, spiegano gli esperti, perché a differenza che negli Usa all’estero – come in Italia – i governi hanno molta più voce in capitolo nella regolazione dei farmaci. Il giro d’affari della corruzione, invece, non è ancora stato quantificato. Ma basta considerare che il business di Big Pharma all’estero è un terzo del suo totale: più di 103 miliardi di dollari.

Di ANGELO AQUARO – Repubblica.it





Incontri terrificanti del terzo tipo

26 10 2009

pomeriggio cinque

Scusate per la prolungata assenza, ho visto la data dell’ultimo post, non mi sembrava che fosse passato un mese… Sono sempre più impegnata, l’università mi sta prendendo più tempo del previsto, e in più francamente non vedo niente di nuovo nel panorama italiano da descrivere.

L’ultima nuova è lo scandalo di Marrazzo. Ho amici che stanno lottando da tempo contro l’usurpazione del loro territorio, cercando di evitare la costruzione di un inceneritore inutile anzi dannoso, e non hanno mai trovato tante persone pronte a muoversi per i loro stessi interessi. Adesso c’è pieno di indignati che lo contestano, come se prima non avesse mai fatto niente di male o di strano. Poi Bersani è stato eletto segretario del PD, per fortuna è finita quest’epoca di incertezza, stavo cominciando ad avere le unghie troppo corte per l’agitazione.

Ma vorrei parlare di un’altra cosa: siccome come ho detto la medicina mi sta assorbendo meglio di uno scottex ultra con il bagnato incallito, vorrei parlarvi della mia ultima esperienza paranormale: ho avuto un incontro ravvicinato del terzo tipo con pomeriggio cinque, il fantastico contenitore (anche il water è un contenitore in fondo) pomeridiano di canale 5.

Parlavano di miracoli. La storia che ho sentito (magari ce n’erano altre da scoprire, ma mi sono fermata a questa, mi è sembrata soddisfacente) riguarda una signora “miracolata” da Padre Pio.

Allora, lei è arrivata in ospedale (quando ciò è successo non ho fatto in tempo a scoprirlo, ma penso sia una cosa recente) con la parotide gonfia, dolore in quella sede e febbre. Diagnosi di cosa? Di meningite. Perfetto! Poi le hanno fatto una lastra al polmone, scoprendo un tumore. A quel punto come hanno agito? Hanno deciso di operarla! Ovviamente, chi non è mai stato operato di tumore con una meningite in corso???

Lei la notte prima era agitata, e ha cominciato a pregare con una statuetta di Padre Pio in mano. Si è addormentata supina con la statuetta in mano e si è svegliata nella stessa posizione, e la statuetta era vicino all’ultima costa destra (praticamente dove c’è il fegato). Il primario (che probabilmente aveva capito che c’era qualcosa che non andava) ha deciso di farle un’altra lastra (poi magari la signora ha detto lastra, ma era un altro esame diagnostico, questo non lo so) prima dell’operazione e…Miracolo!!! Il tumore era scomparso!!!!

La D’Urso estasiata e pseudocommossa le ha chiesto “che spiegazione le ha dato il primario?” e la signora “Eh, non mi ha saputo dare spiegazione!” Cecchi Paone, presente in veste di laicista rompiballe pronto ad alzare la voce per creare la rissa, ha detto “e che doveva dirle, che aveva sbagliato la diagnosi! Certo che non le ha detto niente, doveva dirle che non era un bravo primario!”. Poi la discussione immagino che sia proseguita, ma sono dovuta uscire abbandonando la tv.

Ecco come si crea un miracolo con niente, bastano una diagnosi sbagliata, o comunque un falso positivo che nella diangostica può capitare, l’idea di un intervento comunque impraticabile (anche se li la meningite non c’era, c’era semmai una parotite) e una statuetta di Padre Pio in mano! Siamo un popolo di medievali creduloni, francamente in questo caso non mi sembra che ci sia molto da analizzare, la cosa più stupefacente è che si tratta dello stesso cliché, sempre quello. E poi ci lamentiamo se la nostra coscienza civile non avanza di un passo, semmai regredisce.

Comunque quella di guardare questo fantastico Urla-show è stata un’esperienza molto istruttiva, meglio dello zoo! Ve lo consiglio ogni tanto, ma tenetevi a portata di mano un pò di metoclopramide, è “miracolosa” contro gli attacchi di vomito!





Big Pharma maiala

4 05 2009

maialesimpsons

Articolo della grande Lameduck. Quando un articolo è perfetto non si può far altro che copiarlo! 😉

Se, come abbiamo visto ieri, esistono epidemie che decimano popolazioni ma delle quali non si parla perchè non è conveniente per i potentati industriali, nucleari, chimici e militari, dobbiamo invece confrontarci periodicamente con epidemie, anzi pandemie, che suona ancor più sinistro, che servono al contrario a portare profitti nelle casse degli stessi potentati.

E’ il caso delle epidemie ricorrenti che improvvisamente riempiono le pagine dei giornali e telegiornali. E’ facile capire quando la propaganda si impossessa della notizia di cronaca. Se vi sono ambiguità e contraddittorietà nel messaggio, se si parla di vaccini, se l’inviata ci parla di rischio concreto ma, lei sola in mezzo alla folla, non indossa la mascherina e alla fine si nomina un farmaco miracoloso che potrebbe risolvere il problema, mostrandoci immagini di repertorio di una linea di produzione di capsule colorate dello stesso, possiamo essere quasi certi che si tratti di Big Pharma che batte cassa. I metodi sono terroristici ma milioni di dollari di profitti valgono bene un po’ di ansia in più nella popolazione, così oltretutto si vende dell’altro Tavor.

Riguardo all’ultima epidemia di influenza suina, il messaggio dice che potrebbe diventare pandemia ma la situazione è sotto controllo, è una nuova combinazione di virus aviari, suini ed umani, quindi potenzialmente micidiale come il famigerato virus della “Spagnola”, non c’è ancora il vaccino e probabilmente è troppo tardi per fabbricarlo, però abbiamo scorte imponenti di farmaci antivirali, ovvero gli inibitori della neuraminidasi. Conservano ancora il pudore di non chiamare l’antivirale con il suo nome, Tamiflu, ma è un cache-sex da Carnevale di Rio, esiguo. Presto cadrà anche quello.
La cosa incredibile è che non parlano di come è nato il focolaio di infezione, dello stato spaventoso in cui versano certi allevamenti messicani di suini, le cui carni finiscono negli insaccati dei gringos. Ciò che interessa è globalizzare la notizia, per globalizzare il profitto.

Ogni volta che si parla di influenza e relativa pandemia ricompare lo spettro della “Spagnola”, la più terribile del secolo scorso, che causò un minimo di 20 milioni di morti. Per nostra fortuna, pandemie di quel genere, provocate da una concatenazione di eventi straordinari, sono molto rare. Lo spettro di un evento traumatico che potrebbe ripetersi è però un fenomenale piede di porco propagandistico, in grado di scatenare ataviche paure risalenti ai secoli della Morte Nera, la Peste.

Per stimare il rischio concreto pandemico e distinguerlo dalla propaganda di Big Pharma è utile leggere i dati epidemiologici. Leggevo oggi un articolo della Stampa con la casistica delle ultime terribili malattie che, secondo i media, avrebbero dovuto dipingere scenari postapocalittici per l’umanità: encefalite spongiforme bovina (“mucca pazza”) 139 casi nel mondo, SARS 890, influenza aviaria 369 casi. Tutte definite, a suo tempo, pandemie.
Se pensiamo ai miliardi di esseri umani abitanti il pianeta Terra si tratta di cifre risibili, con tutto il rispetto per chi ci ha lasciato le penne, compresi i milioni di volatili sacrificati nel 2005 in occasione dell’ultimo spauracchio dell’aviaria.
I dati epidemiologici vanno sempre riportati all’entità della popolazione generale. In questi giorni stiamo parlando di poche decine di casi in città di decine di milioni di abitanti: Città del Messico e New York.

La combinazione di virus provenienti da vari animali di cui parla il terrorismo psicologico dei media, riesumando il mito della Chimera, offusca il fatto che normalmente certi tipi di virus come quelli influenzali di tipo A passano da un ospite appartenente ad una specie ad un’altra; in questo caso, dai volatili ai suini e poi all’uomo.
Il virus influenzale di tipo B è invece esclusivamente umano.
A volte un virus passa da una specie all’altra per colpa dell’intervento dell’uomo, con conseguenze che possono essere imprevedibili. Nei primi anni di produzione dei vaccini antipolio, alcune partite furono contaminate da virus animali SV-40 provenienti dai reni di scimmia nei quali venivano coltivati i ceppi vaccinali. Successivamente compare l’HIV che sembra una variante umana di quello stesso virus animale. In questi casi si può parlare di possibile ibridazione.

I virus sono tra le peggiori bestiacce che vivono sulla Terra. Sono parassiti che sfruttano il materiale genetico delle cellule ospiti per replicarsi, dopodiché la cellula parassitata muore. Di solito, i virus più adatti alla sopravvivenza sono quelli che non uccidono l’intero organismo ospite, come fa il devastante Ebola, ma quelli che lo risparmiano. Infatti, un virus troppo letale in breve tempo, assieme all’ospite, eliminerebbe anche se stesso. Il virus probabilmente più bastardo e tenace è quello che provoca il banalissimo raffreddore.

L’unico modo per combattere i virus è possedere la chiave d’accesso alla loro struttura, cosa che il nostro sistema immunitario è in grado di fare ogni volta che contraiamo una malattia. Il motivo per cui da piccoli, almeno una volta era così, ci facevamo tutta la sfilza di malattie virali: rosolia, morbillo, varicella ecc. era per programmare il sistema immunitario con gli anticorpi verso quelle malattie. Una volta contratte, infatti, non ci ammalavamo più.

Naturalmente ciò vale anche per l’influenza. Se almeno una volta nella vita ci siamo ammalati di quella vera, come la Hong Kong del 1968, potremmo notare che da allora non l’abbiamo più contratta.
I nostri ultranovantenni sono tutti sopravvissuti alla “Spagnola” e anche coloro che contrassero l’Asiatica del 1957 sembrano immuni ad ulteriori contagi.
Per questo, vaccinare i vecchi, ovverosia persone che hanno già un’immunità verso i virus influenzali più importanti dell’ultimo secolo ha poco senso. Per lo meno ha poco senso dal punto di vista immunitario.
La risposta di Big Pharma è pronta: ma questi sono virus mutanti. Sbagliato, tutti i virus mutano. Lo fanno per adattarsi al nuovo ospite e per sopravvivere alla selezione naturale.
L’immunità naturale è potente. Se il ceppo principale è antigeneticamente noto, anche i sottotipi e le varianti vengono riconosciute. Magari ci viene una febbricola e soffriamo per qualche ora o giorno ma non ci ammaliamo in maniera grave.

I vaccini, tanto amati da Big Pharma da proporli per qualsiasi cosa, dall’influenza al piede d’atleta, sono un tentativo di riprodurre l’immunità naturale artificialmente. Siccome ricorrono a virus attenuati od uccisi, l’effetto immunitario a volte è imperfetto e per questo occorrono i “richiami”. Se vacciniamo una bambina contro la rosolia è probabile che a vent’anni, quando è pronta per fare un figlio, non sia più coperta dall’immunità vaccinale. Se invece la stessa bambina contrae la rosolia per via naturale sarà immune per sempre.
I vaccini, oltre ad essere potenzialmente contaminati da agenti inquinanti chimici o biologici, presentano spesso neurotossicità. E’ tristemente famoso il caso dell’epidemia iatrogena (provocata da interventi sanitari) di Sindrome di Guillain-Barré, a seguito della vaccinazione di massa contro un’epidemia di influenza suina nel 1976.

C’è da dire un’altra cosa. L’incidenza di molte malattie epidemiche è in calo naturale da decenni. Se contiamo le principali pandemie influenzali del Novecento vediamo che sono comparse nel 1918, 1957 e 1968. Sono passati quarant’anni dall’ultima.
Eppure tutti gli anni partono campagne di vaccinazione di massa, rivolte a bambini e anziani, che invitano a vaccinarsi contro l’influenza che “quest’anno sarà particolarmente virulenta”. Non è così, per fortuna. Secondo i dati ufficiali del Ministero della Sanità (quando ancora ne avevamo uno), durante la seconda settimana del 2006, vi fu un’incidenza totale pari a 1,52 casi ogni 1000 assistiti dai medici sentinella, ossia quelli incaricati di raccogliere i dati epidemiologici.
L’influenza vera sembra non esistere più ma i vaccini antinfluenzali continuano ad essere prodotti e ogni tanto, per terrorizzare un po’ la gente, si pigia il pedale del gas su notizie di epidemie lontane che potrebbero arrivare da noi.
Oppure si gioca la carta del farmaco antivirale miracoloso.

Gli antivirali sono pochi perchè i virus sono bastardi e non è facile averne ragione, se non ci chiamiamo Sistema Immunitario. L’Aciclovir contro i virus erpetici è utile per limitare il danno ed abbreviare il decorso della malattia. L’AZT, zidovudina, serve nella terapia dell’AIDS ma presenta effetti collaterali pesanti.

L’ultimo divo è l’Oseltamivir fosfato, TAMIFLU, le cui capsule bianco-gialle, così vaticane, vengono propagandate subdolamente al TG1 in questi giorni di influenza maiala.
L’effetto miracoloso di questo farmaco si limita al fatto di abbreviare la durata della malattia. Invece di cinque giorni, ne stai a letto quattro. Ogni altro effetto curativo sull’influenza non è minimamente dimostrato. E’ dimostrato invece che il Tamiflu, oggi distribuito da Roche, fu messo a punto dalla Gilead, il cui Presidente nel 1997 era Donald Rumsfeld. Oplà!

Una confezione di Tamiflu in Italia costa 36,80 euro ed è in classe C, ossia a totale carico del paziente.
In caso di allarme pandemia, abbiamo già sentito dire che gli stati sarebbero costretti a rifornirsi di enormi scorte di questo “miracoloso” antivirale, già gabellato in precedenza come panacea contro l’aviaria e risultato assolutamente inutile anche in quel caso.
Le ultime notizie sono che le azioni dei produttori di Tamiflu sono schizzate alle stelle e quindi anche i profitti di chi detiene tali azioni.

A volte ritornano. Le influenze, le oche, gli aerei che sorvolano minacciosamente New York, i maiali, Donald Rumsfeld.

Update. Grazie al nostro agente a Napoli che l’ha scovato, ecco il comunicato del 9 marzo scorso con il quale la francese Sanofi-Aventis annuncia l’investimento di 100 milioni di dollari per uno stabilimento di produzione di vaccini contro l’influenza… in Messico. Gli uomini giusti al posto giusto. Che culo!





La crisi: miti e leggende

3 03 2009

inbreve

“Ieri sera ho visto il telegiornale e c’era quell’inviata simpatica da New York che ha detto: con la crisi un terzo degli americani soffre d’insonnia.

Sì, ma tu mi devi dire com’era prima della crisi, perchè se prima solo il 10% degli americani soffriva d’insonnia allora è un conto, ma se prima della crisi il 50% soffriva d’insonnia allora la crisi fa dormire!”

Prof. Magrini – parlando di ricerca clinica





Kebab for breakfast

13 02 2009

adanakebab

Stasera ho dato una mano a un take away pakistano, dove il kebab è ovviamente il piatto forte. Sotto ogni punto di vista.

C’erano un cuoco, un aiuto-cuoco, un amico-turista, e due omini-motorino. Uno dei due in pakistan è un professore di inglese e “un’altra lingua”, è venuto qui sei mesi in viaggio, intanto lavora e aiuta il fratello (cuoco).

Sono rimasta sorpresa dall’incredibile pulizia, pulivano anche le piastrelle ogni dieci minuti, qualsiasi norma igienica rispettata, cosa che nei nostri ristoranti penso sia più unica che rara.

O io ho trovato l’eccezione che conferma la regola, o sono stata fortunata, ma ho avuto a che fare con persone gentilissime, per niente maschiliste: osservando loro ho notato che da noi imperversa un maschilismo strisciante subdolo e devastante, parlando sempre di lavoro -tanto per fare un esempio- una volta mi è capitato di non essere assunta come istruttrice di nuoto perchè cercavano istruttori maschi.

Loro conoscono perfettamente l’inglese (tutti) e lo parlano anche tra di loro, mi hanno  anche chiesto scusa quando ogni tanto parlavano più di cinque minuti in pakistano…Sono proprio più avanzati, sotto ogni punto di vista.

E sono stati chiari, da subito. Mi è capitato di dover aspettare mesi e mesi prima di sapere quanto avrei preso per un lavoro, c’è l’ipocrita usanza di non poter chiedere quanto si prenderà per una sottospecie di bon ton, e poi guai a dire che è poco. Che mi chiedo: se tanto non posso contrattare per il compenso, che tu me lo dica al secondo colloquio o al giorno prima di lavorare cosa cambia se non si è firmato comunque nessun contratto? Loro sono fatti di un’altra pasta.

Sono veramente rimasta impressionata dalla loro civiltà, che si esprime con piccole cose e con l’atteggiamento che è sincero in ogni caso, noi ormai usiamo qualsiasi stratagemma possibile per ingannare (anche per cose piccolissime e insignificanti) l’altro, e magari l’altro lo capisce e passa tutto per il non verbale, diventando un tabù. Il loro mondo è diverso, è papale papale, una cosa viene detta per com’è, senza menzogne o giri di parole strani.

Nel nostro paese comunque ho pensato che tutte queste cose non dette, come il fatto di non chiedere l’ammontare della paga, o di non mettersi d’accordo subito per gli orari, i giorni, o qualsiasi altra cosa, sono una specie di burocrazia facile, scontata, una prassi applicata sempre e comunque, anche quando non servirebbe. Una burocrazia non scritta e ancora più devastante dell’altra codificata, così tanto noiosa e rischiosa.

(Ah, mi dicono che Santoro rischia di chiudere per una vignetta su Gasparri -a quanto ho capito- . Sarebbe un peccato penso, ma io so già che il Pakistan è un paese avanzato. In più amo la Francia. E siamo a due.)

Ma veniamo al punto: leggenda narra che un apparecchio che produce il freddo in un sistema pressochè chiuso rilasci calore nell’ambiente circostante. Mito vuole che questo strano oggetto si chiami frigorifero, o anche sistema-refrigerante-per-piste-di-pattinaggio-sul-ghiaccio, e che la legge della termodinamica imponga che il motore del frigorifero non abbia rendimento = 100%, e che quindi tutto ciò che non rende diventa calore. Ora: io ero davanti a un frigorifero gigante, ne avevo di fianco un altro: mi spiegate perchè c’erano circa 10 gradi? E io che ogni volta chiudo il frigorifero perchè altro mito parla di motori fusi e gran caldo in caso di sportello del frigorifero aperto…Basta, stasera lo apro, sono stufa della solita monotonia!

E in più: siamo sicuri che la legge della termodinamica funzioni? Quando ho scoperto che anche i buchi neri rispettano le leggi della termodinamica ho pensato di si, ma senza l’empirismo la scienza a che punto sarebbe?