La crisi greca e l’euro: gli ignavi scoprono le carte. Come raccapezzarsi in questo conflitto e sopravvivere alla cattiva informazione.

28 06 2015

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Voglio scrivere un post riassuntivo sulla tragedia greca, odissea sociopoliticaeconomica che sta purtroppo facendo da protagonista nelle cronache recenti.

Ora che abito in Germania alcuni colleghi mi hanno detto: “sono contento che tu vada in Grecia ad aiutare un po’ i greci”. Penso due cose: la prima è che sono felice di aiutarli, la seconda è che in realtà non dovrei intervenire direttamente io (per giunta italiana), non avendo nessuna colpa nei confronti dei greci. L’unica colpa che possiamo avere come cittadini è quella di non informarci adeguatamente, e io dall’inizio della crisi nel lontano 2007 dopo il fallimento della Lehman Brothers ho iniziato a documentarmi, per capire un po’ meglio come funziona la macroeconomia, e come si rapporta con le istituzioni. Sono almeno 18 mesi che seguo la vicenda greca, mi sono documentata, ho letto molto, ho scoperto un sacco di concetti economici di cui non sospettavo neppure l’esistenza. E quindi provo a spiegarli qui, da profana e per profani, perchè non riesco a stare zitta e, in un’epoca in cui la condivisione è tutto, voglio riportare e condividere un po’ di fatti con la chiave di lettura che ho trovato io.

Partiamo dal principio, breve antefatto: la Grecia entra nell’euro dopo che sono stati taroccati i suoi conti pubblici. Il riassunto di tutta la storia lo trovate qui.

Poi sono successe un po’ di cose: è iniziata la crisi, molti di noi hanno scoperto la parola “spread” e pochi l’hanno capita, la Troika (sostanzialmente capi della commissione europea Juncker e Rehn, capo della BCE Draghi, capo del FMI la Lagarde) ha agito in modo spietato impoverendo di fatto tutti i paesi coi conti più instabili.

Come l’ha fatto? Molto semplice, ha concesso crediti, in cambio di austerità e di cessione di sovranità. Cos’è l’austerità? L’aumento della tassazione dei contribuenti e/o -possiamo tranquillamente dire e- il taglio delle spese pubbliche attraverso la diminuzione di diritti acquisiti (età pensionabile, diritto alla cura tanto per citarne due), peggioramento di tutti e dico tutti i diritti lavorativi (da noi effettuato tramite il jobs act, l’ultima riforma del lavoro, che di fatto è una precarizzazione di massa).

A cosa serve agli stati l’austerità? Dal punto di vista della Troika serve a fare in modo che ogni stato dimostri di poter pagare i propri debiti. Essere credibili da questo punto di vista implica vedersi abbassare il proprio spread. Questo a sua volta ha come conseguenza la diminuzione degli interessi sul debito che si va a pagare. In teoria l’austerità ce l’hanno venduta come metodo per risistemare i conti pubblici e far ripartire la crescita, ma dopo ormai 4 anni (era il lontano 2011 quando Monti saliva illegittimamente in modo non democratico al potere) al prossimo che sostiene questa fesseria possiamo far partire una pernacchia all’unisono. E’ evidente che l’austerità ammazza la possiblità di crescere di ogni paese, e questo non lo dico io ma premi Nobel come Krugman o Stiglitz.

Qual è l’altra funzione “ultima” dell’austerità? Questa è una mia opinione ed è cioè quella di impoverire tantissimi per arricchire pochissimi, aumentando la forbice tra veramente ricchi e poveri. Fenomeno che si ripete ciclicamente nella storia, per raggiungere il quale solitamente si è ricorso a mezzi “politici” (la nobiltà) o esteri (le guerre). Ora il nuovo esperimento è di utilizzare la grande finanza per raggiungere lo stesso scopo: creare la stessa situazione economica, politica e sociale che si trova normalmente in guerra, ridurre interi paesi alla miseria e poi abbandonare i popoli al proprio destino. Il tutto mentendo spudoratamente e utilizzando la stampa asservita.

Come ha agito ancora la Troika? (insieme a chi gliel’ha permesso ovvero i politici consenzienti/corrotti). Cosa intendo per “cessione di sovranità”? Sono stati utilizzati due metodi: eliminare la democrazia in tutti i posti considerati “a rischio” mettendo gente comandata, per fare in modo di modificare le Costituzioni dei paesi dell’unione europea. Questo è avvenuto ad esempio per l’Italia con l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione (norma di per sè aberrante), e con l’induzione delle dimissioni di Berlusconi (programmate in modo anticipato per far salire Monti, che ha dichiarato in prima persona di essere stato contattato da Napolitano già durante l’estate). Cosa della quale in modo miope ho gioito ma che ci ha portati alla definitiva catastrofe. La catastrofe si è chiamata appunto Mario Monti, seguita da Enrico Letta (ricordo che nessuno aveva ottenuto la maggioranza ed hanno fatto un colpo di mano insieme a Napolitano formando un governo bicefalo PD-PDL, ed ora da Renzi. Siamo a tre presidenti del consiglio illegittimi. In Grecia nel 2011 sono toccate le dimissioni anche a Papandreou, che aveva tentato di proporre un referendum per l’uscita o meno dall’Euro.

Quindi questo insieme di dinamiche ha cambiato per sempre la nostra mentalità: per noi ora è normale che terzi il cui lavoro è finanziario e non politico e che non c’entrano niente col nostro paese si permettano di mettere le mani direttamente nei nostri conti, nelle nostre leggi e nel nostro sistema statale. Sempre con l’asservimento della stampa dei cani.

Parentesi: chi c’era al FMI fino al 2011? Strauss-Kahn, che nell’aprile del 2011 ha tenuto un discorso alla Brookings Institution, in cui metteva in discussione i principi liberali ai quali si ispirava il FMI (era stato eletto anche per aprire a progetti keynesiani, un cambio di rotta rispetto alla politica liberista del FMI) e proponeva apertamente di combattere la diseguaglianza dei redditi attraverso il ritorno alla piena occupazione e gli investimenti di natura pubblica. Esattamente un mese dopo si è dovuto dimettere da presidente del FMI a causa dell’accusa di una cameriera di New York di violenza sessuale. Notizia del 2015, l’avvocato della signora/signorina ha ritirato l’accusa per insussistenza, accusa quindi completamente fasulla. Accusa orchestrata ad arte? Possibile, direi anzi probabile. La successiva presidentessa del FMI, Christine Lagarde, è indagata per abuso d’ufficio, ma ovviamente si guarda bene dal rassegnare le dimissioni.

Chi è Juncker, che si prodiga sempre in giudizi negativi su chi non sta ai suoi diktat? Uno che si è dovuto dimettere da primo ministro del Lussemburgo, accusato di aver costituito una vera e propria polizia politica segreta e di aver schedato illegalmente centinaia di migliaia di cittadini. Uno che è finito nella bufera per il Luxleaks, ovvero la pubblicazione di un insieme di documenti segreti che riportano “favori” per accordi con 550 multinazionali. 550.

Qual è il più grande scandalo di corruzione della storia? Credete che sia Greco, di quei poveri ignoranti fannulloni sempliciotti e corrotti? Credete che sia Italiano? Berlusconi mafia pizza e mandolino? No, è della Siemens. La tedeschissima Siemens, accusata di aver corrotto governi di mezza europa per stipulare contratti pubblici.

Ora le cose sono spiegate, spero in modo chiaro, con tutti i link del caso, molte cose sono in ordine e giustizia (informativa) è fatta. Ad ognuno le sue conclusioni.

Ma perché ci ritroviamo in questo stato? La cosa è presto detta: sono appunto stati falsificati i conti greci per farli entrare nell’euro, e alcune banche (soprattutto private, soprattutto tedesche, francesi e belghe) hanno investito in titoli greci, perlopiù derivati. Cos’è un derivato? Non è un titolo con un proprio valore intrinseco, deriva il loro valore da altri prodotti finanziari, ovvero da beni reali, alla cui variazione di prezzo è agganciato. Chi investe in un derivato si chiama scommettitore. Parola che la dice lunga. Chi acquista un derivato è uno che scommette fondamentalmente su della merda. Perché? cito dal link: 

Tutti possono comprare un derivato il cui valore è collegato al rischio di solvibilità di un altro soggetto (come il titolare di un prestito). Ovvero gli acquirenti di un derivato scelgono di scommettere sulla capacità del debitore di onorare quel determinato prestito.

La conseguenza è che, se l’operazione sottostante va male per gli scommettitori, l’effetto di leva del derivato moltiplica il rischio finanziario fino a fargli assumere una portata sistemica, come in effetti sta accadendo nel corso della grande crisi che stiamo vivendo.

Solo che c’è una piccola differenza: lo scommettitore idiota, quello che scommette sullo 0-0 e perde i suoi soldi perché finisce 1-1, pensa “ok mi è andata male, andrà meglio la prossima volta. Purtroppo ho scommesso su una cosa paragonabile a concime organico e questa volta non si è trasformata in fiori”. Se chi scommette è un grande gruppo finanziario, se la perdita della scommessa implica il suo fallimento, non lo vuole accettare. Lui non può perdere, se no non avrebbe mai fondato una banca. Non si aspetta fiori dal letame, ma almeno i soldi sì. E allora deve assolutamente fare in modo di riavere quei soldi.

E’ qui che l’unione europea e quegli schifosi che la governano hanno avuto il colpo di genio. Perché c’è da dire che gli uomini malati di potere e di soldi sono geniali. Il colpo di genio si chiama MES (meccanismo europeo di stabilità) o più comunemente fondo salva stati. In Italia approvato nel 2012 (purtroppo con la complicità di tutti i partiti attuali – a parte il m5s che non era ancora entrato in parlamento). Il fondo salva stati è di fatto una costola del FMI, un fondo in cui tutti gli stati europei versano dei soldi per garantire appunto la stabilità. Di cosa? Delle banche che hanno investito in merda. L’Italia è il terzo contribuente coi suo 125 miliardi di euro versati. Attenzione in questo fondo c’è anche la Grecia, coi suoi 19 miliardi di euro. Come funziona questo fondo? In pratica dove vanno i soldi? I soldi vanno nelle tasche delle banche instabili. Quali sono le banche instabili? Quelle che hanno investito in derivati i quali al posto di diventare fiore è defluita nel sistema fognario! Nonché le banche che inizialmente possedevano questi titoli ad alto rischio, ovvero quelle Greche ad esempio. Per quanto riguarda la Grecia, noi col fondo salva stati abbiamo gentilmente donato 40 miliardi. Adesso pare che la cifra potrebbe arrivare a 65 miliardi. Questi 40 miliardi derivano da soldi pubblici. In termini finanziari ora abbiamo un’esposizione nei confronti della Grecia di almeno 40 miliardi di euro, il che significa che se la Grecia fallisce perdiamo almeno 40 miliardi di euro. Per questo nessun cittadino greco ha colpa, la colpa è di chi ha ratificato questa schifezza. Che ora mette nei problemi noi, che potevamo rimanere incolumi (non esposti) in caso di fallimento greco.

Quindi per tutti quelli che “noi alla Grecia abbiamo prestato 40 miliardi di euro, ingrati!” la cosa è stata ratificata da tutti gli stati membri, sotto pressione degli organi finanziari europei, per salvare le loro banche. Con un fondo (il MES) con sede a Lussemburgo, paradiso fiscale.

Questo articolo spiega in modo molto semplice, come in un dialogo di persone al bar, il motivo del problema attuale in Grecia. 

Perdipiù la cosa grave, come si vede nei grafici di questo articolo, è che i nostri 40 mld sono soldi pubblici, mentre le “esposizioni” di altri stati, tra cui USA e UK, sono anche o soprattutto private.

Nessuno sa queste cose e a me questo fa una rabbia incredibile.

Ok. Questi sono gli antefatti finanziari. Quelli politici indicano una miracolosa elezione greca dove un ex no-global (Tsipras) viene eletto insieme al suo partito di sinistra e dichiara “sì all’euro, no all’austerità”. Bugia, bugia grossa come una casa perché, trovandosi uno dei migliori economisti in circolazione come collaboratore ovvero Varoufakis, non poteva non sapere che l’euro implica l’austerità. Perché? Perché è una moneta a tasso fisso. Cosa implica ciò? Che nel momento in cui non c’è domanda interna, e quella esterna dipende dal costo della materia da esportare, in presenza di una moneta non svalutabile come l’euro (o meglio, svalutabile da paesi furbi come la Germania i quali al posto che stampare moneta stampano titoli, in barba a tutte le norme comunitarie) l’unico modo per far diminuire il prezzo della merce è far diminuire il costo del lavoro. E qui torniamo al jobs act. Lo spiega benissimo Alberto Bagnai nella sua intervista a Radio Padania.

Quindi appunto l’euro senza austerità non è possibile. Anche perché è quello che vogliono. E’ chiaro il gioco che c’è sotto e il fatto che vogliano la riduzione dei diritti, l’aumento dei doveri, l’aumento di ricchezza e sicurezza dei gruppi finanziari. Averlo detto due anni fa ha comportato il sentirsi dare dei complottisti, che vedevano le cose in modo unilaterale e parziale, dei poverini da compatire. Ora che è tutto alla luce del sole mi piacerebbe avere soddisfazione nel dire “ve l’avevo detto” ma invece non ci riesco. A provare soddisfazione. Ma ve l’avevo detto.

Anche il M5s, tanto bravo in patria ma a quanto pare acerbo di politica estera, ha visto la sua storia politica costellata di contraddizioni tipo sì euro no MES, sì euro no tagli, referendum per uscire dall’euro che però non si può fare quindi troviamo un sotterfugio secondario, e così via. Peccato perchè ci si potrebbe far affiancare da esperti come Claudio Borghi (ormai già occupato con la Lega, purtroppo, dopo il voltafaccia del movimento) o Alberto Bagnai, fare informazione e predisporre il cambiamento.

Benissimo. Le premesse non finiscono mai, sto rischiando di fare un post estenuante come “la versione di Barney”, e invece non voglio. Quindi salto dopo aver preso bene la rincorsa e arrivo ai fatti di questi giorni.

La Grecia deve pagare entro il 30 giugno 1,6 miliardi al FMI. Non ce li ha. Perché non ce li ha? Perché l’austerity ha peggiorato i conti, impoverito i cittadini, aumentato i disoccupati, e quindi diminuito il numero dei contribuenti e l’entità della contribuzione. E quindi la Grecia è messa sempre peggio. Ma tu guarda che coincidenza!

Quindi, dopo una serie di proroghe, trattative, eccetera eccetera questa volta tutti hanno capito che la situazione era delicata, ancor più delle altre volte, e sono cominciati summit su summit. Più che altro si sono scoperte definitivamente le carte. Nessuna delle due parti in causa si è più potuta nascondere. Il tatticismo bellico (perchè è di guerra che si tratta, non a suon di bombe ma di colpi finanziari) è arrivato ad un nuovo capitolo.

La Troika vuole/voleva interventi per il 2,5% del PIL. Tsipras ne ha proposti per il 2%. Percentuale che sembra piccola ma è folle, e di per sé insostenibile. Tsipras ha proposto un aumento della «tassa di solidarietà» per le persone che guadagnano più di 30.000 euro l’anno e per le società che hanno utili superiori ai 500.000 euro. Inoltre ha proposto lo stop ai prepensionamenti a partire dal primo gennaio 2016.

A che età vanno in pensione questi fannulloni greci? L’età pensionabile è stata aumentata dai 65 ai 67 anni (come avviene in Germania e in Italia, ad esempio), e chi vuole andare in pensione prima si vede la sua pensione decurtata dello 0,3% per ogni mese di contributi in meno versato.

Inoltre Tsipras ha proposto un taglio automatico della spesa se si sfora la clausola della soglia del «deficit zero».

Misure forti, ancora nella direzione dell’austerità, che però non sono bastate. Quegli squali malati (li voglio pensare malati perché i malati si curano, se fossero criminali, avendo responsabilità su interi popoli, su suicidi per motivi economici, dovrebbero fare la peggiore fine possibile), insoddisfatti, gli hanno corretto la proposta in rosso. Come alle elementari.

Cosa vogliono? Un altro mezzo punto di Pil di tagli, niente riduzioni di tasse per i poveri delle isole, realizzazione completa e accelerata della riforma delle pensioni del 2010, e hanno bocciato alcuni prelievi sulle imprese (niente tassa del 12% sui profitti oltre 0,5 milioni, niente tassa del 30% sui giochi, no alla vendita delle licenze 4G e 5G). Ovvero bocciate proposte che perlomeno non colpivano proprio i più deboli a favore invece di chi i margini ce li avrebbe.

Cos’a darebbero dato in cambio? Altri 7,5 miliardi di euro di “aiuti”.

A questo punto arriviamo ad un momento centrale di tutto il discorso, spiego il motivo del virgolettato, perché quegli “aiuti” non aiutano proprio. Seguitemi.

Allora: è ovvio che vedono benissimo anche loro che l’austerità ha portato in miseria il popolo, che ormai il servizio sanitario è inesistente, che più vanno avanti così e meno la Grecia sarà in grado di pagare il debito, perciò sanno che quei 7,5 miliardi probabilmente non li vedranno mai più.

E allora perché glieli vogliono dare? Perché quei 7,5 miliardi non servono a loro come “aiuto” per la Grecia, ma servono a comprare sovranità nazionale. Loro dànno soldi ma in cambio vogliono decidere sulla politica interna, vogliono dettare loro le regole, vogliono destituire il governo della loro funzione. E’ ovvio che non è un prestito, perché la Grecia non li potrà mai restituire, anche se dovesse farcela con questi 1,6 miliardi di euro. E’ quindi un acquisto. Acquisto di potere politico in stato estero. Acquisto di potere di riduzione in schiavitù di un popolo. Ora, posto che nessuno sa come andrà a finire (nel lungo termine neanche loro), c’è una sola cosa che mi sento di prevedere con quasi certezza: quei 7,5 mld di euro, se la Grecia dovesse riceverli, non li restituirà mai. E allora perché darglieli? Secondo me stanno facendo un esperimento, un grande grandissimo esperimento. Non ho prove per quello che dico e la mia è solo un’ipotesi. Certo è che le grandi guerre sono sempre state “abitate” da esperimenti di massa e spiegati (vedi nazismo), perciò non è un’ipotesi da scartare a priori solo perché sembra troppo crudele.

E’ ovvio che questa tranche ha perfettamente svelato cosa sta dietro l’euro, cosa stanno dietro questi “prestiti” che bonari non sono, e qual è il processo che la Troika e quel tipo di istituzioni sta portando avanti da anni, ovvero sottrarre sovranità e identità nazionale, in nome di una “finanza” unica sopra tutto e sopra tutti.

Parentesi: lo sapete che la nuova sede della BCE è appena costata 1,3 miliardi (si miliardi) di euro? Lo sapete che la BCE è per sua regola costituzionale al di sopra della legge? Ovvero non può essere mai indagata, e nessun suo rappresentante può essere indagato/sospettato/giudicato per qualcosa? Probabilmente non lo sapete, e a me la cosa fa incazzare di brutto.

Quindi, torniamo alla nostra storia. Mi sto sempre di più avvicinando alla “versione di Barney” e invece non voglio. Storia di ieri, Tsipras, con un discorso secondo me bellissimo, ha indetto un referendum la prossima settimana perché le correzioni dettate dalla Troika sono troppo pesanti perché lui col 36% dei voti decida da solo. Deve decidere il popolo se vuole che lui accetti le condizioni della Troika o no. L’indizione del referendum è stata approvata dal parlamento con 179 voti favorevoli e 120 contrari.

Vedo tre problemi in questa scelta:

1) La scadenza è il 30, il referendum il 5 luglio. Pensava che gli prorogassero il pagamento di una-due settimane, ma non ha ancora capito che è vivo/al governo per puro miracolo e perché è troppo esposto mediaticamente, figuriamoci se gli concedono una cosa del genere.

2) Problema di “opportunità” politica: lui aveva inizialmente il 36% dei voti, ma sì adesso si ritrova in quella posizione scomoda e dovrebbe decidere. Lui. Il problema è che lui lo sapeva benissimo che l’euro fa schifo per le regole da cui è sostenuto, solo che non poteva dirlo perché non l’avrebbero mai eletto, e allora adesso non può fare la parte del voltafaccia completo. Questa è una conseguenza della menzogna e dell’ignavia. Il problema è che ha troppa instabilità interna (correnti interne al partito e appunto, mancanza di maggioranza assoluta) per rischiare in prima persona.

3) Il volgo: mi chiedo come possa il popolo -informato dai mezzi main-stream- a decidere su una cosa del genere. Diranno ai greci tutta la verità nient’altro che la verità tutto ciò che hanno tenuto loro nascosto in questi ultimi anni, e almeno mesi da cui si sono insediati? Come fanno i cittadini in 7 giorni a informarsi per una cosa del genere? C’è da sperare che i mezzi main-stream diventino filo-governativi e quindi spingano per il “no” al referendum avente come domanda “accetti le riforme proposte dalla Troika per il pagamento di 1,6 mld di euro?”.

Dopo il referendum si aprono due tipi di scenari: risposta sì. E’ la morte dello stato Grecia per come lo conosciamo attualmente (ma un cittadino completamente disinformato è un cittadino colpevole, perciò se la saranno voluta un po’ anche loro). Si potrebbe aprire una crisi politica con tre esiti possibili: rimane Tsipras o viene rivotato, mettono un altro tecnico a fare i loro sporchi comodi (ipotesi più probabile), va al potere Alba dorata. Risposta no: ratifica di non effettuato pagamento (diventerà effettiva in un mese), Grecia debitore insolvente parziale, default parziale e controllato, uscita dall’euro, ritorno alla dracma. Tsipras è per il no, speriamo che il referendum non venga pilotato, e che informino i cittadini che anche se viene aumentata l’austerità non c’è nessuna possibilità che in settembre paghino altri 7,5 miliardi di euro, e quindi il problema si riproporrebbe. Con l’aggravante che potrebbe non esserci Tsipras, loro concittadino alleato, ma uno della Troika.

Questo percorso di uscita dall’euro, che sempre i media cani e servi definiscono catastrofico, è in realtà l’unica salvezza per la Grecia e per l’Europa al tempo stesso. E’ stato spiegato benissimo da Claudio Borghi come può accadere. Per l’Italia ovviamente rappresenterebbe anche la salvezza (a parte i 40-65 miliardi di euro persi). Per tutta l’europa, vista come entità politica unita, sarebbe la salvezza, e il ritorno alla stabilità e alla prosperità. L’uscita dall’euro implica all’inizio probabilmente una caduta delle borse, un’inflazione altissima (dicono dal 30 al 50%) quindi un aumento dei prezzi, con la correlata svalutazione della moneta. Se a questo aggiungiamo una riduzione del fenomeno “corruzione”, potrebbe nel giro di non molto tempo avvenire questo: la moneta svalutata è debole, vale di meno. Di conseguenza le merci costano per gli stati esteri meno. Gli stati esteri vogliono importare i prodotti greci, ora più economici. Le industrie/la produzione greche ripartono e -se non mutilate dalla corruzione- possono far partire tutto il tessuto di produzione (soprattutto primaria e secondaria) greco. A quel punto aumentano i posti di lavoro, diminuisce la disoccupazione, aumentano i contribuenti, vengono pagate più tasse, lo stato ha più soldi, fornisce più servizi, e vissero tutti felici e contenti.

Nel frattempo da domani per una settimana le banche così come la borsa greche rimarranno chiuse, per scongiurare un default effettivo se tutti i cittadini prelevassero il loro denaro, e se le azioni in borsa perdessero troppo valore.

L’Italia pagherebbe almeno 40 miliardi di euro, ogni stato dell’eurozona pagherebbe la sua parte, le banche più esposte probabilmente falliranno e si aprirà una crisi strutturale per tutta l’area euro. A quel punto sarà anche però finito il dogma “dall’euro indietro non si può tornare” accorpato a “uscire dall’euro è una catastrofe” (“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità – Goebbels”), e quindi arriverà la vera resa dei conti.

La resa dei conti potrebbe essere non solo finanziare ma anche politica, dove l’UE ricattata dagli Stati Uniti (ora bramosi di TTIP) che utilizzano il canale diplomatico Obama-Merkel, si troverà a dover fare i conti con la Russia (la cui proposta di far entrare la Grecia nei BRICS e soprattutto di far passare per la Grecia il gasdotto Turkish Stream, dopo il disastro ucraino -su cui scriverò un altro post- potrebbe aver avuto un ruolo decisivo, ma naturalmente non sappiamo cosa si sono detti Putin e Tsipras), e ridefinire la sua identità. Io spero che il piano reazionario e sovversivo dell’euro fallisca e si ritorni alla vecchia cara unione europea, preoccupata di facilitazione di leggi e di cittadini e non di gruppi finanziari. Spero che finisca questa guerra, con migliaia di morti suicidi, milioni e milioni di nuovi poveri e disoccupati, ritorno di malattie scomparse, abbassamento della durata della vita, e che si ritorni alla pace, alla crescita economica magari controllata ma dignitosa per le persone.

Staremo a vedere.

Edit – 29 giugno: GMP -che ringrazio- su Facebook ha corretto due passaggi su cui sono stata imprecisa, riporto qui le sue correzioni esatte.

1) Papandreou, nel 2011, aveva proposto un referendum – un po’ come quello di Tsipras – sugli aiuti Ue, nella fattispecie sul taglio del 50 per cento del debito greco. Come è noto, Papadreou fu rimosso da una sorta di golpe pochissimi giorni prima dell’analogo golpe in italia. Al suo posto, Papademos, uomo Goldman-Sachs tanto quanto Monti che si insediò in italia con le stesse identiche “larghe intese” greche. (fonte: http://www.lettera43.it/…/l-ultima-di-papandreou… )

2) Il Fondo salva stati non fu approvato “purtroppo con la complicità di tutti i partiti attuali – a parte il m5s che non era ancora entrato in parlamento”. La Lega votò contro, e fu l’unica a farlo. Come, dal resto, fu l’unica forza parlamentare ad opporsi al golpe di Monti.
“Il Fiscal Compact è passato con 368 sì, 65 no e 65 astensioni. Nel Pdl si sono registrati alcuni interventi a titolo personale, tra cui quelli di Antonio Martino, Guido Crosetto e Sabrina De Camillis, che hanno votato contro, in dissenso con il gruppo. L’istituzione dell’Esm (Meccanismo europeo di stabilità) è passata, a sua volta, con 325 voti favorevoli, 53 no e 36 astenuti. Luce verde dalla maggioranza dei deputati del Pdl, e da quelli di Pd e Terzo Polo; 65 sono stati invece i no dai gruppi Lega. Le astensioni sono venute soprattutto da Italia dei Valori”. (fonte: http://www.oggi.it/…/fiscal-compact-il-parlamento…/… )





La crudité de la rationalité

4 03 2015

Ok. Non volevo farlo ma lo farò. Sta per arrivare la mia personale super-cazzola sul vaccino del morbillo. Vi riporto solo dei dati. Ufficiali. Dell’OMS. Ne vedrete delle belle. Il problema è questo: io odio le ideologie. Odio a chi crede a tutto solo perchè l’ha trovato su siti improbabili e odio i medici e chi dovrebbe dare pareri tecnici che cita altri articoli di giornale che non contengono numeri ma solo una campagna mediatica. Detesto chi vede in bianco o in nero senza porsi delle domande. Odio che al posto di analisi razionale di fatti/dati (dopo domanda personale sul ruolo che si ha nel determinare quali dati raccogliere, come e come analizzarli) si manipoli o si venga manipolati come degli stupidi incapaci di pensiero razionale.

Non voglio entrare nel merito del discorso vaccinarsi-non vaccinarsi primo perchè io voglio fare un discorso razionale basato sul metodo e sui numeri duri e crudi e secondo perchè non sono direttamente interessata, non essendo né una pediatra né una madre. Voglio fare un discorso di metodo e non di merito. Mi sono ritrovata a dover rispondere a dei commenti con attacchi personali su un blog di un quotidiano nazionale dove un professore di biochimica (!) ha scritto la sua sul problema delle persone che non vaccinano i figli per il morbillo, ovviamente non citando un dato che uno, e giustificandosi scrivendo che per quello esistono le riviste specializzate. Poi come si faccia a “redimere” quelli che lui chiama creduloni costringendoli a credere a un’ideologia diversa, ma sempre senza citare un fatto che uno, non si sa. Quindi ho studiato, e sono andata a vedere il report della OMS (WHO), che analizza e confronta il periodo pre-2000 e poi il lasso di tempo tra il 2000 e il 2013. Ora i dati, tradotti per voi in italiano:

– nel 2013 ci sono stati nel mondo 147500 morti per morbillo (quindi non è un numero nullo e neanche così basso)
– nel 2013 l’84% dei bambini al mondo è stato vaccinato contro il morbillo, contro il 73% del 2000. (quindi il trend del numero dei vaccinati è in crescita, ignoranti tutti, e non in diminuzione)
– le morti per morbillo sono calate del 75% dal 2000 al 2013. Da questo deduciamo che siccome le vaccinazioni sono arrivate all’84%, non tutti i vaccinati sono sopravvissuti, essendo 84>75. E non di poco.
– il vaccino si stima che abbia ridotto la mortalità di 15.6 mln di bambini (dato stimato sulla base del fatto che prima del 1980 il morbillo causava 2,6 mln di morti all’anno).
– Il 15% dei bambini non risponde alla prima dose del vaccino.

Ovviamente vi linko anche l’articolo in modo che possiate verificare di persona. Quello che manca (e che sostengo andrebbe fatto, ma sono stata criticata come se la mia non fosse un’affermazione normale) è:
– valutazione del 2014 e in futuro del 2015 per capire veramente se questo trend si è modificato o se si è innescata una campagna mediatica.
– rivalutazione delle percentuali e incidenza di complicanze (e quali) perchè francamente l’aggiornamento al 1980 è un po’ troppo datato. Bisogna capire dove e come si muore ancora di morbillo, con le condizioni igieniche e sociali attuali. Voglio sapere se la mortalità è ancora dell’1 per mille, qual è la percentuale dell’encefalite e così via.
– studio sull’efficacia del vaccino e su eventuali effetti collaterali in uno studio prospettico che duri da adesso almeno 10 anni.
– studio che analizzi il fatto che il vaccino di fatto viene commercializzato come complesso, è molto inutile dal punto di vista scientifico che parliamo di vaccino di morbillo quando viene somministrato anche con quello di parotite e rosolia.

Mi è stato citato un articolo da pubmed su un’importante rivista scientifica a supporto della tesi che i vaccinati sono calati e che questo sta causando il ritorno della malattia, peccato che nell’abstract non ci sia un numero che uno. E senza numeri mi dispiace, ma è ideologia. Per conto di chi non si sa, in ogni caso è fuffa. E, più mi addentro nella scienza e mi documento, più mi rendo conto che la razionalità risiede molto più nella filosofia che nella scienza moderna.





Das Berliner Philarmoniker Orchester

26 10 2013

Ho scritto sulla mia esperienza alla Berliner Philarmonie anche in tedesco, come esercizio: pensare in tedesco e scrivere di conseguenza. Saltare il processo di “traduzione del pensiero” per costruire le frasi con la sintassi, la forma e la logica tedesche. Ottima tecnica suggerita da una delle mie due insegnanti.

L’idea in realtà sarebbe più “grande” ma so già che non ho il tempo di realizzarla: creare una piattaforma aperta in cui ognuno può scrivere in ogni lingua, essere corretto dagli altri e correggere a sua volta. Pubblicare poi la versione corretta dello scritto, in modo da poterla confrontare con quella precedente. In questo modo ognuno potrebbe imparare non solo dai suoi errori, ma anche da quelli degli altri!

Intanto scrivo qui il mio primo scritto “serio” tedesco. Amici berlinesi o ragazzi tedeschi che non avete mai visto questo spettacolo, questo è per voi!

Per chi invece desidera un racconto che non sembri scritto da una bambina di quinta elementare può leggere più sotto.

(La traduzione in tedesco di questo breve pezzo introduttivo arriverà conseguentemente alla mia ispirazione che attualmente latita)

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Am Donnerstag war ich zum erste mal in der Berliner Philarmonie um die Berliner Philarmoniker zu hören. Die Architektur des Gebäudes ist wunderbar, eine Konstruktion mit eine besondere Akustic. Ich war glücklich, weil ich eine Platze in eine gute Zone gefunden habe, trotzdem habe ich viel bezahlt.

Die Musik war di “Matthëws Passion” von Bach, eine der wichstigene Kompositione der Welt. Wie andere Bach Musiks, hattet sie viele Stücke (vie die Goldberg variationen zum Beispiel). Um 7 Uhr, waren alle die Musiker, die Kammermusiker und Simon Rattle (der Dirigent) auf der Bühne, alle zusammen.

Als die Musik begonnen hat, war das ein Magischer Moment. Nur ein bisschen später, hat der Kinder-Chor eingesetz. Wow! Habe ich gedachte; ich bin wo ich sein will, mein Traum ist wahr geworden.

Es gab zwei Chöre, die Soliste, und der Kinder-Chor. Die Orchestra war perfekt, es gab auch Emmanuel Pahut, die am liebsten Flötenspieler fur mich. Simon Rattle war wirchlich ein Meister: manch mal schaute er nur die Orchestra an; in andere Stücke dirigierte er alle die Orchestra.

Meine Meinung nach ist Simon Rattle ein Meister auch weil er alle die Unterschiede zwischen die Instrumente markiert. Die ganz Musik wird complexer, aber alles ist perfekt gespielt und die ganz Orchestra harmoniert.

Nicht nur die Musik, sondern auch die Perfomance war fantastisch. Die Soliste spazierten auf der Bühne, die Musiker auch.

Immer wenn eine Instrument ein Solo hatte, ging der Musiker auf den Mittlebühne, oder ins Publikum.

Es war fantastisch, wunderbar, toll… Es wäre gut, wenn ich mehr Worte um dieses zu erzählen kennen würde!

Am Ende, haben wir für einige Minuten applaudiert, auch zwei Kindersänger waren auf der Bühne; sie waren stolz aber gefast. Zwei Dinge habe ich gedacht: Deutsche ist eine wunderbar sprache, ich liebe sie. Und ich mag auch diese Gesellschaft, weil die Kinder sich entwikeln können, in Deutschland werden als Individuum erkannt. Dieses für mich ist ein Wunderding.





Philarmoniker Berliner Orchestra

19 10 2013

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Giovedì sera sono andata ad ascoltare la Berliner Philarmoniker Orchestra per la prima volta. Programma della serata: Matthäuspassion di Bach, che prevede voci soliste, doppio coro, doppia orchestra. Come nello stile di Bach, non movimenti ma tanti brani (come nelle variazioni di Goldberg ad esempio). Più “insolito” per Bach una ricchezza armonica e una gamma variegata di soluzioni e suoni che secondo me hanno pochi eguali nella storia della musica mai composta. Un capolavoro assoluto.

Direttore: Simon Rattle. Che conosco in quanto direttore residente della Philarmoniker, e che amo da quando ho ascoltato le quattro sinfonie di Brahms da lui dirette. Ha una capacità unica nel capire e far risaltare la complessità e le differenti relazioni melodiche, ritmiche e armoniche tra i vari strumenti che si trovano nei lavori di Brahms. Dal mio punto di vista Rattle ha capito Brahms insomma, e Brahms in assoluto è il compositore che preferisco. Quindi diciamo per un sillogismo emozionale, per una traslazione linguistica amo anche Simon Rattle. 

 

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La Philarmonie: wow. Un edificio pentagonale (più o meno, così mi sembra), di tre piani, alta architettura perlomeno nella progettazione delle forme e degli spazi. Meno per i materiali (perlopiù cemento), ma è stata costruita negli anni ’80; si trova -manco a dirlo- in via Herbert Von Karajan. Sono entrata due ore prima del concerto per cercare di prendere un biglietto dato che in teoria c’era il sold-out, perciò ho potuto visitare tutti gli spazi. Sono poi approdata nella sala del concerto, ed è stata una meraviglia. Il palco è al centro, è tutto costruito su più livelli per diminuire le distanze, il pubblico circonda completamente i musicisti. In ogni punto della sala il suono è perfetto. 

Poi è iniziato il concerto. Sono entrati i musicisti, poi il nugolo di coristi e Simon Rattle. Dopo qualche secondo, come una sorpresa, il coro delle voci bianche ha iniziato a cantare in mezzo al pubblico alla sinistra del palco. Profonda commozione. 

Durante tutto il concerto ho assistito a una performance eccezionale: i musicisti migliori, tra cui Emmanuel Pahut, flautista che ascolto da un pò, la enorme capacità da parte di tutti di valorizzare ogni nota suonandola perfettamente; i cantanti favolosi. I solisti non si sono limitati a cantare, hanno interpretato le loro parti quasi come in un’opera. Simon Rattle nei momenti in cui suonavano molti strumenti e i cori dirigeva, in altri si limitava a guardare, spettatore/attore di quel portento. 

Anche qui, rispetto ad altre versioni della passione che ho ascoltato, erano più marcate le differenze ritmiche e melodiche tra gli strumenti, quasi al limite del fuoritempo. Ma grazie alla bravura eccezionale dell’orchestra questo ha permesso di valorizzare ogni linea strumentale, evidenziare la complessità dell’opera e allo stesso tempo creare delle connessioni tra le varie parti, delle relazioni che hanno rafforzato l’ensemble e la coerenza della composizione. Rattle ha colpito ancora. 

Durante il concerto i musicisti, i cantanti, si muovevano continuamente. E così un “personaggio” cantava tra il pubblico alla destra del palco, i flauti si spostavano al centro del palco, l’oboe andava tra il pubblico alla sinistra del palco e accompagnava un cantante al centro, o all’estremità posteriore della Philarmonie. E’ stato eccezionale. Come vedere un nugolo di api perfettamente in ordine. La potenza del sistema complesso espressa attraverso la competenza, la sapienza e la bellezza dell’arte. 

Non avevo mai vissuto niente del genere. 

E il suono, quel suono perfetto. Caldo, avvolgente, completamente uniforme, ma con ogni fascia di frequenze ben rappresentata e bilanciata. 

Non è stato solo un concerto, è stata una performance completa e magnifica da ogni punto di vista. Che meraviglia. 

Alla fine abbiamo applaudito per alcuni minuti, è stato veramente un capolavoro e l’applauso è il grazie finale, dovuto. Sul palco sono saliti anche due bambini del coro di voci bianche. Fieri ma composti, ordinati. Con una dignità e una presenza incredibili. Questa è una società che permette ai bambini di svilupparsi come individui già da quando sono piccoli. Sono pienamente riconosciuti come persone a tutti gli effetti, sono vere e proprie entità che coltivano la loro esistenza e autonomia. Questa è una società bella. 

Quello di giovedì è stato un sogno realizzato, un altro motivo per ringraziare la vita, l’universo e tutto quanto.





In Berlin

7 10 2013

 

Alla fine sono partita. Con un mese d’anticipo rispetto al previsto.

Da quando ho preso la decisione “mi licenzio e parto” ho avuto tre settimane: una di ferie riposanti, una di ferie per raccogliere la maggiorparte della burocrazia, una di lavoro, trasloco e per finire la burocrazia. In ogni momento qualcuno da vedere, salutare, con cui festeggiare!

Sono a Berlino da mercoledì sera, venerdì e sabato un congresso, nel tempo libero la costante ricerca di una casa!

Rimango qui due mesi per studiare il tedesco, poi si vedrà.

A parte ieri (giornata che vi racconterò), non ho vissuto niente come “difficile”, pesante o stressante. E questo è decisamente positivo! Mi sono resa conto quando sono scesa dall’aereo che mi pervadeva una felicità profonda, direi essenziale, che continua anche ora e che spero tutti abbiano provato almeno una volta nella vita.

Ho con me una grossa valigia e uno zaino, unici oggetti non indispensabili per vivere sono il costume e la cuffia per la piscina e i libri. Ah no i libri per me sono essenziali per vivere. Sto leggendo “La potenza di esistere” di Michel Onfray, magari lo recensirò prossimamente, è un compagno di viaggio notevole, una nuova pietra miliare nel mio percorso filosofico dopo il Tractatus di Wittgenstein.

Come vi dicevo, riporto qui quello che ho scritto ieri (domenica), dopo la giornata più particolare che ho vissuto. Non è e non sarà un diario strutturato, ma una condivisione pura e semplice di quello che mi capita in questa esperienza nuova!

Domenica 6 ottobre del 2013, naturalmente a Berlino

Antefatto: ieri ho trovato una casa stupenda, camera con letto a una piazza e mezzo, una scrivania di vetro, un tavolo da pranzo rotondo di vetro con due poltrone, una lampada di design e tutta la parete di fronte occupata da vetrate che danno su un balcone con una vista meravigliosa su Berlino (21esimo piano). Alla signora (docente in comunicazione) ho detto: guarda per me va bene, in caso posso venire da domani? Certo! Quante valigie hai? Solo una molto pesante e uno zaino.. Perfetto, allora se è tutto confermato puoi venire domani a qualsiasi ora! Io: ok allora chiamo domattina per un’ultima conferma, a domani! A domani! Tschus!

Ieri sera provo a chiamare per confermare, niente.

Stamattina: chiamo una volta, niente, chiamo due volte, niente, mando un sms niente. Dovevo lasciare la casa in cui ero perchè la ragazza (amica di una mia conoscente) doveva ospitare altra gente. Al che ho pensato: la signora dovrebbe in teoria vedere altra gente dalle 2, vado da lei magari un pò prima. E’ vero, è stato un azzardo presentarsi là, ma dal mio punto di vista siccome abbiamo definito ogni dettaglio e ci siamo confermate a vicenda era tutto a posto.

Sono andata là, e mi ha detto: Devo chiedere ancora a Koni (qualcosa del genere, credo sia la ragazza che occupava la stanza e che però adesso non c’è, perciò mi chiedo che cazzo vuole sta Koni, e soprattutto ieri non esisteva neanche!), e ieri Koni mi ha detto che forse vorrebbe per più di due mesi, perciò dai magari ti dico stasera!

Ok. In mezzo a una strada, con 32 kg di bagagli, senza internet. Con una fame della madonna.

Ho attivato tutte le mie energie per il problem solving: ho proseguito per quella grossa strada cercando hotel che però erano costosissimi, a un certo punto ho girato a destra perchè mi pareva di ricordare un ristorante giapponese che infatti c’era. Ho chiesto “c’è internet?” un pò stranita e un pò tedesca la tipa mi ha detto di si e allora mi sono seduta a mangiare. Ho acceso immediatamente il computer, booking dot com e ho trovato un ostello che lì era segnalato a 500 metri ma in realtà poi ho scoperto che era a 50 metri (girato l’angolo) ed ero già passata di lì per caso chiedendo informazioni al signore un pò matto alla reception! Ho prenotato immediatamente l’ultima singola con bagno colazione inclusa 45 euro.

Poi ho cercato di chiamare per contattare i tipi degli altri appuntamenti per oggi, uno già fissato, gli altri da fissare, per vedere altre case. Nel frattempo google maps sempre aperto perchè una via a Berlino è come un ago nel pagliaio. Chiama, telefona, evidenzia le mail importanti, cerca le strade, prova a programmarti gli orari pensando a quanto ti ci vorrà da un punto all’altro della città. Non è stato un pranzo tranquillo. Però mi ricordo il sapore del sushi.

Fissato il primo appuntamento sono andata verso l’ostello. Il matto mi ha riconosciuta, abbiamo iniziato a parlare in italiano. Bene. Mi sono di nuovo connessa a internet, anche per messaggiare un po’ con mia sorella, che è stata veramente di conforto. Ho prenotato anche per domani notte, sfortunatamente devo cambiare stanza quindi domani devo rifare le valigie, portarle giù, andare a lezione, tornare qua e riportare le valigie nella nuova stanza.

Esco per l’appuntamento: credo che il simpatico signore sulla cinquantina fosse la reincarnazione di Hitler, non ho altra spiegazione. Mi ha accolta dicendo “togliti le scarpe!” Non ad esempio “guarda ti chiedo per favore di toglierti le scarpe perchè abbiamo il parquet, mi spiace ma non ho ciabatte da darti…”

“la camera è questa, chiaramente è solo per te e non ci dorme nessun altro. Nessun ragazzo, nessuna ragazza. Questo è il bagno. Questa è la cucina, la puoi usare per cucinare cose semplici, non so tipo una pasta. Niente cose elaborate, hai qualche stoviglia a disposizione.” Poi ci mettiamo in soggiorno: “questa è la stanza di me e Soni (oggi solo bei nomi eh!), la usiamo noi, perciò qui non ci puoi stare. Preferiamo gente che durante il giorno sta fuori casa perchè io sono un cantante lirico e studio in casa e ho anche dei miei clienti. Perciò se vuoi entrare di pomeriggio a volte puoi andare nella tua stanza”. Poi si alza, si avvicina al muro, e mi fa (bussando forte): “lo senti che rumore che fa? Questi sono muri di merda! Perciò quando chiudi la porta devi chiuderla così (e mi fa vedere), non così (e mi fa rivedere) che fa rumore. Credi di poter rispettare queste regole?” io “si” ho detto, “manco per idea, stronzo di merda” ho pensato.

Nel frattempo mi chiama un altro per un appuntamento, tale Ivan, completamente dall’altra parte della città, ore 18.30, erano le 16.

Ok, in mezzo a una strada, ancora senza internet, dopo aver visto uno stronzo. Mi serve internet.

Mi serve sedermi in un posto. Trovo un bar, chiedo “avete internet?” si. Mi sono seduta. Torta al cioccolato e the caldo.

Internet a quel punto mi serviva solo per messaggiare con mia sorella, sempre per il conforto di prima.

Entrano due italiani. Penso “benedizione!” e con una scusa attacco loro bottone. Parliamo un po’, mi dànno un sacco di aiuti ovvero siti per cercare casa, contatto facebook, numero di telefono e mi dicono “se vuoi noi abbiamo appena trovato casa, abbiamo un divano, possiamo ospitarti qualche giorno se ti serve!” grazie signore che non esisti, ma grazie a qualcosa lo dovrò pur dire.

Vado da questo tipo, Ivan, quartiere Neukolln, Berlino est. Quartiere niente di che, entro in un bar puzzolente a chiedere indicazioni che non mi sanno dare. Trovo un vecchietto, chiedo a lui, mi dice dov’è la strada, incredibilmente vicina. Non so quanto ho camminato e quanto ancora devo camminare per arrivare a sera.

Entro in casa, mi accoglie Ivan, veramente veramente bello, con cui c’è subito un bel feeling. Mi fa vedere la cucina, quasi nuova, la stanza in disordine ma con letto matrimoniale, il bagno normale e carino, il soggiorno grande con uno stereo veramente di tutto rispetto e un gran divano.

In ogni stanza dice “qui devo fare questo, qui devo sistemare quella lampada, qui devo fare quello…” Lo fa col piglio del pittore/tuttofare dilettante… veramente simpatico!

Al che però una domanda mi sorge spontanea: quando ha intenzione di farli questi lavori? Glielo chiedo, mi chiede: tu da quando hai bisogno? io “da oggi!” e lui “ok! beh allora va bene! … Ma ti piace la casa?” Si! “allora vieni che parliamo dei dettagli! Ci accordiamo sul prezzo (ho trattato sia sul prezzo che sulla cauzione, mi ha detto che va bene se sto la due mesi, martedì va in un ufficio per fare una specie di scrittura privata tra me e lui), mi racconta che è un insegnante di danza (alla faccia, si vede proprio!) e del suo progetto di andare in Sud America qualche mese, gli chiedo se mia sorella può dormire lì una notte (in realtà è una domanda per capire se è gradita l’ospitalità o no), e mi dice “si certo, anche una settimana se le serve! Basta che non porti 5 uomini!” e io: “ma se ne porto tre?” Risate. Sto ridendo con un tedesco! Incredibile.

Mi dice che ha un altro appuntamento dopo ma che dirà che ha già confermato con me, rimaniamo d’accordo che vado martedì alle 19.

Casa trovata! Ma a questo punto aspetto martedì per cantare vittoria. Ma casa trovata!

Bene. Torno in ostello, ora c’è una mission importante da risolvere: mi serve un supermercato. Sono veramente stanca, non so quanto ho camminato ed ovviamente è domenica. Ipotesi kreuzberg/pachistano, o ipotesi 2 trovare qualcosa per caso aperto un po’ più vicino. Alla fine chiedo a una signora, c’è una fermata della metro grande con un supermercato che dovrebbe essere aperto fino alle 10, è a 40 minuti a piedi. Mi sbrigo perchè sono già le 9 e qualcosa, lo trovo, compro, esco.

Ho di nuovo fame, molta fame, dannazione! Mi fermo in un pub irlandese, colori caldi, luci soffuse, gente che parla inglese, mi siedo, ordino, mangio ed esco.

Torno a casa sempre a piedi, ormai mi trascino, cerco di individuare le priorità, che sono: scrivere questo papiro, scaricare un documento della tesi di mia sorella, rifare la valigia e predisporre le cose per domani.

Trovo ancora un volta quasi per caso la strada più breve per l’ostello ed entro. Saluto il mio amico che parla italiano, mi siedo sul letto e scrivo.

Fine della giornata.

Ho imparato molto in questi due giorni: che se si è felici, se si è tranquilli, se si confida nella vita, non serve niente per vivere, se non un tetto sotto cui stare (possibilmente stabile) e delle persone con cui scambiarsi storie, parole e affetto. Qualche vestito e qualcosa per mangiare. Stop.

Bisogna aggrapparsi a se stessi quando non si ha niente, e se ci si rende conto che siamo noi, solo noi nel mondo, allora noi bastiamo a noi stessi.

Io, la mia vita, il mondo in cui vivo, le persone con cui sto al mondo. Stop.

Sono felice di avere imparato questa cosa e spero di non dimenticarmela mai.





Ingiustizie e strategie

31 07 2013

Oggi in Stazione a Bologna stavano rimuovendo tutte le biciclette legate alla ringhiera di fianco alla corsia dei taxi. C’erano ACI e polizia, mi è sembrato assurdo e ho chiesto lumi a una poliziotta. Questo il dialogo:
Io: “Scusi posso chiederle perché state rimuovendo le biciclette?”
Poliziotta: “Perché c’è la manifestazione del 2 agosto!”
Io: “Si ma siamo al 31…”
P.: “Eh ma non è che possiamo rimuovere tutte le biciclette il giorno prima!” (certo, rimuovere 30 biciclette potrebbe anche richiedere settimane di lavoro!)
Io: “Si ma nei cartelli di rimozione che ci sono anche per le auto c’è scritto l’01 agosto…”
P.: “Ma là ce n’è uno per le biciclette dove c’è scritto 31 luglio”
Io: “Poi mettete anche un cartello per avvisare i proprietari che le avete rimosse? Perché sicuramente penseranno che sono state rubate
P.: “No assolutamente, se vogliono chiamano in centrale, tanto tutti lo sappiamo che le stanno rimuovendo per il 2 agosto, e poi vanno al deposito.”
Io: “E come fanno a ritirarle, che non c’è targa?”
P.: “Vanno là col lucchetto (perché i due omini dell’ACI tranciavano ogni catena, come i professionisti che si rispettano), poi noi lo scontrino dell’acquisto della bicicletta non lo chiediamo come prova (magnanimi loro!), e possono ritirare la bicicletta”
Io: “Ma quanto costa?” 
P.: “Costa solo 15 euro, il verbale di contravvenzione non c’è.”

Quindi capito? Stavano perseguendo un importante obiettivo per l’ordine pubblico, basandosi su un unico cartello messo di sbieco che contraddiceva tutti gli altri (sono andata a controllare, su quell’unico cartello c’era scritto 31/07 dalle ore 9.00), rimuovendo con due giorni d’anticipo le biciclette, facendo pagare 15 euro l’una il ritiro (sul camioncino dell’aci credo ce ne stiano tranquillamente una ventina, fate un po’ voi i conti), così consci del fatto che (pagati da noi) fanno un servizio pubblico che neanche passa loro per l’anticamera del cervello di avvisare che le hanno rimosse. In stazione peraltro, come se uno che non trova più la bici a Bologna pensi come prima ipotesi “me l’hanno rimossa!” e non “me l’hanno rubata”, opzione decisamente più comune. Per concludere questa importante operazione di ordine pubblico erano 4 della polizia municipale con due macchine, più un carabiniere con un’altra macchina (probabilmente ce ne sarà stato un altro con lui) che guardavano, e ribadisco guardavano, i due omini dell’ACI che tranciavano le catene delle biciclette per poi posizionarle sul loro camioncino dalle uova d’oro.

Il senso di ingiustizia e la necessità di approfondire sono dati dal fatto che quelle biciclette sono “appese” alle ringhiere, quasi invisibili e intangibili, è stata fatta una cosa ad hoc per racimolare un pò di soldi, per una manifestazione che è tra due giorni.

In una città in cui le biciclette sono una benedizione perchè eliminano un pò di traffico, e in una città dove si è fortunati se in un anno la propria bicicletta non viene rubata 2 volte. 

Senso di ingiustizia anche perchè la giustificazione è una manifestazione (quindi l’implicito è garantire l’ordine pubblico, mah), e quindi loro dovrebbero essere al servizio della comunità. Fare un servizio alla comunità vuol dire togliere le biciclette ma rendere chiaro primo il cartello di rimozione forzata (non lo era per niente), e poi che le hanno rimosse. Cosa costava appendere un foglio? 

E’ uno strapotere assurdo e smisurato nei confronti di semplici cittadini che hanno una bicicletta. Posizionata in uno dei pochi posti in cui è difficile rubarla. Le regole sono molto diverse da una categoria all’altra, mi piacerebbe che si applicasse la stessa fiscalità in tutti gli ambiti!

Nel frattempo mi sto iniziando ad irritare quando appena c’è una qualsiasi cosa che non funziona le persone parlano come pecore e iniziano le ondate di lamentele in cui gruppetti di sconosciuti si dànno manforte l’uno con l’altro per cimentarsi in un crescendo di insoddisfazione, un climax ascendente di rotture di balle in cui tutti comunque parlano utilizzando luoghi comuni. Gente plasmata dalla tv che cerca di fare l’alternativa, che finge davanti a se stessa di avere una coscienza civile, una propria opinione plasmatasi dopo l’essersi informata sui fatti. Sento ormai una divergenza incolmabile non solo tra me e lo stato, ma anche tra me e l’italiano medio. Come si dice dalle nostre parti, mi sono resa conto che non abbiamo proprio niente da spartire.

Quindi ultimamente ho adottato una tecnica fantastica: quando c’è qualche contrattempo dovuto a disservizi statali (es. treno in ritardo di un’ora), mentre gli altri iniziano a lamentarsi fomentandosi tra loro, io accendo immediatamente la musica sul mio iphone e inizio a fare tutto ciò che posso con gli oggetti che sono a disposizione. Leggo, studio, scopro, penso, telefono, mi arricchisco culturalmente. Da due mesi a questa parte ho capito che i problemi di questo paese non possono diventare miei problemi. 





Storie e musiche dal mondo

4 07 2013

La vita all’accademia internazionale prosegue. Lezioni 7 giorni su 7, 8 ore al giorno, poi il tentativo di studio in vista dell’esame, che negli ultimi giorni sta fallendo miseramente. Prendere coscienza dei propri limiti e del proprio esaurimento talvolta è utile nonché indispensabile. Si perde un po’ il senso del tempo in un luogo lontano isolato ed essendo occupati tutti i giorni, ma è anche bello così, più che altro è, va bene. C’è tempo per avere il senso del tempo, tutto il resto dell’anno.
La vita all’accademia prevede un’internazionalità che non avevo mai vissuto prima. Quest’anno sto conoscendo tantissime persone, tantissime storie di persone di tutte le età da tutto il mondo. E così ho parlato con una russa che da quando è piccina vive in Canada ma nella sua vecchiaia vorrebbe tornare in Europa, possibilmente in Italia “perché a Toronto non c’è niente” “ma Toronto è una delle città più grandi del Canada!” “ma ha solo due milioni di abitanti!” O_O L’ho dovuta avvertire che le uniche città più grandi in Italia sono Roma Milano Napoli e forse Palermo.
E poi un’austriaca, alcune tedesche (of course!), un’americana che del datagate e di Snowden non conosceva niente perché là censurano ogni notizia in merito, e un’altra americana che ha lavorato per l’ONU che invece è informata, intelligenza rara. Ognuno arriva lì d’estate dopo un anno di vita, e ognuno arriva con le sue storie, le sue esperienze, e basta ascoltare per condividere un pezzo di mondo.
Ieri sera ci siamo trovati a cena in una decina, invitati da una francese che compiva gli anni, ed è stata un’emozione immensa, una cosa nuova per me! Eravamo la francese, io, un altro italiano con famiglia, una dominicana, una tedesca e tre greci. Ci siamo fatti portare un po’ di specialità greche che poi abbiamo condiviso, e poi siamo partiti con happy birthday, e l’abbiamo cantata in tutte le lingue! Compreso il portoghese, che il mio amico italiano ha vissuto in Brasile. Ma poi non ci siamo fermati, abbiamo iniziato a cantare Frere Jacque (fra Martino) nelle varie versioni, e poi, come in flusso di condivisione e divertimento tanto bello quanto spontaneo, ognuno ha cantato qualche canzone popolare del suo paese, noi abbiamo optato per Bella Ciao e il cielo in una stanza (questa soprattutto il mio amico), e poi la francese è partita, i greci, la dominicana che adesso vive in Canada (anche lei è una dei “soli” due milioni di Toronto!) con tanto di ritmo, e poi la tedesca: questa canzone mi ha veramente colpito, si chiama Die gedanken sind frei (i pensieri sono liberi), è una canzone contro la guerra, dolcezza infinita…
Veramente una delle mie serate più belle in assoluto! Non so come descrivere le sensazioni che abbiamo provato, probabilmente abbiamo vissuto un flusso di piccoli eventi senza badare troppo al loro significato, ed è stato probabilmente questo il segreto!
Domani cucinerò la pasta per questa ragazza tedesca che ora vive in Svizzera, dopodomani chissà dove sarò, magari ad ascoltare musica popolare greca a Hora, la cittadina antica di Alonissos, o a mangiare calamari da qualche parte.
E chissà cosa studierò, ogni giorno mi stupisco del mio cervello, che immagazzina così tante informazioni ed incredibilmente le riesce anche ad usare… E’ una grande fatica essere qui, racconto solo gli aspetti legati all’esperienza e invece ogni giorno che dovrebbe essere per me di vacanza sono in quell’aula, ma sono lì per la mia più grande passione, e ne vale decisamente la pena.








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