25 Aprile

25 04 2009

vauro25aprile

Un buon 25 aprile a tutti! Fascisti esclusi.




Quel che si sapeva lo si è nascosto

23 04 2009

Sul sito di Buscialacroce ho trovato questi due articoli presi dal messaggero. Senza parole.


Dal messaggero di Paolo Mastri

PESCARA (17 aprile) – Duecentocinquanta metri di sedimenti lacustri e alluvionali. Ecco cosa condanna L’Aquila a ballare così spesso e, ogni tre secoli, a fare i conti con terremoti devastanti. Ma dal 1703 a lunedì sei aprile sono accadute molte cose che potevano limitare il carico di morte della scossa delle 3,32. Una in particolare è rimasta colpevolmente sepolta per dieci anni nei cassetti di Comune, Provincia, Regione. E’ uno studio geologico basato su un rapporto del Servizio sismico nazionale, conservato negli archivi della presidenza del consiglio dei ministri con il protocollo Ssn/Rt/96/15.
Dice che il sottosuolo aquilano è composto, negli strati superficiali, da una crosta di detriti che funziona da amplificatore dei terremoti: il fattore di moltiplicazione del movimento del suolo a basse frequenze, dicono i calcoli, è di circa dieci volte. Ciò che più è da temere, in condizioni del genere, è un sisma superficiale classificato come ”regionale”: esattamente quello che è capitato il sei aprile scorso. Un altro dei molti allarmi ignorati, prima della tragedia aquilana. Come lo studio redatto dieci anni fa dalla protezione civile sul rischio sismico del capoluogo, come l’analisi condotta tra il 2003 e il 2005 da ”Abruzzo engineering” sulla vulnerabilità degli edifici pubblici.

mappa Pericolosità sismica di riferimento per il territorio nazionale

La rivelazione è di Christian Del Pinto, 38 anni, origini aquilane, geofisico e responsabile scientifico della protezione civile del Molise. Del Pinto ricorda bene, da giovane laureato, gli studi del professor Gaetano De Luca, con il quale all’epoca collaborava. «Tutto ebbe origine – dice – dopo il terremoto del 20 ottobre 2006 nella zona di Montereale-Campostosto. Una scossa di magnitudo 4.1 che seminò grande allarme, per la presenza nell’epicentro della diga dell’Enel e per la vicinanza del territorio aquilano, duramente colpito dai terremoti del 1915 e del 1703. Nel 1999 De Luca consegnò a Comune, Provincia e Regione, tre distinti studi che evidenziavano la base geologica del fattore di rischio e suggerivano interventi radicali per la messa in sicurezza degli edifici pubblici e di tutti gli immobili adibiti al ricovero di persone: ospedali, scuole, collegi».
Soltanto la Provincia, raccontano i giornali dell’epoca, raccolse l’allarme; la sua richiesta di un finanziamento straordinario alla Regione Abruzzo, però, si perse ben presto per strada. De Luca, nel frattempo diventato dirigente del Servizio sismico nazionale, nel novembre del 1999 fu invitato per via gerarchica a rettificare le sue dichiarazioni pubbliche, riconducendole a mere interpretazioni personali. L’ente non aveva alcuna intenzione di condividere i segnali di allarme. Atteggiamento rimasto immutato fino al 31 marzo scorso, quando la commissione grandi rischi dell’Invg, riunita all’Aquila, definì le prime scosse di avvertimento «tipica sequenza di terremoti, del tutto normale in aree sismiche come in quella dell’Aquilano».
Gli studi sono andati avanti lo stesso e nel 2005 Gaetano De Luca e altri ricercatori ne pubblicarono le conclusioni sul Bulletin of the Seismological society of America, una bibbia del settore. Tutto inutile: appena due anni prima, una ordinanza del presidente del consiglio dei ministri aveva confermato per L’Aquila la classificazione del rischio sismico di grado due, a differenza di Sulmona e Avezzano promosse nella prima fascia in base alle tragedie dei secoli precedenti. L’edilizia di rapina, forse, non è l’unica responsabile della strage dell’Aquila.

Dall’altro ariticolo sempre sul Messaggero di Paolo Mastri

L’AQUILA – Andò così: una sonda installata nella galleria pedonale Collemaggio-piazza Duomo captò il terremoto del 20 ottobre 1996 a lago di Campotosto e registrò lo straordinario fattore di accelerazione del sottosuolo aquilano. Fu così che Gaetano De Luca e Roberto Scarpa, responsabile della Rete sismica abruzzese il primo, docente di sismologia a Salerno il secondo, piazzarono altri due accelerometri nel sottosuolo aquilano. Iniziativa personale, fin da allora la verità che prendeva forma non piaceva ai piani alti del Servizio sismico nazionale. L’anno successivo le sonde registrarono il terremoto di Umbria e Marche. Dati agghiaccianti: «Mai visto nulla di simile in vita mia – commentò il professor Scarpa -, neanche in Irpinia nel 1980». Il bancone di detriti alluvionali su cui è poggiato il centro storico aquilano è un impasto micidiale in grado di moltiplicare per dieci la forza di accelerazione di un terremoto. Dato studiato e pubblicato nel 1999 sul prestigioso Boulletin of the Seismological society of America. La conferma è arrivata purtroppo alle 3,32 del sei aprile scorso. I dieci anni di intervallo sono un altro straordinario capitolo di silenzi, verità occultate, carte sepolte nei cassetti, dati distorti. Come la correzione del rating sismico del territorio aquilano dalla classe ”A” delle mappe statali alla ”B” della carta approvata dalla Regione nel 2003. Una lunga serie di tasselli, dopo lo studio Barberi del ’99 e la ricerca di ”Abruzzo engineering” del 2005, che concorrono a disegnare l’area degli allarmi inascoltati sul rischio sismico del territorio aquilano e sulla vulnerabilità di molti, troppi edifici pubblici e strategici. E’ un livello di responsabilità istituzionali che affianca quello delle colpe personali per i crolli sospetti dei palazzi moderni. Un livello nel quale, inevitabilmente, la magistratura finirà per ficcare il naso, per capire quanti dei 295 morti dell’Aquila vanno sottratti alla contabilità del fato.
Troppe le note stonate in questa storia, a cominciare dalla doppia velocità del sistema statale di Protezione civile e monitoraggio sismico. A novembre ’99 Gaetano De Luca fu censurato dai suoi superiori, per la pubblicità data ai suoi studi, all’epoca comunque noti a Regione, Provincia e Comune; più o meno nella stessa epoca la Protezione civile diretta da Franco Barberi partoriva il suo studio sul rischio sismico nell’Aquilano. Tra gli enti locali, soltanto la Provincia prese sul serio l’allarme dei ricercatori, ma dopo una prima richiesta di 100 miliardi di lire per la messa in sicurezza degli edifici l’iniziativa dell’assessore alla protezione civile Gianfranco Giuliante cadde nel vuoto. «Anche per la freddezza dimostrata dai vertici del Servizio simico nazionale», dice oggi Giuliante. Anche la Regione, in una nota, sostiene di essersi attivata.
Eppure, quando il dottor De Luca pubblico il suo studio, negli archivi della presidenza del consiglio dei ministri era già conservato il report ”Ssn/Rt/96/15” sul terremoto Umbria-Marche e sui suoi effetti in territorio aquilano. Pagina 37: «Le analisi fin qui effettuate… suggeriscono comunque la possibilità di effetti legati all’oscillazione del bancone di detriti su cui è costruita la maggior parte del centro storico della città… E’ comunque necessario approfondire le indagini nell’area». Non bastò ad attivare le ricerche richieste a istituzioni prestigiose come l’Usgs-Menlo park, l’Ens di Parigi e il nostro Servizio sismico nazionale. Non bastò neanche a evitare il declassamento del rating sismico dell’Aquila. Un delitto annunciato, un movente d’interesse: dieci anni fa all’Aquila l’imperativo politico era non terrorizzare imprese e costruttori con i costi della prevenzione sismica. Ne va della vita della città, dicevano.





A volte mi capita ancora

16 04 2009

terremotovignetta

(Mi scuso per questo post in prima persona e volgare.)

A volte mi capita ancora di arrabbiarmi. C’ero quasi riuscita a star beatamente tranquilla, nessun tg, tv sempre spenta tranne che per i simpson e qualche puntata di X Factor, poca consultazione di oknotizie, informazione che arrivava da tre o quattro blog ben selezionati senza troppe argomentazioni filosofiche. Ero una persona tranquilla, felice, estremamente cinica, ma di quel cinismo che consente di sopravvivere. Perchè tanto diciamolo, la nostra indignazione se poi non abbiamo voglia di muovere il culo non serve proprio (diciamo quasi?) a niente.

Però poi succede la catastrofe, il terremoto in Abruzzo, centinaia di nostri connazionali morti, e allora è impossibile non informarsi, è giusto farlo. Mi ero riproposta di non fare polemica, di far parlare solo gli abruzzesi, ma non ce la faccio più.

E mi vergogno, perchè per farmi piangere non sono bastate tutte quelle vite finite, non sono bastate le migliaia di persone in tenda o in macchina senza casa, senza niente, senza poter recuperare neanche una fotografia. Non sono bastate le foto delle macerie, parte del funerale, testimonianze dirette lasciate a persone con in mano un microfono. Non sono bastate neanche le notizie sull’infiltrazione mafiosa (il sindaco Cialente ha dichiarato parlando di Annozero che l’infiltrazione mafiosa in Abruzzo è marginale, ma allora dico io se sai che c’è devi parlare in tribunale non rilasciare interviste; e poi ha anche detto “emerge che l’Abruzzo è fatto di cartone“, no, sbagliato, è fatto di cemento impastato con la sabbia); neanche la consapevolezza che in Giappone non sarebbe successo quasi niente con un terremoto di questa potenza.

Ma oggi ho acceso la tv, e su un canale c’era la polemica per “l’esonero” di Vauro, lui ha offeso i terremotati, c’è da riequilibrare, e su un altro canale c’era la polemica per l’election day, che in realtà per i motivi suddetti non so di preciso cos’è, e non lo voglio neanche sapere. Sta di fatto che per non far cadere il governo hanno accontentato Bossi, cioè ci saranno due weekend di votazioni (uno per le elezioni e l’altro per il referendum) al posto di uno, e quindi lo Stato per fare un piacere a Bossi spenderà più di 400 milioni di euro. Che su 12 miliardi previsti per la ricostruzione dell’Aquila e provincia è quasi un ventesimo.

E allora io inviterei Bossi dato che noi abbiamo fatto un piacere a lui (perchè si suole dire nei salotti filosofici che il governo rappresenta tutti i cittadini e nessuno può permettersi di dire il contrario quindi tutti abbiamo fatto un favore a Bossi), lui ci fa il favore di donare 400 milioni di euro alla causa abruzzese. Io non so se ci rendiamo conto della gravità della cosa, dopo che è di ieri la notizia che il debito pubblico ha raggiunto un nuovo record, e che gli introiti per le tasse sono diminuiti del 7,2% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, dopo che Berlusconi ha rifiutato le offerte d’aiuto dalla Francia e da altri paesi europei (peraltro in Francia parlano del terremoto in termini ben più tragici e meno rassicuranti dei nostri) perchè “i soldi ci sono”. I soldi ci sono? Ma dove?

A questo punto è chiaro, non ce la faremo mai a cambiare, ad avere una credibilità, ad avere dei rappresentanti seri, ad uscire dalla crisi, le polemiche sono sempre quelle, i risultati gli stessi. Non lo so che scusa si inventeranno questa volta per giustificare il tutto, ma ce la faranno grazie ai soliti tg e ai soliti giornali. E la gente crederà loro, e quindi secondo i salotti filosofici per osmosi anche noi che siamo parte della gente siamo responsabili. Ed è in parte tragicamente vero, nel senso che io non ho voglia di muovere il culo rischiando in prima persona. Come non ne hanno voglia tutti quelli che scrivono su dei blog invece di fare dei circoli che agiscano nella quotidianità delle proprie città. E’ la triste realtà. Ma io non ne ho voglia perchè sono stufa di lottare contro i mulini a vento, paradossalmente per liberare i cittadini serve andare contro la maggioranza dei cittadini, e allora finchè c’è da “combattere” contro 630+315 persone è un conto, se c’è da scagliarsi contro 30 e anche più milioni di persone le cose cominciano a complicarsi.

Non ce la faremo mai, siamo destinati a perdere credibilità, soldi, felicità, coesione, conoscenza, sempre di più. Non ce la potremo mai fare. Neanche 500 tonnellate di viagra potranno rizzare le nostre coscienze ormai a pecorina da 20 anni. Siamo dei caproni ignoranti di merda. Coglioni. Col varicocele.





Confessioni di un terremotato di merda

15 04 2009

Un’altra testimonianza diretta, da Buscialacroce cinical division:

Buscialacroce torna più cattivo che mai, una città distrutta, due amici di meno e tanti vaffanculo nel cuore! Il primo vaffa va all’architetto dell’ospedale nuovo, si fa per dire, S. Salvatore Marcello Vittorini che dice: “Ho visto che l’ospedale in alcuni punti era inagibile, ma in altri no. Non capisco cosa possa essere successo. Non so se l’incuria possa aver compromesso i pilastri.”

ospedale-macerie

Architè ma che cazzo dici? La realtà è che hai sbagliato il progetto, lo sapevi benissimo che L’Aquila essendo stata distrutta dal terremoto 3-4 volte, l’ultima fino al 6 aprile 2009 nel 1703, non era zona sismica di secondo grado, ma di primo. Mia madre ci ha lavorato li dentro e prima ancora ha lavorato al vecchio San Salvatore che ha retto benissimo perché non era stato fatto con il pongo. A noi Aquilani non ci prendi in giro, stai zitto che è meglio, il tuo “geniale” progetto è andato giù come la cartapesta e per fortuna non ci è rimasto secco nessuno. Lo sai che con il cemento che avrebbero dovuto usare per l’ospedale sono state costruite altre case e ville? Peccato che non ho le prove e non posso ritrovare il testimone. Il secondo vaffa va a “Il Giornale” e al suo irritantissimo direttore Mario Giordano, sono loro che offendono i morti, non certo Vauro. Le vignette di Vauro sul terremoto erano un pugno dritto allo stomaco che mostravano tutta l’ipocrisia di alcuni giornalisti che girano come avvoltoi sulla carogna, la spolpano finchè restano solo le ossa e se ne vanno come se nulla fosse accaduto. Il terzo vaffa va a chi ha governato L’Aquila, destra e sinistra, che non ha previsto una zona con luce, acqua, gas per montare prefabbricati o tende.

ITALY-QUAKE/

Si sa che a L’Aquila più o meno ogni 300 anni fa un terremoto catastrofico, la protezione civile appena arrivata ci ha messo un po’ per organizzarsi perché non era prevista una zona attrezzata e questo il sindaco Massimo Cialente e l’ex sindaco Biagio Tempesta lo sapevano benissimo. Il quarto vaffa va al tg1 che si rallegra per l’odience ottenuto grazie ai servizi sul terremoto mentre due miei amici più 293 persone crepavano. Il quinto vaffa lo dedico a quei giornalisti tipo Bruno Vespa che usano il dolore della gente per alzare gli ascolti, carissimo Vespa l’altra sera mi hai fatto vergognare di essere tuo concittadino. Un vaffanculo speciale va ai turisti da catastrofe, spero che su quelle esimie teste di cazzo cada una colonna di marmo e mi dispiace solo che non stavano con me in quei 25 secondi di folle euforia. Il Buscialacroce che conoscevate non c’è più, quello è rimasto sepolto tra le macerie con la sua amica Benedetta, ora ce n’è uno nuovo molto più spietato che non farà sconti a nessuno che userà tutta la violenza verbale che ha per farvi star male. Vi piace la tv del dolore? Bene siete entrati nel posto giusto, farò il carnefice di me stesso, lo sciacallo dei miei sentimenti.

vigili-fuoco

Un ringraziamento invece va ai vigili del fuoco che per 1200 € al mese rischiano la vita per salvarci, un ringraziamento tutto speciale va ai cani che aiutano a cercare le persone sotto le macerie e in cambio vogliono coccole e la strameritatissima pappa! P.s non dimentichiamoci il grande Pluto ju cane che è rimasto a L’Aquila nonostante il terremoto, Pluto ju cane cittadino onorario!





Cosa fare in caso di terremoto?

10 04 2009

hand-cross

Dato che in tv trattano ogni scossa come se fosse l’ultima e invece sembra che il fenomeno sismico non sia destinato a finire entro breve, ho pensato di mettere le istruzioni, o meglio alcuni consigli utili nel caso dovesse venire una scossa…Ovviamente incrociando le dita…Ma ho pensato che se incrociare le dita fosse sufficiente per non far accadere eventi spiacevoli saremmo tutti più felici e non conosceremmo il significato della parola psichiatria. I costruttori di certe strutture devono avere pensato che incrociare le dita risparmiando sui materiali fosse una buona idea. Io proporrei l’hand-cross come sport nazionale, saremmo in grado di vincere medaglie olimpiche.

L’ho trovato su eatrhquake:

A prescindere da quale sia l’intensità del terremoto e la sua durata se siete colpiti dal sisma e vi trovate all’interno della vostra abitazione è buon uso trovare un riparo nelle zone più sicure della casa.

Alcuni luoghi classificati più sicuri:
– sotto lo stipite di una porta, molto difficile che crolli.
– un buon tavolo magari di castagno resisterà a notevoli sollecitazioni.
– rientranze del muro dove le pareti sono di considerevole spessore.

Le scale, al giorno d’oggi, sono il punto più sicuro dell’edificio ma sussiste un pericolo reale dell’istinto di conservazione dell’individuo che si precipita dalle scale calpestando tutto e tutti a scapito dei più deboli e anche condizioni di perdita d’equilibrio a seguito di scosse telluriche.

Sappiamo che in certi momenti mantenere la lucidità è difficile ma bisogna imporre a se stessi un comportamento che metta in sicurezza fattori fondamentali.
Prima chiudere la fornitura di energia elettrica ovvero sganciare l’interruttore generale presso il contatore Enel, se questo si trova in luogo lontano o non accessibile al momento, sganciare almeno il salvavita dell’appartamento, questo al fine di evitare cortocircuiti elettrici, facili inneschi di incendio e di esplosioni da gas, oltre al pericolo personale di scossa elettrica.
In secondo luogo è indispensabile chiudere il rubinetto del gas possibilmente quello principale.

Dopo l’evento si può, con relativa sicurezza, uscire all’aperto e trovare uno spazio sicuro.
Gli spazi sicuri, in questi casi, sono da cercare in aree senza edifici ne costruzioni, uno spazio aperto è normalmente sicuro, una grande piazza o un terreno o una strada ampia, conviene sempre considerare l’altezza degli edifici che ci circondano e valutare la distanza da essi.

Il problema che si presenta dopo una scossa è in genere il problema sul problema ovvero l’uso dell’automezzo proprio.
Evitate di prendere la vostra macchina se non in casi di estrema necessità. Una macchina può ostacolare i mezzi di soccorso o anche solo ostacolare chi ne ha più bisogno di voi. Se il pensiero è la macchina nuova in garage possiamo dire che meglio fare il weekend successivo a piedi o in bicicletta che rischiare la propria vita per cercare di salvarla dalle ammaccature.
Non bloccare il traffico, usa la macchina solo se indispensabile.





L’Aquila non c’è più

9 04 2009

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Volevo scrivere sul terremoto che ha devastato l’Aquila e alcuni paesi della provincia, volevo scrivere facendo pura cronaca secondo quello che dicevano le tv, niente polemiche, solo pura cronaca. Perchè ho notato che noi blogger siamo bravissimi a fare polemica e a puntare i piedi, con la cronaca nuda e cruda ci troviamo un pò più a disagio. Poi un amico mi ha segnalato questo blog, di un’aquilana, Anna, che sta vivendo questa tragedia. E se anche io mi impegnassi questa testimonianza è mille volte più vera di qualsiasi cosa possa scrivere io, ed è ora di far parlare chi sta vivendo queste cose, è ora di evitare il rumore assordante delle “parole lontane” per far parlare finalmente chi sa come vanno le cose. Per far urlare come sono andate le cose, perchè è ora che qualcuno urli. Se pubblicherò aggiornamenti saranno i suoi o quelli di qualche altro abruzzese, e lancio un appello: facciamo tutti così, diffondiamo solo la verità, la verità che è lì in quel luogo adesso, non la “verità” nostra lontana che in ogni caso dipende da altre fonti non troppo verificabili. Secondo me è il minimo che possiamo fare.

Eccomi qui. Gli ultimi post sono stati scritti non di mio pugno. Era la mia amica Chiara che scriveva da Bologna. Questa sono io. La situazione è tragica. Inenarrabile. Io e la mia famiglia abbiamo perso tutto: case, lavoro, vita passata, radici. TUTTO. Ma quello che vorrei urlaste al posto mio è la rabbia di essere stati lasciati soli. Noi Abruzzesi siamo stati mandati a morte scientemente. Erano mesi e mesi di scosse, e nessuno ne ha mai parlato. Nessun giornale, nessun TG. NESSUNO. NESSUNO.NESSUNO. Nessun piano di emergenza era stato approntato. Siamo stati mandati a morte. Avrebbero dovuto farci evacuare. Il terremoto del 700 ha avuto la stessa casistica, gli stessi tempi. Identico. E loro ci rassicuravano. Parlano di 200 morti. Bugia. Al momento sono mille. E non è finita. E gli sfollati sono 60mila. Denuncio quell’imbelle del sindaco Cialente. La presidente della provincia Stefania Pezzopane. Tutte le autorità. L’Aquila non è. Fu. E noi tutti con lei. Si entra in città e non si hanno più punti di riferimento. Mio marito è entrato stamani. E’ tornato al campo sfollati. Non connetteva. Non sapeva più neanche il suo nome. Sono lucida. Le cose che vi dico sono verità. A presto. Anna





Udite Udite! Paolo Guzzanti è rinsavito!

3 04 2009

paologuzzanti1

Di Simona_Rm

Prologo
Cercando informazioni sull’ennesimo malaffare a firma Berlusconi, Google mi indirizza dritta al sito di  Paolo Guzzanti,  qui trovo un’infinità  di commenti e prese di posizione contro Mr B e il neonato PdL, così tante che il mio occhio sinistro ancora non crede al destro.
Io so che Paolo Guzzanti è stato socialista, che ha cresciuto i figli -soprattutto Sabina e Corrado- nell’ideale dell’uguaglianza e nel (quasi) culto di Ernesto “Che” Guevara (e che non se li è mangiati, non  ha manco mai provato a dargli un morso). Ma questo era tanti anni fa. Poi gli è accaduto qualcosa di grosso, per cui ha creduto di vedere in Silvio Berlusconi l’Uomo della Provvidenza o giù di lì. Forse fu la nausea per aver seguito un partito che finì accartocciato su se stesso negando i principi fondanti del socialismo e  brillando di vergogna   nei processi di “mani pulite”. O forse fu solo un’ischemia!  Non so. Ma non è stato l’unico ad avere questa “illuminazione”, non gliene ho mai fatto una colpa specifica.
Comunque, da  che seguo la politica, Paolo Guzzanti è sempre stato un Forzitalista e –a parere mio- ha anche servito molto bene il Cavaliere: con le commissioni Telecom-Serbia e Mitrovkin, creando ad arte (ma nemmeno tanto) una quantità di notizie allarmiste e spesso false, ottenute da fonti improbabili (Approposito! Che fine ha fatto tale “Mario Scaramella”?); insomma ha fatto folklore, secondo lo stile tipico di ogni  governo gestito da Mr B. Ora però, al Senatore Paolo deve essere accaduto qualcos’altro di altrettanto rilevante, perché non passa giorno che non denunci una schifezza del Governo  in carica. Forse, questo “altro” è germinato nel luglio dello scorso anno ed oggi dà frutti di rabbia grossi come cocomeri.

Prologo del prologo
L’8 luglio 2008 a Roma (Piazza Navona) ci fu un tentativo di opposizione alle nefandezze che il Governo Berlusconi andava decretando. In primis, quella porcheria che passerà alla nostra storia con il nome di Lodo Alfano. Fu una manifestazione giustamente arrabbiata ma molto dispersiva, purtroppo.
Qui Sabina Guzzanti, senza giri di parole, manifestò il suo disgusto per la presenza di Mara Carfagna nella rosa dei ministri; il giorno dopo, i legali della soubrette/ministra, divulgarono quello che definirei un “preavviso di querela”, dove la perifrasi era addirittura abusata: venivano completamente omessi nome e cognome di Sabina e ci si riferiva a lei solo con la definizione di “attrice comica” e “figlia del parlamentare di Forza Italia Paolo Guzzanti”! Paolo Guzzanti si infuriò. Ma non perché avevano attaccato sua figlia (non sono mai andati d’accordo), ma perché lesse quella lettera come andava letta: un  avvertimento mafioso.

Oggi
Da lì in poi, la quota dei Guzzanti che le cantano ai Governi è aumentata di Una Unità: Paolo, appunto! E gli  trova tutte le pulci! Ne trova più di Marco Travaglio che Guzzanti ha sempre detestato; ormai non lo si distingue da Antonio Di Pietro.
Scrive a caratteri grandi e rossi! Smentisce Berlusconi che sta tentato di rinnegare il suo appoggio morale a Putin nell’attacco alla Georgia;  vota “no” al federalismo leghista; denuncia il  disegno di controllare la stampa destituendo i direttori di testate, per sostituirli con giornalisti graditi a Mr B; e ce n’è anche per il PD! So’ cocomeri amari per tutti! Evviva.

Conclusione

Credo che il Senatore Paolo Guzzanti stia prendendo delle medicine molto buone.
Si potrà mettere questi farmaci in fascia “A” e distribuirli senza ricetta? Mi sa di no, vero?