La “cricca di banditi”

13 02 2010

Da repubblica.it

Il 6 aprile, in una conversazione tra gli imprenditori Francesco Maria De Vito Piscicelli, direttore tecnico dell’impresa Opere pubbliche e ambiente Spa di Roma, associata al consorzio Novus di Napoli e il cognato Gagliardi si capisce che c’è attesa per le mosse di Balducci sugli appalti:

“Alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito, non è che c’è un terremoto al giorno”.

“Lo so”, e ride.

“Per carità, poveracci”.

“Va buò”.

“Io stamattina ridevo alle tre e mezzo dentro al letto”.

Ecco, io avrei un’idea, trasformerei il nome di questa banda Bassotti da “La cricca di banditi” a “La manica di stronzi”. Oltre a tutti i milioni di euro buttati, oltre ai cittadini aquilani barbaramente offesi e rimasti perlopiù senza casa, questi ridono per un evento in cui ci sono state centinaia di morti. Io li condannerei per trent’anni a guardare negli occhi uno per uno i parenti delle vittime. Perchè questa non è solo corruzione, è anche il totale disprezzo per l’umanità. Questa è una cosa da paese del terzo mondo, dove si fanno le guerre civili per accaparrarsi le materie prime.

(Qui c’è un altro articolo del Corriere)





Quel che si sapeva lo si è nascosto

23 04 2009

Sul sito di Buscialacroce ho trovato questi due articoli presi dal messaggero. Senza parole.


Dal messaggero di Paolo Mastri

PESCARA (17 aprile) – Duecentocinquanta metri di sedimenti lacustri e alluvionali. Ecco cosa condanna L’Aquila a ballare così spesso e, ogni tre secoli, a fare i conti con terremoti devastanti. Ma dal 1703 a lunedì sei aprile sono accadute molte cose che potevano limitare il carico di morte della scossa delle 3,32. Una in particolare è rimasta colpevolmente sepolta per dieci anni nei cassetti di Comune, Provincia, Regione. E’ uno studio geologico basato su un rapporto del Servizio sismico nazionale, conservato negli archivi della presidenza del consiglio dei ministri con il protocollo Ssn/Rt/96/15.
Dice che il sottosuolo aquilano è composto, negli strati superficiali, da una crosta di detriti che funziona da amplificatore dei terremoti: il fattore di moltiplicazione del movimento del suolo a basse frequenze, dicono i calcoli, è di circa dieci volte. Ciò che più è da temere, in condizioni del genere, è un sisma superficiale classificato come ”regionale”: esattamente quello che è capitato il sei aprile scorso. Un altro dei molti allarmi ignorati, prima della tragedia aquilana. Come lo studio redatto dieci anni fa dalla protezione civile sul rischio sismico del capoluogo, come l’analisi condotta tra il 2003 e il 2005 da ”Abruzzo engineering” sulla vulnerabilità degli edifici pubblici.

mappa Pericolosità sismica di riferimento per il territorio nazionale

La rivelazione è di Christian Del Pinto, 38 anni, origini aquilane, geofisico e responsabile scientifico della protezione civile del Molise. Del Pinto ricorda bene, da giovane laureato, gli studi del professor Gaetano De Luca, con il quale all’epoca collaborava. «Tutto ebbe origine – dice – dopo il terremoto del 20 ottobre 2006 nella zona di Montereale-Campostosto. Una scossa di magnitudo 4.1 che seminò grande allarme, per la presenza nell’epicentro della diga dell’Enel e per la vicinanza del territorio aquilano, duramente colpito dai terremoti del 1915 e del 1703. Nel 1999 De Luca consegnò a Comune, Provincia e Regione, tre distinti studi che evidenziavano la base geologica del fattore di rischio e suggerivano interventi radicali per la messa in sicurezza degli edifici pubblici e di tutti gli immobili adibiti al ricovero di persone: ospedali, scuole, collegi».
Soltanto la Provincia, raccontano i giornali dell’epoca, raccolse l’allarme; la sua richiesta di un finanziamento straordinario alla Regione Abruzzo, però, si perse ben presto per strada. De Luca, nel frattempo diventato dirigente del Servizio sismico nazionale, nel novembre del 1999 fu invitato per via gerarchica a rettificare le sue dichiarazioni pubbliche, riconducendole a mere interpretazioni personali. L’ente non aveva alcuna intenzione di condividere i segnali di allarme. Atteggiamento rimasto immutato fino al 31 marzo scorso, quando la commissione grandi rischi dell’Invg, riunita all’Aquila, definì le prime scosse di avvertimento «tipica sequenza di terremoti, del tutto normale in aree sismiche come in quella dell’Aquilano».
Gli studi sono andati avanti lo stesso e nel 2005 Gaetano De Luca e altri ricercatori ne pubblicarono le conclusioni sul Bulletin of the Seismological society of America, una bibbia del settore. Tutto inutile: appena due anni prima, una ordinanza del presidente del consiglio dei ministri aveva confermato per L’Aquila la classificazione del rischio sismico di grado due, a differenza di Sulmona e Avezzano promosse nella prima fascia in base alle tragedie dei secoli precedenti. L’edilizia di rapina, forse, non è l’unica responsabile della strage dell’Aquila.

Dall’altro ariticolo sempre sul Messaggero di Paolo Mastri

L’AQUILA – Andò così: una sonda installata nella galleria pedonale Collemaggio-piazza Duomo captò il terremoto del 20 ottobre 1996 a lago di Campotosto e registrò lo straordinario fattore di accelerazione del sottosuolo aquilano. Fu così che Gaetano De Luca e Roberto Scarpa, responsabile della Rete sismica abruzzese il primo, docente di sismologia a Salerno il secondo, piazzarono altri due accelerometri nel sottosuolo aquilano. Iniziativa personale, fin da allora la verità che prendeva forma non piaceva ai piani alti del Servizio sismico nazionale. L’anno successivo le sonde registrarono il terremoto di Umbria e Marche. Dati agghiaccianti: «Mai visto nulla di simile in vita mia – commentò il professor Scarpa -, neanche in Irpinia nel 1980». Il bancone di detriti alluvionali su cui è poggiato il centro storico aquilano è un impasto micidiale in grado di moltiplicare per dieci la forza di accelerazione di un terremoto. Dato studiato e pubblicato nel 1999 sul prestigioso Boulletin of the Seismological society of America. La conferma è arrivata purtroppo alle 3,32 del sei aprile scorso. I dieci anni di intervallo sono un altro straordinario capitolo di silenzi, verità occultate, carte sepolte nei cassetti, dati distorti. Come la correzione del rating sismico del territorio aquilano dalla classe ”A” delle mappe statali alla ”B” della carta approvata dalla Regione nel 2003. Una lunga serie di tasselli, dopo lo studio Barberi del ’99 e la ricerca di ”Abruzzo engineering” del 2005, che concorrono a disegnare l’area degli allarmi inascoltati sul rischio sismico del territorio aquilano e sulla vulnerabilità di molti, troppi edifici pubblici e strategici. E’ un livello di responsabilità istituzionali che affianca quello delle colpe personali per i crolli sospetti dei palazzi moderni. Un livello nel quale, inevitabilmente, la magistratura finirà per ficcare il naso, per capire quanti dei 295 morti dell’Aquila vanno sottratti alla contabilità del fato.
Troppe le note stonate in questa storia, a cominciare dalla doppia velocità del sistema statale di Protezione civile e monitoraggio sismico. A novembre ’99 Gaetano De Luca fu censurato dai suoi superiori, per la pubblicità data ai suoi studi, all’epoca comunque noti a Regione, Provincia e Comune; più o meno nella stessa epoca la Protezione civile diretta da Franco Barberi partoriva il suo studio sul rischio sismico nell’Aquilano. Tra gli enti locali, soltanto la Provincia prese sul serio l’allarme dei ricercatori, ma dopo una prima richiesta di 100 miliardi di lire per la messa in sicurezza degli edifici l’iniziativa dell’assessore alla protezione civile Gianfranco Giuliante cadde nel vuoto. «Anche per la freddezza dimostrata dai vertici del Servizio simico nazionale», dice oggi Giuliante. Anche la Regione, in una nota, sostiene di essersi attivata.
Eppure, quando il dottor De Luca pubblico il suo studio, negli archivi della presidenza del consiglio dei ministri era già conservato il report ”Ssn/Rt/96/15” sul terremoto Umbria-Marche e sui suoi effetti in territorio aquilano. Pagina 37: «Le analisi fin qui effettuate… suggeriscono comunque la possibilità di effetti legati all’oscillazione del bancone di detriti su cui è costruita la maggior parte del centro storico della città… E’ comunque necessario approfondire le indagini nell’area». Non bastò ad attivare le ricerche richieste a istituzioni prestigiose come l’Usgs-Menlo park, l’Ens di Parigi e il nostro Servizio sismico nazionale. Non bastò neanche a evitare il declassamento del rating sismico dell’Aquila. Un delitto annunciato, un movente d’interesse: dieci anni fa all’Aquila l’imperativo politico era non terrorizzare imprese e costruttori con i costi della prevenzione sismica. Ne va della vita della città, dicevano.





A volte mi capita ancora

16 04 2009

terremotovignetta

(Mi scuso per questo post in prima persona e volgare.)

A volte mi capita ancora di arrabbiarmi. C’ero quasi riuscita a star beatamente tranquilla, nessun tg, tv sempre spenta tranne che per i simpson e qualche puntata di X Factor, poca consultazione di oknotizie, informazione che arrivava da tre o quattro blog ben selezionati senza troppe argomentazioni filosofiche. Ero una persona tranquilla, felice, estremamente cinica, ma di quel cinismo che consente di sopravvivere. Perchè tanto diciamolo, la nostra indignazione se poi non abbiamo voglia di muovere il culo non serve proprio (diciamo quasi?) a niente.

Però poi succede la catastrofe, il terremoto in Abruzzo, centinaia di nostri connazionali morti, e allora è impossibile non informarsi, è giusto farlo. Mi ero riproposta di non fare polemica, di far parlare solo gli abruzzesi, ma non ce la faccio più.

E mi vergogno, perchè per farmi piangere non sono bastate tutte quelle vite finite, non sono bastate le migliaia di persone in tenda o in macchina senza casa, senza niente, senza poter recuperare neanche una fotografia. Non sono bastate le foto delle macerie, parte del funerale, testimonianze dirette lasciate a persone con in mano un microfono. Non sono bastate neanche le notizie sull’infiltrazione mafiosa (il sindaco Cialente ha dichiarato parlando di Annozero che l’infiltrazione mafiosa in Abruzzo è marginale, ma allora dico io se sai che c’è devi parlare in tribunale non rilasciare interviste; e poi ha anche detto “emerge che l’Abruzzo è fatto di cartone“, no, sbagliato, è fatto di cemento impastato con la sabbia); neanche la consapevolezza che in Giappone non sarebbe successo quasi niente con un terremoto di questa potenza.

Ma oggi ho acceso la tv, e su un canale c’era la polemica per “l’esonero” di Vauro, lui ha offeso i terremotati, c’è da riequilibrare, e su un altro canale c’era la polemica per l’election day, che in realtà per i motivi suddetti non so di preciso cos’è, e non lo voglio neanche sapere. Sta di fatto che per non far cadere il governo hanno accontentato Bossi, cioè ci saranno due weekend di votazioni (uno per le elezioni e l’altro per il referendum) al posto di uno, e quindi lo Stato per fare un piacere a Bossi spenderà più di 400 milioni di euro. Che su 12 miliardi previsti per la ricostruzione dell’Aquila e provincia è quasi un ventesimo.

E allora io inviterei Bossi dato che noi abbiamo fatto un piacere a lui (perchè si suole dire nei salotti filosofici che il governo rappresenta tutti i cittadini e nessuno può permettersi di dire il contrario quindi tutti abbiamo fatto un favore a Bossi), lui ci fa il favore di donare 400 milioni di euro alla causa abruzzese. Io non so se ci rendiamo conto della gravità della cosa, dopo che è di ieri la notizia che il debito pubblico ha raggiunto un nuovo record, e che gli introiti per le tasse sono diminuiti del 7,2% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, dopo che Berlusconi ha rifiutato le offerte d’aiuto dalla Francia e da altri paesi europei (peraltro in Francia parlano del terremoto in termini ben più tragici e meno rassicuranti dei nostri) perchè “i soldi ci sono”. I soldi ci sono? Ma dove?

A questo punto è chiaro, non ce la faremo mai a cambiare, ad avere una credibilità, ad avere dei rappresentanti seri, ad uscire dalla crisi, le polemiche sono sempre quelle, i risultati gli stessi. Non lo so che scusa si inventeranno questa volta per giustificare il tutto, ma ce la faranno grazie ai soliti tg e ai soliti giornali. E la gente crederà loro, e quindi secondo i salotti filosofici per osmosi anche noi che siamo parte della gente siamo responsabili. Ed è in parte tragicamente vero, nel senso che io non ho voglia di muovere il culo rischiando in prima persona. Come non ne hanno voglia tutti quelli che scrivono su dei blog invece di fare dei circoli che agiscano nella quotidianità delle proprie città. E’ la triste realtà. Ma io non ne ho voglia perchè sono stufa di lottare contro i mulini a vento, paradossalmente per liberare i cittadini serve andare contro la maggioranza dei cittadini, e allora finchè c’è da “combattere” contro 630+315 persone è un conto, se c’è da scagliarsi contro 30 e anche più milioni di persone le cose cominciano a complicarsi.

Non ce la faremo mai, siamo destinati a perdere credibilità, soldi, felicità, coesione, conoscenza, sempre di più. Non ce la potremo mai fare. Neanche 500 tonnellate di viagra potranno rizzare le nostre coscienze ormai a pecorina da 20 anni. Siamo dei caproni ignoranti di merda. Coglioni. Col varicocele.





L’Aquila non c’è più

9 04 2009

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Volevo scrivere sul terremoto che ha devastato l’Aquila e alcuni paesi della provincia, volevo scrivere facendo pura cronaca secondo quello che dicevano le tv, niente polemiche, solo pura cronaca. Perchè ho notato che noi blogger siamo bravissimi a fare polemica e a puntare i piedi, con la cronaca nuda e cruda ci troviamo un pò più a disagio. Poi un amico mi ha segnalato questo blog, di un’aquilana, Anna, che sta vivendo questa tragedia. E se anche io mi impegnassi questa testimonianza è mille volte più vera di qualsiasi cosa possa scrivere io, ed è ora di far parlare chi sta vivendo queste cose, è ora di evitare il rumore assordante delle “parole lontane” per far parlare finalmente chi sa come vanno le cose. Per far urlare come sono andate le cose, perchè è ora che qualcuno urli. Se pubblicherò aggiornamenti saranno i suoi o quelli di qualche altro abruzzese, e lancio un appello: facciamo tutti così, diffondiamo solo la verità, la verità che è lì in quel luogo adesso, non la “verità” nostra lontana che in ogni caso dipende da altre fonti non troppo verificabili. Secondo me è il minimo che possiamo fare.

Eccomi qui. Gli ultimi post sono stati scritti non di mio pugno. Era la mia amica Chiara che scriveva da Bologna. Questa sono io. La situazione è tragica. Inenarrabile. Io e la mia famiglia abbiamo perso tutto: case, lavoro, vita passata, radici. TUTTO. Ma quello che vorrei urlaste al posto mio è la rabbia di essere stati lasciati soli. Noi Abruzzesi siamo stati mandati a morte scientemente. Erano mesi e mesi di scosse, e nessuno ne ha mai parlato. Nessun giornale, nessun TG. NESSUNO. NESSUNO.NESSUNO. Nessun piano di emergenza era stato approntato. Siamo stati mandati a morte. Avrebbero dovuto farci evacuare. Il terremoto del 700 ha avuto la stessa casistica, gli stessi tempi. Identico. E loro ci rassicuravano. Parlano di 200 morti. Bugia. Al momento sono mille. E non è finita. E gli sfollati sono 60mila. Denuncio quell’imbelle del sindaco Cialente. La presidente della provincia Stefania Pezzopane. Tutte le autorità. L’Aquila non è. Fu. E noi tutti con lei. Si entra in città e non si hanno più punti di riferimento. Mio marito è entrato stamani. E’ tornato al campo sfollati. Non connetteva. Non sapeva più neanche il suo nome. Sono lucida. Le cose che vi dico sono verità. A presto. Anna





Grazie

5 02 2009

grazie

Di Simona_rm

La proposta di legge sul testamento biologico è arrivata in Parlamento. A mio avviso ci è arrivata nella forma e sostanza sbagliate: il testo -così com’è- rende la volontà dell’individuo che si è autodeterminato secondo legge, solo facoltativa e non obbligatoria  per i sanitari. Lo spiega bene l’ottima Chiara Lalli nel suo blog.

Qui invece, mi  soffermo sull’episodio che ha accelerato i tempi di presentazione di tale proposta: il dolore della famiglia Englaro. Su una ragazza, sull’incredibile amore dei suoi genitori e più in particolare sull’incrollabile fiducia di un padre verso la legalità.

Giuseppe Englaro è un uomo segnato, ma è riuscito a rimanere sempre saldo e misurato, pervicace ma rispettoso. Non una parola di troppo, mai un gesto di incontrollata disperazione.
Giuseppe Englaro ha aspettato, interpellato, spiegato e di nuovo atteso.
Io a quest’uomo oggi, sento di dover dire “grazie”. Grazie per aver svegliato un paese sordomuto verso le tante richieste di determinazione.

Grazie anche a dei Giudici che hanno deliberato su questo evento, senza farne un caso politico. Distinguendosi da certi politici che ne hanno fatto invece, un momento di propaganda per se stessi.

Grazie a quei Medici che non antepongo la loro coscienza all’interesse e alla volontà del malato.

Di nuovo, grazie Beppino. Grazie Eluana.

La felicità non esiste. Il riposo si.





La memoria è schizofrenica

27 01 2009

memoria-schizofrenica

A me i giorni della memoria danno un pò da fare.

Un pò perchè non me li ricordo, faccio fatica anche con alcuni compleanni, e quindi accorgermi dagli altri blog dei giorni della memoria mi fa sentire un pò svampita. Un pò perchè è una cosa così asettica, così pilotata, così recintata dal punto di vista del palinsesto narrativo-emozionale che mi spaventa, non mi sembra naturale e non so come muovermi.

Oggi ho visto un documentario su rai3, Carlo Lucarelli ha detto una frase che tra le altre mi ha colpito “un pò tutti provano orrore per quel che è successo, ma bisogna capire le motivazioni politiche e sociali che hanno permesso tutto questo per non fermarsi all’orrore ma andare oltre”.

Questo è esattamente il motivo per cui detesto i giorni della memoria. Perchè a scuola quando obiettiamo che studiare storia è inutile (in realtà sappiamo perfettamente che è utile ma sappiamo anche che giocare e farci i cavoli nostri è un’attività ben più appagante) ci dicono “studiare il passato aiuta a capire il presente e insegna a non commettere gli stessi errori”. A parte che non è una frase così convincente dato che non so di un boom di ragazzini appassionati della storia, e poi il problema è proprio questo: con tutti gli errori fatti dalle società/civiltà passate dovremmo praticamente vivere in un’epoca perfetta se avessimo imparato dal passato. E invece a quanto pare non è così.

E qual è il problema? Il problema è che la memoria è schizofrenica, e i giorni della memoria alimentano la schizofrenia. Io lo so che c’è pieno di gente che oggi dà degli psicopatici bastardi e qualsiasi altro insulto ai nazisti e ieri sera aveva detto “comunque io sti clandestini gli bucherei i gommoni”, e non dite che è una mia strampalata ipotesi perchè vi sto parlando di miei conoscenti con cui vivo tutti i giorni. Io lo so che c’è gente che rinnega il nazismo, che dice che è stato orribile e che poi va in giro con fazzoletti verdi. Io provo rabbia non solo per quel che è successo all’epoca, ma anche perchè non si capisce che tra il dire e ripetere continuamente “a me i clandestini hanno rotto i coglioni”, “io gli bucherei i gommoni”, “sti rompicoglioni stessero a casa loro, gli faccio vedere io” e tra il nazismo non sono molti i passi da percorrere. Io provo rabbia perchè se all’epoca non ci fossero stati professori scienziati d’accordo con l’idea della razza, se non ci fossero stati studenti contenti quando qualche loro professore ebreo veniva cacciato forse questo scempio non avrebbe avuto dimensioni così catastrofiche.

Io provo rabbia perchè la memoria è schizofrenica, perchè si grida allo scandalo del nazismo ma si fanno le stesse cose adesso. Evidentemente non abbiamo un cervello in grado di fare un collegamento trasversale.

Io provo rabbia perchè sui libri di medicina in qualunque epidemiologia di qualunque malattia si parla di razza (la razza africana, la razza europea…).

Io provo rabbia perchè la nostra costituzione non permette queste affermazioni che si sentono ridondanti tutti i giorni, urlate e sputate da gente che pretende di aver ragione.

Io provo rabbia perchè appena si vede un nero “è un clandestino”, e invece magari è cresciuto qui e lavora talis et qualis agli autoctoni.

Io provo rabbia perchè si uccide per dei biscotti rubati un cittadino italiano come noi.

Io provo rabbia perchè nonostante l’articolo 32 della Costituzione che parla di cure per tutti gli individui, non per i cittadini, gli immigrati non godono dei diritti che avrebbero.

Io provo rabbia perchè devo continuare a dire queste cose in silenzio, perchè sono stufa di discutere inutilmente, sono stufa di innaffiare la polvere.

Io provo rabbia perchè la mia massima di stamattina verso mezzogiorno (quando ancora non ricordavo che oggi era il giorno della memoria) è “meglio che uno sputa-sentenze pensi di avere ragione piuttosto che permettergli di rompermi i coglioni”.

Io provo rabbia perchè i giorni della memoria sono i giorni della rassegnazione.





La guerra si presenta

19 01 2009

Pensate a un un ginecologo, che vive a Zimmo Gaza ma che lavora vicino a Tel Aviv, e fa avanti e indietro tutti i giorni. Pensate che è rimasto vedovo con otto figli, e che collabora con una tv israeliana per raccontare la guerra. Lui è Abul Aish, un medico, un papà che ha chiamato in diretta in una trasmissione israeliana, tre sue figlie sono state uccise. Per tre minuti si sente il suo pianto, il suo urlo straziante, la sua preghiera, i suoi singhiozzi, il suo dolore. E il giornalista israeliano, sconvolto, cerca di aiutarlo, gli chiede dove abita per portare due ambulanze, ma non c’è più nulla da fare, sono morte.

Questa è la guerra, che ce la raccontino pure coi numeri, con le parole asettiche tipo “offensiva”, “via terra”, “dichiarazioni”, “tank”, “conflitto”, ma questa è la guerra. Quella dello strazio infinito, del punto di non ritorno, dell’irreversibile morte. Chi non la racconta così fa il gioco di chi la vuole, di ci ci sguazza nella guerra, di chi non ha nessun interesse per la vita umana, di chi è il leader che decide. In modo asettico, usando le stesse parole di chi ce la racconta.