DIRETTAmente da Vancouver!!!

12 02 2010

Piccolo spazio pubblicità:

Questa notte a partire dalle 3 su Pinguino Sportivo manderò in onda la diretta della cerimonia d’apertura di queste olimpiadi!!! Vi aspetto sul blog a commentare questo grande evento!
Pinguino Sportivo, dove lo spirito olimpico è la regola e la normalità!





Sociofenomenologia dello sci

20 01 2010

Diciamocelo, sciare è una tortura.

Si parte la mattina prestissimo, digerendo un freddo abominevole e vestiti come degli  omini gonfiabili, si percorrono chilometri su chilometri in autostrada dove l’unica cosa positiva è il paesaggio, sempre che lo si veda per assenza di nebbia.

E finchè si è in autostrada va tutto bene, perchè poi cominciano i tornanti e la colazione presa alle 6 di mattina comincia a farsi pesantemente sentire. Anche la testa non ne giova, vivendo un vuoto più grave rispetto al solito.

Poi finalmente si arriva, si saggia il freddo che è aumentato, si cerca parcheggio in una nuvola nera di petrolio e CO2, perchè tutti hanno avuto la stessa idea, cioè quella di usare una giornata di riposo in quel modo  quantomeno curioso. Si va al noleggio, dove dopo una fila la cui unità utilità è quella di fornire il tempo per prepararsi psicologicamente a quelli zoccoli duri che sono gli scarponi da sci, finalmente gli omini montani e gentili ti servono. Si provano gli scarponi con la speranza che la tecnologia sia progredita sfornando qualche modello più leggero dei soliti 5 chili e un pò più comodo, e invece niente! Poi ti danno gli sci, quelle lamine ovviamente scomode da trasportare su cui ci si illude di rimanere in piedi in scioltezza in qualsiasi situazione.

Consegni il documento, paghi, ed esci, e ti accorgi che quegli scarponi orribili da 5 chili non sono neanche costruiti in modo da resistere sul ghiaccio. E’ come avere del burro sotto i piedi, non tengono e si rischia di cadere ad ogni passo, mentre ovviamente si tenta di tenere sollevati gli sci (ma perchè non ne inventano di pieghevoli?)

Poi arriva il meglio: quando ci si mette gli sci si realizza che rispetto all’ultima volta in cui si era provato a sciare (nel mio caso anche la prima) non solo non si è magicamente migliorati, ma addirittura è peggio! E allora conviene prepararsi alla tortura che durerà l’intero giorno (grazie al cielo il sole d’inverno tramonta prima).

Si comincia non con la pista baby, ma con quella lattanti, cioè per intenderci non quella blu, ma quella azzurra pastello, e sarebbe meglio il bianco sporco. Ogni minidosso è un pericolo difficile da arginare, come ogni centimetro quadrato di ghiaccio. Per giunta per risalire c’è lo skilift, quindi non solo si lotta contro le forze della natura per scendere ma anche per salire!

Però dopo una o due volte si scende con la sicurezza di arrivare vivi in fondo, e allora quasi ci si diverte. Al che puntualmente i simpatici amici dicono “ma dai grande, ci riesci, vieni su a 2000 e passa metri, poi li c’è un’altra pista azzurra, noi andiamo a fare un giro per altri 10 paesi qui intorno, tu intanto rimani li poi scendiamo insieme!” Al che la domanda ovvia è “ok, ma per tornare proprio qua sotto?” “Eh c’è la panoramica, è lunga, però è azzurra! E’ un pò stretta, però è azzurra!”

Dopo notevoli insistenze ti fai convincere, scopri che effettivamente li c’è una pista azzurra in cui si risale con un tappeto mobile che puntualmente inchioda perchè non si sa come ma qualcuno è caduto. Ti alleni intensamente provando a stare con gli sci dritti in ogni punto della curva -che dev’essere rotonda-, a frenare per bene cercando di sforzare le ginocchia il prima possibile.

Poi arriva il grande momento, quello della discesa per la panoramica. Panoramica perchè si può scegliere: a sinistra precipizio, a destra il bosco! E’ perfetto! Stretta significa che più che una pista è un corridoio, praticamente metti gli sci di traverso e occupi tutta la pista! Per giunta è tutto il giorno all’ombra, quindi è totalmente ghiacciata. Ovviamente, siccome serve per scendere dal punto più alto del comprensorio, c’è pieno di fenomeni che sfrecciano da tutte le parti, incuranti del burrone e dei tronchi. Secondo me si chiama panoramica perchè il paesaggio lo devi guardare e non toccare, che se lo tocchi tanti auguri. Questo biscione è lungo 5 chilometri, e ovviamente i punti più stretti sono anche in curva, più pendenti, più ghiacciati, e con un sacco di gente che rallenta e quindi si assembla li. Basta perdere il controllo un attimo e si fa uno strike da 200 punti!

Quindi è così: si va a spazzaneve di traverso, frenando per andare a non più dei 5 all’ora, senza mai curvare per non andare mai verso il precipizio, con le gambe che tremano dalla fatica, cercando di evitare le lastre peggiori e cercando di stare in piedi sempre per il succitato strike. Si arriva in fondo che non si è neanche grati di essere vivi, perchè non si sa se le gambe sono ancora li presenti all’appello, e si ringrazia che la giornata è quasi finita! Giusto in tempo per accorgersi che si è sudati e in macchina il freddo si farà sentire…

Però se per un attimo si sente il profumo dei pini e l’aria benevola si capisce che forse ne vale la pena.

E allora per non rischiare di dover saltare una vacanza in montagna con gli amici ci si impunta e si dice “no, io devo imparare”, e ci si prepara psicologicamente alla prossima tortura, sperando nell’aiuto di un maestro che questa volta era occupato con qualcun altro.





Eccomi!

25 07 2009

isola-e-mare

Buongiorno a tutti!!
Oggi cominceranno le mie vacanze!!!
Quindi questo è un piccolizzimo zalutino, aggiornerò forse il blog ma è più probabile che aggiorni il pinguinetto data la natura delle news, prevalentemente sportive.
Nel frattempo, intanto che noi siamo qui a cazzeggiare o traslocare o cazzeggiare, Tania Cagnotto e Francesca Dallapè hanno vinto un argento storico nel trampolino da 3 metri sincronizzato. Hanno fatto un garone, anche se si temeva per l’ultimo tuffo, doppio e mezzo indietro, ostico per la Dallapè, che invece ha fruttato ben 78 punti! E così siamo finite sul podio, col primo argento mondiale nel sincro, e il primo argento femminile, a meno di 20 punti dalla Cina. Un successone!!!

Vi saluto, vado a fare la valigia!!!! (sono sempre di corsa, non ce la posso fare…)

P.S. Per i post seri ripassate di qua verso metà agosto…





Seeeeeee!!!!!

21 07 2009

tania cagnotto

Io sono una viscerale. Quando guardo (quasi) tutti gli sport parlo con la tv, esulto, mi incazzo quasi come fanno gli appassionati di calcio al bar. (Sottraendo le vagonate di invettive e le tonnellate di turpiloqui) …E poi se succede qualcosa di bello a qualche atleta, se qualcuno fa un’impresa, mi emoziono, e poi esulto un bel pò!
Oggi mi è toccata una sofferenza assurda, il mio cuore è stato definitivamente collaudato, regge le grandi tensioni. Mamma mia non vedevo l’ora che finisse questa gara…
L’importante è che la grande Tania Cagnotto è sul podio!! Finalmente una medaglia!! E che medaglia!!!
Poi vi scriverò tutto per bene, ci tengo a raccontarvi minuziosamente questa gara e questi mondiali, ma intanto esulto scompostamente anche con queste parole messe a casaccio!!!





Finalmente i mondiali di nuoto!

18 07 2009

fratelli marconi

Sono cominciati ieri i mondiali di nuoto nell’eterna Roma. Ambiente suggestivo e decisamente regale per questa rassegna planetaria da vivere nell’anno post-olimpico.

Purtroppo la celeberrima italianità ha fatto la sua parte: 400 milioni di euro stanziati per la costruzione di tre nuovi impianti (di cui uno fantastico progettato da Calatrava e uno da ricavare nell’impianto tennistico con un tetto mobile da aprire in caso di maltempo come quello di Wimbledon) e la ristrutturazione del Foro Italico, col risultato  finale di un assemblamento delle gare al Foro Italico un pò risistemato e la parziale costruzione dell’impianto nell’ex campo da tennis per il nuoto sincronizzato.

Le piscine del foro italico dimostrano tutta la loro età, col piano attorno alla vasca in cemento rialzato di 50 cm rispetto al “pelo” dell’acqua e le canaline di scolo delimitate dalla piastrellatura arrotondata, fondamentali per aggrapparsi quando si è in piscina tanto per rilassarsi. Le costruzioni in cemento che portano ai trampolini non sono neanche ripitturate e di fianco alle docce dei tuffatori ci sono decine di metri di cavi coperti solo oggi da una grata, ieri perfettamente visibili.

Ma parliamo di sport, che forse è meglio.

I primi a lanciarsi -è proprio il caso di dirlo- in quest’avventura sono stati i tuffatori, che ieri hanno esordito con le qualificazioni per il trampolino da un metro. I nostri due atleti, Nicola Marconi e Cristopher Sacchin, ancora acciacciati dopo l’infortunio al polso del primo e lo strappo al quadricipite del ginocchio per il secondo, sono arrivati rispettivamente 13° e 17°, risultato molto inferiore alle aspettative, che li volevano almeno in finale. Sono comunque giustificati (soprattutto Sacchin) dal loro “incerottamento”.

Si è poi proseguito con la piattaforma donne, dove neanche Noemi Batki e Valentina Marocchi sono riuscite ad approdare alla finale. Rimpianti soprattutto per la Batki, ragazza tecnica e dotata di un ottimo fisico, ma che ancora non ha mostrato il suo potenziale. Prima giornata quindi da dimenticare. Per la cronaca, trampolino da un metro vinto dalla Cina e piattaforma dei 10 metri vinta a sorpresa dalla messicana Espinosa, in finale per il rotto della cuffia con l’ultimo piazzamento utile.

Stamattina dovevano iniziare le gare di nuoto in acque libere a Ostia, ma una mareggiata notturna ha distrutto il pontile di partenza e il mare anche oggi non era “navigabile”. Quindi competizioni rimandate di due giorni, il tempo per far calmare il mare e ricostruire il necessario.

Oggi hanno cominciato le ragazze del sincro, con l’esercizio preliminare del tecnico a squadre, in cui l’Italia si è piazzata sesta.

C’era poi grande attesa per il sincro da 3 metri maschile, in cui i carichissimi fratelli Marconi (simpaticamente soprannominati dal telecronista Bizzotto Premiata Tufferia Marconi) si aspettavano di disputare una buona qualifica per accedere poi alla finale. Questo è effettivamente avvenuto, già da stamattina la sensazione era di una finale di altissimo livello, nonostante l’anno post-olimpico solitamente caratterizzato da ritmi meno incalzanti.

E così è stato, veramente pochissimi tuffi sbagliati, molti punteggi attorno ai 90 punti, risultato incerto fino all’ultimo tuffo anche per i cinesi. O forse no, avrebbero dovuto sbagliare clamorosamente per non vincere l’oro, diciamo che il risultato incerto era dal secondo posto in giù. Secondo posto guadagnato dagli statunitensi.

Parliamo della gara dei due fratelli romani: è stata ottima, egregia, superlativa, non so veramente come definirla, già dopo i due tuffi obbligatori erano sopra i 100 punti, sono rimasti tutta la gara con la tensione e la concentrazione giusta per dimostrare il meglio in ogni tuffo. Il fatto è che ci sono riusciti, il podio sembrava cosa fatta, ma…Ma i canadesi (tra cui il grande Despatie) hanno rimontato col quinto tuffo, portandosi a soli 50 centesimi di punto dagli azzurri, e sorpassandoli con l’ultimo di soli 9 centesimi. Inutile dire che è una bazzeccola, mi è venuto subito in mente l’argento di Josefa Idem alle olimpiadi per un solo millesimo. Inutile dire che come ha detto Tommaso (il più giovane dei due) “brucia”. Brucia perchè era l’occasione della vita, perchè il festeggiamento sarebbe stato fantastico, perchè mai nessun italiano nel sincro era arrivato al podio in un mondiale. A dir la verità mai nessun italiano era arrivato quarto a un mondiale, ma non è il risultato che tutti dopo quel quinto tuffo degli azzurri spettacolare da 88 punti si aspettavano. Eravamo tutti pronti a festeggiare un’emozione nuova, non abbiamo potuto cominciare a farlo per 9 centesimi su più di 400 punti.

So che a loro non basta, ma veramente meritano tutti i nostri complimenti per il coniglio che hanno saputo estrarre dal cilindro, per la finale magica che ci hanno regalato con anni e anni di lavoro fisico e mentale. Grazie!

E tra pochissimo cerimonia d’apertura, non vedo l’ora! Sono già vestita d’azzurro.





Il numero 3

26 05 2009

paolomaldini

E’ da molto che non scrivo di sport.

Avrei voluto parlare dell’ultimo record della Pellegrini, dell’impresa di Tania Cagnotto agli europei di tuffi, avevo già in mente titolo e schema del post, ma la pigrizia e le tante cose da fare nella vita reale mi hanno impedito di mettermi alla tastiera a buttar giù qualcosa.

Però stamattina sono andata al bar a fare colazione -come ormai da tradizione il giorno dopo un esame se non ho tirocinio- , e ho letto qualche giornale.

Ho letto che Paolo Maldini disputerà la sua ultima partita a Firenze, dove sembra lo accoglieranno con alcuni striscioni per lui, dove forse riuscirà a fare il giro d’onore, dato che i buzzurri milanisti non gliel’hanno permesso.

La mia passione per il calcio non l’ho mai raccontata, ma è iniziata a tre anni e qualcosa, quando ho visto in tv una squadra di calcio, c’era uno nero con le treccine, uno quasi nero con i ricciolini ma i capelli più corti, uno che stava cominciando a perdere i capelli magrolino in difesa e uno che era giovane, sempre in difesa, col numero 3. Ho chiesto a mio papà chi fossero e come funzionava, e mi ha detto che erano Gullit, Rijkard, Baresi e Maldini, e che giocavano in una squadra che si chiamava Milan. Ho deciso che avrei tifato per quella squadra. E ho cominciato a litigare coi miei amichetti dell’asilo che dicevano di tifare juve. (Perchè ce l’avevano con me che tifavo milan l’ho capito anni dopo).

Poi è successo che nel ’94 ero coi miei in Francia, ho saputo che l’Italia era in finale nei mondiali contro il Brasile, e siccome avevo già visto in tv la finale dei mondiali di pallavolo volevo vedere anche quella di calcio. Mio papà non era per niente appassionato, ma mi ha portato in un bar a vedere la partita. Eravamo  nel centro della Francia, ma se dovessi immaginare un “peggiore bar di Caracas” sarebbe esattamente come quello, coi tavoli da biliardo sgualciti, bicchieri rotti sopra, odore di alcol, nebbia da fumo e gente ubriaca che urla. Per la gioia di mio papà.

Lì in quella partita giocava Maldini. Mio papà mi ha spiegato che era giovane ma era molto bravo, effettivamente tutti lo consideravano già un’entità degna di grande rispetto, IL numero 3. Ho pensato che essere giovani e giocare in nazionale per il proprio paese era una cosa magnifica e grandiosa. L’Italia ha perso, e mi ricordo che mi è partita una lacrima quando ho visto Maldini a capo chino e Baresi piangere abbracciato a Sacchi.

Quando i miei amici delle elementari attaccavano bottone con la storia delle squadre rivali io se ero stufa di discutere dicevo “si ma lì gioca Maldini”, e la piccola e inutile querelle si fermava lì, perchè nessuno osava ribattere.

Il primo album di figurine Panini me l’ha regalato mio nonno, con qualche busta annessa, io ne ho comprate delle altre, volevo la figurina di Maldini, questo campione che faceva quei numeri in difesa, che correva per tutto il campo avanti e indietro sulla sua fascia, che era sempre concentrato ed era pure bello!! La stessa mattina -era giovedì, e a Mantova c’era il mercato- mio nonno mi ha regalato la maglietta di Maldini, col numero 3 dietro, ce l’ho ancora. Mi ero informata per prenderla originale, ma costava troppo e poi non aveva dietro il numero, ma io volevo proprio la sua, non una maglietta del milan a caso, io volevo quella col numero 3.

Insomma, se mi sono appassionata al calcio è stato anche grazie a questo campione silenzioso, schivo, uno dei pochi di cui non si sa molto della sua vita privata, uno di quelli che non fa dell’eccesso la sua ragione di vita. Uno misurato, che quando esulta per uno dei pochi gol che può fare essendo terzino lo fa per la sua squadra, non con quelle mossettine odiose autocelebrative. Uno che onora la sua professione, che sembra conscio del fatto che è fortunato a poter fare quel lavoro e quella vita, uno che sembra conoscere il significato della parola responsabilità.

Ho smesso di appassionarmi al calcio già prima di calciopoli, quando tutto il resto aveva preso il sopravvento, quando Maldini era diventato una delle poche eccezioni, quando i numeri delle maglie non contavano più niente, quando le società hanno cambiato troppe regole, quando si cominciava a discutere con tutto e con tutti per dei fuorigioco del cavolo, quando i giocatori sono diventati merce preziosa da scambiare a suon di miliardi, come io del resto facevo con tanta passione e ingenuità con le figurine.

Ma Maldini -nonostante la società in cui gioca che al momento non mi piace per niente- per me è e rimarrà un esempio, un uomo da cui imparare, e devo dire che sono anche un pò commossa al pensiero che non lo vedrò più in campo (anche se ultimamente praticamente non guardo mai le partite), al pensiero di non sentir più dire “Maldini” dai commentatori/giornalisti.

Che dire, forse le eccezioni che confermano la regola esistono. E magari hanno il numero 3.