Lulaby

31 01 2009

ciclo-vitale

A volte succede che rimandando un’azione si possano prendere due piccioni con una fava.

Io volevo scrivere da un pò della vicenda-Kakà, ma tra un evento e l’altro è sempre rimasto un argomento in lista d’attesa. Anche perchè mi dava fastidio scrivere una sciocchezza subito dopo un articolo tragico

Ma adesso c’è la vicenda-Battisti, che guardacaso riguarda proprio il Brasile, e allora prendo due piccioni con una fava.

Partiamo dalle cose importanti: come voi ricorderete, verso metà gennaio a Milanello arriva tramite raccomandata con ricevuta di ritorno un’offerta di 120 milioni per Kakà, con un ingaggio di 15 milioni a stagione per il gladiatore calciatore. Per andare a giocare dove? Nel Manchester City. Voi conoscete il Manchester City? No? Neanche io, e non ho neanche voglia di andarmi a cercare la storia di questa squadra. Al che cosa succede? Che kakà (mica scemo) gentilmente chiede “scusate ma non mi avete fatto andare al Real Madrid col caldo il sole e la noche caliente, perchè volete mandarmi a inumidirmi in Inghilterra? Con tutto il rispetto preferirei evitare la pioggia perenne”. (forse anche lui aveva visto la presentazione delle prossime olimpiadi londinesi rimanendo disgustato). Si susseguono una serie di dichiarazioni, di cui la più importante è quella di Berlusconi: “è difficile far restare un giocatore quando gli propongono quell’ingaggio”. Ed è qui che la storia comincia a puzzarmi, perchè Kakà fino a quel momento non era sembrato molto entusiasta della cosa. Nel frattempo sotto la casa di Kakà si radunano degli ultras che secondo Studio Sport alle nove e mezza gli impediscono di dormire a causa del loro furore. Tempo due giorni ed è ufficiale che Kakà resta al milan. Guardacaso lui diventa un eroe “attaccato alla maglia” e il milan diventa la squadra che rinuncia a 120 milioni per tenere un giocatore. Ahahahahahah!!! E il bello è che tutti ci credono!

Primo Kakà odia la pioggia, secondo il milan è tipo 3 anni che vince qualsiasi cosa ma non si capisce dove vadano a finire i soldi (ricordo che sono 120 milioni per ogni Champions League) dato che il mercato è penoso. Spendono milioni e milioni per le controfigure di Ronaldinho, Shevchenko (non mi dite che quello è veramente Shevchenko), altri 18 centrocampisti-attaccanti-fantasisti-che-fanno-spettacolo e in difesa fanno giocare Maldini col bastone, senza contare che appena c’è uno assente in difesa mettono in punizione nell’angolino a sinistra Jankulovsky (che è un centrocampista-ma-non-di-quelli-che-fanno-spettacolo). E’ ovvio che l’unico modo per non far incavolare i tifosi è innanzitutto raccontare lo spogliatoio come se fosse casa-barilla, compito già eseguito da studio sport, e poi esagerare le notizie! Magari sto emiro arabo aveva detto al bar tra un caffè e un amaro “Kakà? E ki è Kakà? Non varrà mica 120 milioni!” e il barista stufo di spruzzare il cacao nei cappuccini ha chiamato il giornalista freelance locale che stufo delle solite notizie da due soldi ha deciso di chiamare studio sport. E la notizia si è gonfiata e ha fatto il giro d’Italia.

Adesso passiamo alla faccenda meno importante, è arrivato il momento delle cose leggere…

Parliamo di Cesare Battisti.

Tutti parlano di questo Battisti come se fosse il primo compagno delle superiori ad avere il masterizzatore da tanto è noto ai telespettatori. Riassunto: era un terrorista del PAC (proletari armati per il comunismo) che è stato condannato per omicidi plurimi durante gli anni di piombo. Poi è stata richiesta l’estradizione (accettata dalla Francia), poi, mentre stava per essere riconsegnato alle autorità italiane, è fuggito (lui dice con l’aiuto dei servizi segreti francesi) diventando un latitante. Adesso è in Brasile, dove addirittura gli hanno concesso l’asilo politico, e Lula (presidente del Brasile) ha negato l’estradizione in Italia.

A questo punto scatta il finimondo, dichiarazioni infuocate, minacce, screzi vari. I nostri ministri sembrano preoccupati per i turisti italiani che a Rio non possono sentirsi sicuri con un terrorista a piede libero. Che detto da chi ha tre-quattro regioni abitate dalla mafia suona un pò strano. Ma nulla di grave fino alla dichiarazione più tremenda, quella in assoluto più pericolosa, inaspettata, incontrovertibile, dalle conseguenze inimmaginabili: “l’Italia non giocherà l’amichevole col Brasile“.

Ora, voi capirete che di fronte a questa minaccia non si può star fermi con le mani in mano, dopo queste azioni sovversive si passa alla guerra, non c’è diplomazia che tenga.

Quindi Lula si è dato da fare, ha detto che la decisione finale spetta al Tribunale supremo del Brasile, che interpreterà le norme vigenti. L’Italia se vorrà potrà poi fare ricorso. Così Lula dichara che il caso è chiuso, Berlusconi che non sarà intaccata l’amicizia tra i due paesi (e quindi si farà la partita di calcio) e pace è fatta.

A questo punto credo che per l’armistizio possiamo ringraziare sky che avrà gentilmente chiesto di rispettare i contratti.

E così ancora una volta abbiamo assistito al ciclo vitale delle notizie italiane, prima nascono (all’improvviso), poi crescono e non fanno come i bambini buoni, loro continuano a piangere reclamando attenzione (e infatti usano sempre una, massimo due parole per farsi capire, questa volta “caso-Battisti”), poi il governo reagisce in modo spropositato e impertinente (ma tanto chi sa chi è Battisti e dove sta il problema?) e tutti riportano le dichiarazioni, cioè la notizia cresce e si riproduce, poi dopo il plateau dell’età adulta comincia a regredire, si sgonfia, si riappacifica con la vita, si disidrata fino a perdere spicco.

ninnananna

E noi possiamo cantare la ninnananna a questa notizia, sperando che dorma tranquilla. Noi tra una sfilata di moda e l’altra, tra una ricetta prelibata e i consigli-sempre-uguali del nutrizionista coi baffi possiamo aspettare la prossima notizia bomba. Sperando che non venga da un terrorista.

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