Dialoghi dalla gelataia

12 06 2009

gelataio_home

Ultimamente non compro il gelato in vaschetta, ha una pastosità e un gusto troppo artificiali, e poi ne mangerei troppo. Quindi vado quando ho una voglia incoercibile dalla mia gelataia di fiducia, la Mery, con cui si chiacchiera sempre del più e del meno, e poi io sono curiosa, quindi le ho chiesto come funzionano le norme sanitarie, le macchine per fare i gelati…A lei non sembra vero di poter raccontare queste cose quindi è divertente per entrambe. In più usa latte biologico locale, ingredienti veri, rispetta tutte le norme sanitarie e anche quelle dettate dal buon senso e fa sempre gli scontrini.

Sono andata a prendere il gelato anche martedì, cioè dopo le elezioni, e dopo il solito “come va” è cominciato di punto in bianco un dialogo abbastanza assurdo.

Mery: Porca miseria, la lega l’hanno votata in tanti, ma è troppo fascista

Io: Eh! (pensando tra me e me: bello che la pensi così, non me l’aspettavo dato che hai sempre la tv puntata su pomeriggio 5)

Mery: No perchè da un lato c’hanno ragione e li voterei, però dall’altro io c’ho paura che si vada troppo a destra….Sospiro…No perchè sai qui sta diventando una giungla, non si può andare avanti così coi clandestini

Io: Non si può andare avanti così perchè il problema è dei clandestini o della lega?

Mery: Della lega!

Io, tra me e me: ah, grande, cioè il problema è della lega perchè è troppo fascista, grande Mery!

Mery: Si perchè qui tra un pò si fa la rivoluzione!

Io, sempre tra me e me: grande Mery, via la lega a calci nel sedere!

Lei, continuando: Cioè non è possibile guarda, io ne vedo tanti di clandestini, ne combinano troppe, fanno quello che vogliono…

Io, tra me e me: ta – da – da – da – la luna nera!! Eccone un’altra allo scoperto mannaggia, anche le persone poco sospettabili finiscono per fare questi discorsi

Io, ad alta voce dopo aver pensato a cosa cavolo dire dopo questa sua contraddizione, e soprattutto al tipo di linguaggio da usare: Ah cioè quindi la rivoluzione è contro i clandestini! Però dai non è neanche giusto fare come la lega che li incolpa tutti!

Lei: si infatti, perchè se no è troppo fascista! … Infatti bisognerebbe dividere chi lavora e viene qui per lavorare da chi viene qui per fare i suoi comodi e magari spaccia, ruba…

Io, tra me e me ormai sconfortata: A’ ridajje!! Questo discorso mi sembra d’averlo già sentito…

Lei, continuando: però io dico che gli italiani dovrebbero rispettare di più le regole!

Io: infatti, come si fa a pretendere che gli stranieri rispettino le regole se gli italiani se ne fregano? Perchè tu Mery fai lo scontrino, tanti altri no…

Lei, con la faccia di chi non aveva realizzato di essere in minoranza dal punto di vista del rispetto per le regole: Eh, lo so…

Ecco, il dialogo si è concluso così, improvvisamente, esattamente com’era iniziato!

Praticamente da quello che ho capito lei pensa tutto e il contrario di tutto, ovviamente esprimendolo con le frasi tipiche pronunciate in tv e nei programmi mediaset pomeridiani, anzi in tutti i programmi mediaset e anche in tanti rai.

Il problema non è il registro semplice, molto informale e con poca varietà di linguaggio (io alla fine se avete notato ho optato per adattarmi a quel registro, che poi era anche l’unico modo per far proseguire la conversazione), perchè ognuno ha il suo bagaglio lessicale, sceglie come esprimersi e non sono tutti degli intellettuali o esperti di politica su questo pianeta, è giusto e sano così. Il problema è che qualcuno ha capito che le lacune dovute all’ignoranza (cioè al fatto di non sapere certe cose) andavano riempite con concetti un pò pilotati. Il fatto che tutti usino le stesse frasi è secondo me sconcertante e indicativo della dose di manipolazione dovuta ai mass media allineati.

E l’aspetto più grave è che non ci si sforza neanche di trovare la rima baciata come fanno gli ultras allo stadio.

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Il numero 3

26 05 2009

paolomaldini

E’ da molto che non scrivo di sport.

Avrei voluto parlare dell’ultimo record della Pellegrini, dell’impresa di Tania Cagnotto agli europei di tuffi, avevo già in mente titolo e schema del post, ma la pigrizia e le tante cose da fare nella vita reale mi hanno impedito di mettermi alla tastiera a buttar giù qualcosa.

Però stamattina sono andata al bar a fare colazione -come ormai da tradizione il giorno dopo un esame se non ho tirocinio- , e ho letto qualche giornale.

Ho letto che Paolo Maldini disputerà la sua ultima partita a Firenze, dove sembra lo accoglieranno con alcuni striscioni per lui, dove forse riuscirà a fare il giro d’onore, dato che i buzzurri milanisti non gliel’hanno permesso.

La mia passione per il calcio non l’ho mai raccontata, ma è iniziata a tre anni e qualcosa, quando ho visto in tv una squadra di calcio, c’era uno nero con le treccine, uno quasi nero con i ricciolini ma i capelli più corti, uno che stava cominciando a perdere i capelli magrolino in difesa e uno che era giovane, sempre in difesa, col numero 3. Ho chiesto a mio papà chi fossero e come funzionava, e mi ha detto che erano Gullit, Rijkard, Baresi e Maldini, e che giocavano in una squadra che si chiamava Milan. Ho deciso che avrei tifato per quella squadra. E ho cominciato a litigare coi miei amichetti dell’asilo che dicevano di tifare juve. (Perchè ce l’avevano con me che tifavo milan l’ho capito anni dopo).

Poi è successo che nel ’94 ero coi miei in Francia, ho saputo che l’Italia era in finale nei mondiali contro il Brasile, e siccome avevo già visto in tv la finale dei mondiali di pallavolo volevo vedere anche quella di calcio. Mio papà non era per niente appassionato, ma mi ha portato in un bar a vedere la partita. Eravamo  nel centro della Francia, ma se dovessi immaginare un “peggiore bar di Caracas” sarebbe esattamente come quello, coi tavoli da biliardo sgualciti, bicchieri rotti sopra, odore di alcol, nebbia da fumo e gente ubriaca che urla. Per la gioia di mio papà.

Lì in quella partita giocava Maldini. Mio papà mi ha spiegato che era giovane ma era molto bravo, effettivamente tutti lo consideravano già un’entità degna di grande rispetto, IL numero 3. Ho pensato che essere giovani e giocare in nazionale per il proprio paese era una cosa magnifica e grandiosa. L’Italia ha perso, e mi ricordo che mi è partita una lacrima quando ho visto Maldini a capo chino e Baresi piangere abbracciato a Sacchi.

Quando i miei amici delle elementari attaccavano bottone con la storia delle squadre rivali io se ero stufa di discutere dicevo “si ma lì gioca Maldini”, e la piccola e inutile querelle si fermava lì, perchè nessuno osava ribattere.

Il primo album di figurine Panini me l’ha regalato mio nonno, con qualche busta annessa, io ne ho comprate delle altre, volevo la figurina di Maldini, questo campione che faceva quei numeri in difesa, che correva per tutto il campo avanti e indietro sulla sua fascia, che era sempre concentrato ed era pure bello!! La stessa mattina -era giovedì, e a Mantova c’era il mercato- mio nonno mi ha regalato la maglietta di Maldini, col numero 3 dietro, ce l’ho ancora. Mi ero informata per prenderla originale, ma costava troppo e poi non aveva dietro il numero, ma io volevo proprio la sua, non una maglietta del milan a caso, io volevo quella col numero 3.

Insomma, se mi sono appassionata al calcio è stato anche grazie a questo campione silenzioso, schivo, uno dei pochi di cui non si sa molto della sua vita privata, uno di quelli che non fa dell’eccesso la sua ragione di vita. Uno misurato, che quando esulta per uno dei pochi gol che può fare essendo terzino lo fa per la sua squadra, non con quelle mossettine odiose autocelebrative. Uno che onora la sua professione, che sembra conscio del fatto che è fortunato a poter fare quel lavoro e quella vita, uno che sembra conoscere il significato della parola responsabilità.

Ho smesso di appassionarmi al calcio già prima di calciopoli, quando tutto il resto aveva preso il sopravvento, quando Maldini era diventato una delle poche eccezioni, quando i numeri delle maglie non contavano più niente, quando le società hanno cambiato troppe regole, quando si cominciava a discutere con tutto e con tutti per dei fuorigioco del cavolo, quando i giocatori sono diventati merce preziosa da scambiare a suon di miliardi, come io del resto facevo con tanta passione e ingenuità con le figurine.

Ma Maldini -nonostante la società in cui gioca che al momento non mi piace per niente- per me è e rimarrà un esempio, un uomo da cui imparare, e devo dire che sono anche un pò commossa al pensiero che non lo vedrò più in campo (anche se ultimamente praticamente non guardo mai le partite), al pensiero di non sentir più dire “Maldini” dai commentatori/giornalisti.

Che dire, forse le eccezioni che confermano la regola esistono. E magari hanno il numero 3.





I Bigol e l’evoluzione

23 03 2009

darwin_beagle

Diciamocelo: la vita del blogger dilettante è una vitaccia.

Poca voglia di scrivere ma senso del dovere nei confronti dei due lettori abituali, ore e ore passate a scegliere il tema del post districandosi tra migliaia di temi d’attualità, come Berlusconi e i condon o come il Papa e i condom.

Stasera la mia scelta è dettata da tre eventi che mi sono capitati in breve tempo:

1) il ritrovamento sullo scaffale del soggiorno del numero di “Le scienze” di febbraio, lo speciale sull’evoluzione

2) la scoperta che la Moratti 5 anni fa aveva tentato di eliminare l’evoluzione dai programmi scolastici, ma poi confrontandosi con un gruppo di esperti ha cambiato idea

3) la puntata di stasera dei simpson che riguarda proprio la cancellazione dell’evoluzione dai programmi scolastici e il successivo processo a Lisa che si ribella a ciò.

Il bello è che quando ho scoperto del decreto legge della Moratti, cioè ieri, per raccontare il misfatto alla mia coinquilina le ho chiesto “ti ricordi la puntata dei simpson in cui tolgono dalla scuola l’evoluzione?” …Quindi ho pensato che questa coincidenza temporale andasse sfruttata.

Ora rimane da spiegare il titolo: il mio medico di base mi ha detto  scherzando che gli inglesi hanno chiamato i cani “Beagle” perchè quella era l’unica razza che non si opponeva troppo veementemente alle ricerche medico-biologiche, e in mantovano Bigol (riferito ai Beagle) si dice a uno stupido credulone. Ed è curioso che Beagle sia anche il nome della nave che ha permesso a Charles Darwin di scoprire le nuove specie di fringuelli arrivando poi a elaborare la sua teoria!

…Magari non è curioso, ma a fine giornata che link pretendete dal blogger dilettante????

Bene, adesso possiamo parlare dell’evoluzione. Non mi va di spiegare la teoria, perchè è già arciconosciuta, arcistorpiata, e vi consiglio quindi di leggere l’ottimo speciale di “Le Scienze” e/o di leggervi il libro “L’origine delle Specie” del buon Charles. Ho scoperto grazie al leggendario mensile che era un ragazzo svogliato, che si è laureato  per volere del padre col minimo di voti in teologia (!!!) dopo aver provato un altro corso di laurea, e che per la prima volta su quella nave si è sentito realizzato.

Ora, c’è una cosa che non mi spiego (e non me la spiegavo neanche quando mi sentivo ancora cattolica). Perchè adesso che siamo nel 2000 la teoria dell’evoluzione è ancora così criticata e discussa? Perchè dato che è così logica?

Voi mi direte: ma tante cose logiche sono contestate, è pura quotidianità!

Ok. Quindi facciamo un passo avanti: non è contestata nella sua logicità ma bensì perchè “minaccia” qualcosa. Cosa minaccia? La Genesi.

Che secondo me è un racconto bellissimo, è ottimo come inizio per un insieme di libri religiosi e/o spirituali, dà senso di pace, di risolutezza, di calma, di facilità, di ordine e bellezza, di senso estetico, di perfetto equilibrio.  C’è anche il riposo domenicale con tanto di sospiro finale! Ma il punto è: perchè chi è cristiano si sente minato nella sua fede dalla teoria sull’evoluzione? Io non capisco. Ipotizzo che sia perchè Dio con questa teoria è percepito come un’entità meno “importante”. Ma per risolvere questo conflitto non basta pensare che Dio ha illuminato chi ha prima tramandato e poi trascritto questo racconto? O anche che Dio è stato comunque un “motore” capace di far funzionare bene le “creature” evolute grazie ad altri meccanismi?

Ma soprattutto: per essere tutti più felici, più maturi, perchè quelli rinomati per essere bravi teologi (ogni riferimento a fatti, persone o papi è puramente casuale) non illustrano la florida simbologia della Genesi? Perchè ci sarebbe da parlare soavemente per ore ed ore… Perchè ci si attacca sempre ai “particolari”? Allora tutta la scienza dovrebbe essere attaccata, se Dio ha creato tutto in sette giorni perchè si stanno formando nuove stelle e nuove galassie? Tutto dovrebbe essere immobile e immutato. E secondo me la Terra dovrebbe anche essere al centro dell’universo. (ogni riferimentimento a  fatti persone o inquisizione è puramente casuale)

Tutte queste credenze cieche non alimentano la superstizione?

Io trovo che questa chiusura alla logica e all’osservazione sia inammissibile nel ventunesimo secolo. Poi non capisco veramente (aiutatemi!) come la gente comune, che certo non ha secondi fini, ancora sia titubante, e non trovo che questa perplessità sia dovuta a una manipolazione eccessiva. O forse su questo punto mi sbaglio…

Solo perchè non può esistere il reato d’opinione, se no io in un impeto di irritazione post-giornata stressante li incolperei tutti.

Li costringerei a un’ora di cilicio al giorno con la Binetti che parla, alla lettura di tutti i libri che hanno fatto la storia della filosofia scientifica e a tutti i trattati scientifici più importanti giorno e notte, obbligandoli a stare svegli mentre Casini ripete incessantemente “Smettetela di litigare“.





La crisi: miti e leggende

3 03 2009

inbreve

“Ieri sera ho visto il telegiornale e c’era quell’inviata simpatica da New York che ha detto: con la crisi un terzo degli americani soffre d’insonnia.

Sì, ma tu mi devi dire com’era prima della crisi, perchè se prima solo il 10% degli americani soffriva d’insonnia allora è un conto, ma se prima della crisi il 50% soffriva d’insonnia allora la crisi fa dormire!”

Prof. Magrini – parlando di ricerca clinica





Kebab for breakfast

13 02 2009

adanakebab

Stasera ho dato una mano a un take away pakistano, dove il kebab è ovviamente il piatto forte. Sotto ogni punto di vista.

C’erano un cuoco, un aiuto-cuoco, un amico-turista, e due omini-motorino. Uno dei due in pakistan è un professore di inglese e “un’altra lingua”, è venuto qui sei mesi in viaggio, intanto lavora e aiuta il fratello (cuoco).

Sono rimasta sorpresa dall’incredibile pulizia, pulivano anche le piastrelle ogni dieci minuti, qualsiasi norma igienica rispettata, cosa che nei nostri ristoranti penso sia più unica che rara.

O io ho trovato l’eccezione che conferma la regola, o sono stata fortunata, ma ho avuto a che fare con persone gentilissime, per niente maschiliste: osservando loro ho notato che da noi imperversa un maschilismo strisciante subdolo e devastante, parlando sempre di lavoro -tanto per fare un esempio- una volta mi è capitato di non essere assunta come istruttrice di nuoto perchè cercavano istruttori maschi.

Loro conoscono perfettamente l’inglese (tutti) e lo parlano anche tra di loro, mi hanno  anche chiesto scusa quando ogni tanto parlavano più di cinque minuti in pakistano…Sono proprio più avanzati, sotto ogni punto di vista.

E sono stati chiari, da subito. Mi è capitato di dover aspettare mesi e mesi prima di sapere quanto avrei preso per un lavoro, c’è l’ipocrita usanza di non poter chiedere quanto si prenderà per una sottospecie di bon ton, e poi guai a dire che è poco. Che mi chiedo: se tanto non posso contrattare per il compenso, che tu me lo dica al secondo colloquio o al giorno prima di lavorare cosa cambia se non si è firmato comunque nessun contratto? Loro sono fatti di un’altra pasta.

Sono veramente rimasta impressionata dalla loro civiltà, che si esprime con piccole cose e con l’atteggiamento che è sincero in ogni caso, noi ormai usiamo qualsiasi stratagemma possibile per ingannare (anche per cose piccolissime e insignificanti) l’altro, e magari l’altro lo capisce e passa tutto per il non verbale, diventando un tabù. Il loro mondo è diverso, è papale papale, una cosa viene detta per com’è, senza menzogne o giri di parole strani.

Nel nostro paese comunque ho pensato che tutte queste cose non dette, come il fatto di non chiedere l’ammontare della paga, o di non mettersi d’accordo subito per gli orari, i giorni, o qualsiasi altra cosa, sono una specie di burocrazia facile, scontata, una prassi applicata sempre e comunque, anche quando non servirebbe. Una burocrazia non scritta e ancora più devastante dell’altra codificata, così tanto noiosa e rischiosa.

(Ah, mi dicono che Santoro rischia di chiudere per una vignetta su Gasparri -a quanto ho capito- . Sarebbe un peccato penso, ma io so già che il Pakistan è un paese avanzato. In più amo la Francia. E siamo a due.)

Ma veniamo al punto: leggenda narra che un apparecchio che produce il freddo in un sistema pressochè chiuso rilasci calore nell’ambiente circostante. Mito vuole che questo strano oggetto si chiami frigorifero, o anche sistema-refrigerante-per-piste-di-pattinaggio-sul-ghiaccio, e che la legge della termodinamica imponga che il motore del frigorifero non abbia rendimento = 100%, e che quindi tutto ciò che non rende diventa calore. Ora: io ero davanti a un frigorifero gigante, ne avevo di fianco un altro: mi spiegate perchè c’erano circa 10 gradi? E io che ogni volta chiudo il frigorifero perchè altro mito parla di motori fusi e gran caldo in caso di sportello del frigorifero aperto…Basta, stasera lo apro, sono stufa della solita monotonia!

E in più: siamo sicuri che la legge della termodinamica funzioni? Quando ho scoperto che anche i buchi neri rispettano le leggi della termodinamica ho pensato di si, ma senza l’empirismo la scienza a che punto sarebbe?





Dialoghi col benzinaio

11 02 2009

benzinaio1ew11

A me piace andare dal benzinaio dietro casa, benzina di mantova doc, la più economica, vicina (il che è fondamentale per la mia pigrizia), e col benzinaio facciamo quelle due parole o ci scambiamo quel semplice “come va? Tutto bene, tu?” che è sincero e mai banale, a dispetto di quanto possa sembrare. Poi mi piace anche ordinare la pizza dal mio pizzaiolo da asporto di fiducia, che mi chiede “come andiamo De Angelis?” (nome di fantasia che ho inventato per ordinare le pizze), e mi fa la mia pizza ben stesa, io gli do il mio cd, lui mi chiede informazioni per l’affitto nel mio palazzo, io mi informo e gli so dire qualcosa. Un bello scambio insomma, una cosa che fa molto “paese”, un angolo di umanità in una grande città. Per lo stesso motivo quando mi serve vado dal ferramenta dietro casa, c’è un ragazzo sempre disposto a dare consigli, del resto non tutti sanno che esiste uno sturalavandini chimico più potente del MisterMuscolo.

Ma non divaghiamo, parliamo del breve dialogo che ho intrattenuto oggi col benzinaio, dopo avergli detto “5 euro come al solito, grazie!”

Io: come va?

Lui: tutto bene, tu?

Io: tutto bene, grazie!

Lui: noi siamo fortunati…

Io: lo so, siamo fortunati a prescindere…

Lui: sì, c’è sempre chi sta peggio, guarda una mia amica, ieri ha perso il lavoro… Adesso vedo dei boss in giro con le macchine dell’azienda, e chiedo: ma cosa ci fai in giro tu? E mi rispondono: ah, ne abbiamo lasciati a casa due o tre, adesso dobbiamo fare queste cose noi…

Io: pensa che la cassa integrazione è aumentata più del 500 %

Lui: ah per forza, pensa solo a quelli delle ceramiche, ne hanno licenziati 700 da un giorno all’altro, un colosso mondiale eh?!? Ma io mi chiedo: come fanno da un giorno all’altro a dover chiudere?

Io: forse perchè avevano dei problemi da molto tempo che non sono più riusciti a…

Lui: a imboscare, come succede spesso in Italia.

Ecco, questa conversazione è estremamente basilare, non si parla di massimi sistemi, si parla della vita di tutti i giorni, e infatti è incredibile quanto riescano a dividerci nonostante abbiamo gli stessi bisogni. Però spero sia trasparso che il qualunquismo non ha toccato questo piccolo dialogo, di una semplicità estrema, ma anche molto sincero e vero. Queste sono le persone con le quali ci si può arricchire anche senza parlare di chissà che.





Difetti migliorabili (quasi) agevolmente

24 01 2009

par_condicio

Mi piacciono e mi fanno tenerezza i bloggers che dichiarano “questo blog non è uno spazio personale, non racconterò MAI dei fatti miei”, e poi ne parlano una volta spiegando “si, è vero, avevo promesso che non avrei mai detto niente di me, ma questa è l’eccezione che conferma la regola”. Seguendo questo ragionamento il Lodo Alfano è una genialata.

Invece ho proprio intenzione di tediarvi con un aneddoto personale, che risale alla lontanissima ieri sera.

Tema: Difetti migliorabili (quasi) agevolmente

Svolgimento:

Verso le sei del pomeriggio mi viene il pirlo di andare a vedere Luttazzi nello spettacolo Decameron, la signora del palazzetto mi conferma gentilmente che ci sono ancora posti, ma voglio trovare qualcuno con cui andare, giusto per non stare in silenzio nei minuti prima dello spettacolo, essendo io dotata di una logorrea infallibile in qualsiasi situazione.

La scelta ricade sulla mia coinquilina, che non solo non è interessata in tema di satira, ma considera zelig un “programma divertente”, considera i tg “utili per informare” e quelli che non hanno mai leccato il francobollo a Berlusconi dei “sovversivi che rischiano molto per le loro malefatte”. Cerco di convincerla in tutti i modi, ci riesco quasi nonostante il prezzo del biglietto (20 euro, una cifra normale, ma per una a cui non frega niente…), asserendo che con tutti i soldi che ho speso per andare con loro in discoteca (attività che certo non mi soddisfa, dato che si rischia la recisione delle corde vocali da tanto si deve urlare) lei si poteva permettere questa spesa.

Insomma, dicevo, ce l’avevo quasi fatta, quando chiama il suo ragazzo per dirle che sarebbe venuto a trovarla, cerco di convincere anche lui a venire, ce la faccio quasi, perchè secondo lui Luttazzi è un comico di zelig (quel programma che “fa ridere”). Ma non farebbe in tempo ad arrivare, e costringerli a rinunciare a una serata interloro mi sembra troppo.

A quel punto chiamo qualche mia amica, ma niente, nessuna va a vedere Luttazzi, non c’è quasi più speranza…Provo allora con un mio amico, un mio conoscente, gli chiedo “ehi, andate allora da Luttazzi?” come se fosse la cosa più scontata del mondo, e lui mi dice “si, se ci sono ancora i biglietti…” “si ho telefonato io, ci sono, la biglietteria è già aperta, possiamo già andarli a prendere, posso aggregarmi???” “si…certo, ok”.

Morale numero uno: anche i rompicoglioni hanno un’anima

Morale numero due: anche i rompicoglioni hanno un’etica

Morale numero tre: e ci guadagnano pure! Ottima la compagnia e grande Luttazzi!