Ingiustizie e strategie

31 07 2013

Oggi in Stazione a Bologna stavano rimuovendo tutte le biciclette legate alla ringhiera di fianco alla corsia dei taxi. C’erano ACI e polizia, mi è sembrato assurdo e ho chiesto lumi a una poliziotta. Questo il dialogo:
Io: “Scusi posso chiederle perché state rimuovendo le biciclette?”
Poliziotta: “Perché c’è la manifestazione del 2 agosto!”
Io: “Si ma siamo al 31…”
P.: “Eh ma non è che possiamo rimuovere tutte le biciclette il giorno prima!” (certo, rimuovere 30 biciclette potrebbe anche richiedere settimane di lavoro!)
Io: “Si ma nei cartelli di rimozione che ci sono anche per le auto c’è scritto l’01 agosto…”
P.: “Ma là ce n’è uno per le biciclette dove c’è scritto 31 luglio”
Io: “Poi mettete anche un cartello per avvisare i proprietari che le avete rimosse? Perché sicuramente penseranno che sono state rubate
P.: “No assolutamente, se vogliono chiamano in centrale, tanto tutti lo sappiamo che le stanno rimuovendo per il 2 agosto, e poi vanno al deposito.”
Io: “E come fanno a ritirarle, che non c’è targa?”
P.: “Vanno là col lucchetto (perché i due omini dell’ACI tranciavano ogni catena, come i professionisti che si rispettano), poi noi lo scontrino dell’acquisto della bicicletta non lo chiediamo come prova (magnanimi loro!), e possono ritirare la bicicletta”
Io: “Ma quanto costa?” 
P.: “Costa solo 15 euro, il verbale di contravvenzione non c’è.”

Quindi capito? Stavano perseguendo un importante obiettivo per l’ordine pubblico, basandosi su un unico cartello messo di sbieco che contraddiceva tutti gli altri (sono andata a controllare, su quell’unico cartello c’era scritto 31/07 dalle ore 9.00), rimuovendo con due giorni d’anticipo le biciclette, facendo pagare 15 euro l’una il ritiro (sul camioncino dell’aci credo ce ne stiano tranquillamente una ventina, fate un po’ voi i conti), così consci del fatto che (pagati da noi) fanno un servizio pubblico che neanche passa loro per l’anticamera del cervello di avvisare che le hanno rimosse. In stazione peraltro, come se uno che non trova più la bici a Bologna pensi come prima ipotesi “me l’hanno rimossa!” e non “me l’hanno rubata”, opzione decisamente più comune. Per concludere questa importante operazione di ordine pubblico erano 4 della polizia municipale con due macchine, più un carabiniere con un’altra macchina (probabilmente ce ne sarà stato un altro con lui) che guardavano, e ribadisco guardavano, i due omini dell’ACI che tranciavano le catene delle biciclette per poi posizionarle sul loro camioncino dalle uova d’oro.

Il senso di ingiustizia e la necessità di approfondire sono dati dal fatto che quelle biciclette sono “appese” alle ringhiere, quasi invisibili e intangibili, è stata fatta una cosa ad hoc per racimolare un pò di soldi, per una manifestazione che è tra due giorni.

In una città in cui le biciclette sono una benedizione perchè eliminano un pò di traffico, e in una città dove si è fortunati se in un anno la propria bicicletta non viene rubata 2 volte. 

Senso di ingiustizia anche perchè la giustificazione è una manifestazione (quindi l’implicito è garantire l’ordine pubblico, mah), e quindi loro dovrebbero essere al servizio della comunità. Fare un servizio alla comunità vuol dire togliere le biciclette ma rendere chiaro primo il cartello di rimozione forzata (non lo era per niente), e poi che le hanno rimosse. Cosa costava appendere un foglio? 

E’ uno strapotere assurdo e smisurato nei confronti di semplici cittadini che hanno una bicicletta. Posizionata in uno dei pochi posti in cui è difficile rubarla. Le regole sono molto diverse da una categoria all’altra, mi piacerebbe che si applicasse la stessa fiscalità in tutti gli ambiti!

Nel frattempo mi sto iniziando ad irritare quando appena c’è una qualsiasi cosa che non funziona le persone parlano come pecore e iniziano le ondate di lamentele in cui gruppetti di sconosciuti si dànno manforte l’uno con l’altro per cimentarsi in un crescendo di insoddisfazione, un climax ascendente di rotture di balle in cui tutti comunque parlano utilizzando luoghi comuni. Gente plasmata dalla tv che cerca di fare l’alternativa, che finge davanti a se stessa di avere una coscienza civile, una propria opinione plasmatasi dopo l’essersi informata sui fatti. Sento ormai una divergenza incolmabile non solo tra me e lo stato, ma anche tra me e l’italiano medio. Come si dice dalle nostre parti, mi sono resa conto che non abbiamo proprio niente da spartire.

Quindi ultimamente ho adottato una tecnica fantastica: quando c’è qualche contrattempo dovuto a disservizi statali (es. treno in ritardo di un’ora), mentre gli altri iniziano a lamentarsi fomentandosi tra loro, io accendo immediatamente la musica sul mio iphone e inizio a fare tutto ciò che posso con gli oggetti che sono a disposizione. Leggo, studio, scopro, penso, telefono, mi arricchisco culturalmente. Da due mesi a questa parte ho capito che i problemi di questo paese non possono diventare miei problemi. 


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