L’eterna diatriba tra scienza e religione

15 11 2009

punto-di-domanda

Io la diatriba tra scienza e religione non l’ho ancora capita.
Questo litigio continuo, che si interrompe solo quando dobbiamo affrontare problemi ben più gravosi come ad esempio la rabbia dell’orso Knut, prosegue da secoli, ed è incredibile che ancora nel terzo millennio la faccia da padrone nella scena intellettuale.
Io ancora mi chiedo come sia possibile un antagonismo tra due cose diverse, che hanno finalità e modalità diverse.
La scienza si occupa della spiegazione del tangibile, o di ciò che non lo è per i nostri sensi ma che aggregandosi combina qualcosa. La scienza si occupa del reale, della materia e di ciò che la muove, dei processi con cui muta la realtà e della categorizzazione secondo criteri che devono essere possibilmente efficaci, semplici, esaustivi, coerenti. La scienza ha come metodi l’inferenza sperimentale quando è possibile, e la matematica, la logica e la coerenza per i modelli teorici non verificabili sperimentalmente (se non con apparecchi che costano miliardi talmente vulnerabili da rompersi con una briciola di pane).
La religione è un filtro per la fede che un essere umano può avere nei confronti dell’esistenza di qualcosa di superiore e intangibile. La religione si occupa della spiegazione della trascendenza, di ciò che è sopra la realtà, di ciò che è per definizione irrangiungibile. La religione ha come metodo la diffusione di scritture tramandate nei secoli, la creazione o l’utilizzo di dogmi spesso dettati da queste scritture, l’atto di fede, di estrema fiducia, che nasce da domande per cui la risposta migliore può essere quella fornita da una religione piuttosto che da un’altra. La religione filtra la fede secondo criteri che dipendono dalla cultura di una certa area geografica, secondo la storia, secondo varie necessità.
Perciò non è poi così difficile capire che queste due “discipline” si occupano di problemi posti a livelli diversi, difficili da confrontare. Per giunta usando metodi diametralmente opposti.
La piramide di Maslow sui bisogni dell’uomo è costruita in modo che se non si supera il livello base non si può accedere al successivo, fino all’ultimo. Alla base della piramide ci sono i bisogni fisiologici, il che significa che finchè questi non sono soddisfatti l’uomo non si porrà altri interrogativi. Il secondo bisogno fondamentale è quello della sicurezza e della protezione.
L’ultima necessità, la più alta, che costituisce la punta della piramide è quella  della moralità e della trascendenza. Ora, è chiaro che l’unico modo per conciliare il bisogno della trascendenza con la scienza sarebbe credere nel dio atomo, ma francamente se un giorno comparisse una teoria molto più convincente e corretta del modello atomico sarebbe un bel casino per quegli adepti.
Quello che voglio dire è che se la trascendenza è sul gradino più alto ed è l’unica cosa ad occupare quel gradino qualunque altro interrogativo sarà su altri gradini più in basso nella piramide, e quindi per la scienza vale lo stesso assunto.
Quando nella scienza (o meglio nel cervello di alcuni scienziati) vengono introdotti sistemi dogmatici va un pò tutto all’aria, e così succede che ad esempio super professori di medicina neghino determinati fenomeni perchè contraddicono quello che loro sanno, per rafforzare le loro posizioni tacciano questi assunti come “non scientifici”, quando sono pubblicati sulla letteratura scientifica accreditata, e si pongono in modo fideistico vanificando il lavoro di chi invece utilizza il metodo sperimentale, che in medicina ad esempio sarebbe ancora ottimo.
Quando nella religione (o meglio nel cervello di molti religiosi) vengono introdotte domande che riguardano la realtà delle cose o una sua possibile spiegazione, accade che si affermino cose anacronistiche e già falsificate, come ad esempio la teoria creazionistica secondo cui tutto ciò che riguarda le specie degli esseri viventi e il rapporto tra loro rimane immutato. L’ultimo esempio che mi viene in mente è quello della risposta che un illuminato sacerdote ha dato sull’esistenza o meno di altre forme di vita nell’universo. E’ giunto alla conclusione che esistono altre forme di vita perchè Dio non può aver creato solo noi, però Cristo è unico e sempre lo sarà, per cui l’unico Cristo dell’universo è venuto sulla terra. Ora, sul fatto che esistano altre forme di vita dato quanto è grande l’universo direi che è probabile e che non c’è bisogno di un sacerdote statistico per confermarlo, e sul Cristo che è unico francamente non so come sia arrivato a collegare le due cose. E’ questo il punto, che non c’entra niente la forma di vita verde con gli occhi grandi che gira a bordo di dischi volanti con l’unicità dell’incarnazione umana di Dio.
Quando la scienza comincia a usare criteri dogmatici e quando la religione comincia ad appropriarsi di interrogativi scientifici nasce il vero problema, causato dal fatto che per impadronirsi di una conoscenza (vera, falsa o inverificabile che sia) il sistema -in questo caso religioso o scientifico- si deforma a tal punto da non possedere più un metodo fortemente tipizzato, necessario invece per comporre inferenze non dico logiche ma almeno coerenti.
Perciò un pò mi fa ridere quando si creano contrasti che sono irrisolvibili per il semplice fatto che non sono reali, e che creano la base per discussioni che hanno poco senso di esistere. Mi sembra quantomeno strano che sia un paradosso ancora irrisolto.


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One response

16 11 2009
Mr.Loto

Purtroppo capita frequentemente di assistere a discussioni fini a se stesse…

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