La memoria è schizofrenica

27 01 2009

memoria-schizofrenica

A me i giorni della memoria danno un pò da fare.

Un pò perchè non me li ricordo, faccio fatica anche con alcuni compleanni, e quindi accorgermi dagli altri blog dei giorni della memoria mi fa sentire un pò svampita. Un pò perchè è una cosa così asettica, così pilotata, così recintata dal punto di vista del palinsesto narrativo-emozionale che mi spaventa, non mi sembra naturale e non so come muovermi.

Oggi ho visto un documentario su rai3, Carlo Lucarelli ha detto una frase che tra le altre mi ha colpito “un pò tutti provano orrore per quel che è successo, ma bisogna capire le motivazioni politiche e sociali che hanno permesso tutto questo per non fermarsi all’orrore ma andare oltre”.

Questo è esattamente il motivo per cui detesto i giorni della memoria. Perchè a scuola quando obiettiamo che studiare storia è inutile (in realtà sappiamo perfettamente che è utile ma sappiamo anche che giocare e farci i cavoli nostri è un’attività ben più appagante) ci dicono “studiare il passato aiuta a capire il presente e insegna a non commettere gli stessi errori”. A parte che non è una frase così convincente dato che non so di un boom di ragazzini appassionati della storia, e poi il problema è proprio questo: con tutti gli errori fatti dalle società/civiltà passate dovremmo praticamente vivere in un’epoca perfetta se avessimo imparato dal passato. E invece a quanto pare non è così.

E qual è il problema? Il problema è che la memoria è schizofrenica, e i giorni della memoria alimentano la schizofrenia. Io lo so che c’è pieno di gente che oggi dà degli psicopatici bastardi e qualsiasi altro insulto ai nazisti e ieri sera aveva detto “comunque io sti clandestini gli bucherei i gommoni”, e non dite che è una mia strampalata ipotesi perchè vi sto parlando di miei conoscenti con cui vivo tutti i giorni. Io lo so che c’è gente che rinnega il nazismo, che dice che è stato orribile e che poi va in giro con fazzoletti verdi. Io provo rabbia non solo per quel che è successo all’epoca, ma anche perchè non si capisce che tra il dire e ripetere continuamente “a me i clandestini hanno rotto i coglioni”, “io gli bucherei i gommoni”, “sti rompicoglioni stessero a casa loro, gli faccio vedere io” e tra il nazismo non sono molti i passi da percorrere. Io provo rabbia perchè se all’epoca non ci fossero stati professori scienziati d’accordo con l’idea della razza, se non ci fossero stati studenti contenti quando qualche loro professore ebreo veniva cacciato forse questo scempio non avrebbe avuto dimensioni così catastrofiche.

Io provo rabbia perchè la memoria è schizofrenica, perchè si grida allo scandalo del nazismo ma si fanno le stesse cose adesso. Evidentemente non abbiamo un cervello in grado di fare un collegamento trasversale.

Io provo rabbia perchè sui libri di medicina in qualunque epidemiologia di qualunque malattia si parla di razza (la razza africana, la razza europea…).

Io provo rabbia perchè la nostra costituzione non permette queste affermazioni che si sentono ridondanti tutti i giorni, urlate e sputate da gente che pretende di aver ragione.

Io provo rabbia perchè appena si vede un nero “è un clandestino”, e invece magari è cresciuto qui e lavora talis et qualis agli autoctoni.

Io provo rabbia perchè si uccide per dei biscotti rubati un cittadino italiano come noi.

Io provo rabbia perchè nonostante l’articolo 32 della Costituzione che parla di cure per tutti gli individui, non per i cittadini, gli immigrati non godono dei diritti che avrebbero.

Io provo rabbia perchè devo continuare a dire queste cose in silenzio, perchè sono stufa di discutere inutilmente, sono stufa di innaffiare la polvere.

Io provo rabbia perchè la mia massima di stamattina verso mezzogiorno (quando ancora non ricordavo che oggi era il giorno della memoria) è “meglio che uno sputa-sentenze pensi di avere ragione piuttosto che permettergli di rompermi i coglioni”.

Io provo rabbia perchè i giorni della memoria sono i giorni della rassegnazione.


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5 responses

27 01 2009
davide

Cara Sarà,

sentendo i discorsi nei bar non si può che constare che noi italiani siamo diventati un popolo intollerante. Forse a causa della crisi economica la gente tende a scaricare le proprie frustrazioni sugli immigrati. Le accuse che si fanno agli immigrati di rubare il lavoro agli italiani sono ridicole perchè loro fanno i lavori che noi non vogliamo fare.

Il problema è che più si aggrava la crisi economica e più diventano forti e influeti quelli che vorrebbero bucare i gommoni “dei clandestini”.

Ciao Davide

27 01 2009
simona_rm

Commentare qui, mi sembra supefluo.
Ma questo sfogo è una delle cose più belle che abbia mai letto. Devo dirlo.

io mi associo a questa rabbia. Spero che tutte le nostre rabbie insieme, ne facciano una tanto grossa da diventare solida, da vedersi ovunque e pure al buio, per far rimporre a certi qualunquisti della “razza” il loro inutile odio.

27 01 2009
luciano bubbola

Purtroppo la rabbia non basta a sopperire certi pericolosi ‘vuoti di memoria’… soprattutto oggi, 27 gennaio, ‘Giornata della Memoria’.
Notte
Luciano Bubbola (oggi un po’ pessimista dopo i recenti fatti di Gaza: ma la Storia, allora, non è più ‘Maestra di Vita’?)

27 01 2009
Gaietta

Cara compagniuccia di squadra,
l’articolo mi è piaciuto e approvo, è verissimo quello che dici!
D’altra parte mi rendo conto che è più facile a dirsi che a farsi.
Certo, il pregiudizio è alto: delinquenti, stupratori…? Naturalmente sono dei disgraziati clandestini che non dovrebbero essere qui, che dovremmo mandare tutti a casa! Eppure i più efferati omicidi e stupri avvengono nel cortire dietro casa, ad opera di regolari italiani…
Se una discreta porzione di clandestini si da alla delinquenza, è perché è più facile, perché è più comodo (tant’è che anche una discreta fetta di italiani lo fa…ricordiamo che la Mafia è “Cosa Nostra” nel vero senso della parola), non perché siano barbari inciili.
MA (dopo tutte queste considerazioni, ebbene sì, c’è un ma), anche dato per assodato tutto questo, non è comunque facile accettare senza indugi gli immigrati clandestini che arrivano qua.
Io sostengo un affascinante teorema, e cioé che amare il prossimo è possibile, a patto che il prossimo non sia tua madre che ti rompe la balle…in generale, più prossimo è il prossimo, più si fa fatica ad amarlo.
Siamo tutti bravi a dire “quei poveri palestinesi”, ma se l’ONU decidesse di metterceli in casa non saremmo più tanto contenti, poco ma sicuro! Facile adottare bambini a distanza (pratica bellissima e che sostengo), ma meno facile accettare gli uomini e le donne stranieri che vengono qui a trovare lavoro per sfamare quegli stessi bambini.
Scusa la prolissità. Spero che li concetto sia chiaro anche perchè sono un po’ tanto stanchina!
Fammi sapere che ne pensi😉

28 01 2009
Sara

@ Davide: il fatto è che non so dire quanto dipenda dalla crisi economica, ma rimango sconvolta da questa creazione continua di capri espiatori. Consiglio a tutti la puntata dei simpson sulla legge 24 (Tanto Apu per niente) che illustra perfettamente la dinamica.

@ Simo: grazie…Mi sono commossa col tuo commento…E’ stato molto faticoso scriverlo, cioè è venuto al primo colpo, ma è stato faticoso scrivere la mia rassegnazione. Io detesto rassegnarmi, detesto arrabbiarmi e ancora di più farlo in silenzio davanti a una tastiera. Credo in questo post di aver portato la vita reale nel computer, solo realtà senza elucubrazioni…

@ Luciano: credo che la storia sia maestra per quegli allievi che capirebbero certe cose anche senza il bisogno di riferirsi a fatti storici esemplificativi. Cioè serve a chi non servirebbe. Serve per chi non ha la memoria schizofrenica. Per tutti gli altri è come se non esistesse.

@ Gaietta: dunque io in sintesi penso che la gente può avere dei limiti culturali o razionali. Sono stata quest’estate in Spagna, a Valencia cioè nel profondo sud, e li la dittatura di Franco è finita nel ’75, non così tanto in là. I limiti della gente sicuramente ci sono anche per la storia del regime…Li però sono civili, nonostante siano stati molto più tempo sotto un regime rispetto a noi.
Sai cosa fa la differenza? Che se i politici, i media, gli intellettuali, i giornalisti, cioè PERSONE, CITTADINI, INDIVIDUI che hanno i mezzi per farlo spiegassero le cose come stanno, le raccontassero, se cercassero di combattere i luoghi comuni, non ci sarebbero tutti questi problemi di accettazione dell’altro. Ma io non dico di accettazione, dico almeno indifferenza. Almeno. Veramente sentire tutti i giorni con le mie orecchie gente che vuole queste persone morte, che vuole che continuino ad essere disperate è snervante.
Io non ho scritto in questo post dei grandi discorsoni inapplicabili (credo), io ho scritto cose che la nostra costituzione prevede, io ho scritto di diritti che secondo me sono i minimi indispensabili.
Io penso che non dovrebbero essere cose da scrivere da tanto sono elementari.

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