Qualche giorno fa mi è emerso un ricordo dei primi anni di catechismo, credo che fossi in terza elementare. La scena che si è svolta fu la seguente: abbiamo letto un passo del libro del catechismo in cui Dio (o Gesù? Boh) esortava a impugnare le spade per combattere i miscredenti, mentre qualche settimana prima avevamo letto sempre dallo stesso libro che Dio perdonava tutto e tutti. Siccome in quell’occasione c’era il prete (evento speciale, dato che di solito erano presenti solo le catechiste, una per classe) gli ho posto la seguente domanda: “perchè se Dio perdona tutti poi ordina di prendere le spade?” e poi ne avevo approfittato per chiedere come mai Dio amasse più di ogni altra cosa suo figlio uomo e però ogni tanto chiedeva ai padri veri di sacrificare qualche figlio.
Il sacerdote mi aveva risposto in maniera quantomeno vaga, ma a me non interessava più di tanto perchè quello che per me aveva reale importanza era interrompere il discorso totalmente inutile che stava facendo. Del resto andavo a catechismo perchè poi potevamo usufruire di un oratorio enorme, pieno di ogni tipo di gioco divertente, dal ping pong al bigliardino al campetto. (Questa cosa era così evidente che per ben due anni le catechiste per santa Lucia mi hanno regalato il carbone, sempre per assumere il perdono come elemento cardine della vita secondo Dio)
In pratica quello che io chiedevo era il motivo della contraddizione divina, e i criteri attuati per il processo di identificazione di Dio. Se Dio è tutto e il contrario di tutto ed è sempre nel giusto, perchè noi siamo a sua immagine e somiglianza ma siamo condannati all’erroneità? Perchè alcuni possono dire che per loro l’obbedienza assoluta è la caratteristica più fondamentale di Dio, e perchè alcuni altri pensano così della conoscenza, e perchè altri ancora ritengono il perdono l’aspetto più importante dell’immagine di Dio?
Gli chiedevo altresì il rapporto tra l’imbuto formato dalla relatività provvisoria umana che doveva interpretare l’assoluto divino, e l’assoluto divino nella sua identità.
Nel tempo ho trovato la risposta ad entrambe le domande, ma oggi ho trovato un modo logico di rispondere alla prima domanda “Qual è il rapporto tra le caratteristiche che l’uomo ritiene giuste, e ritiene più degne di essere assunte nel rispetto dell’identità di Dio, e l’identità di Dio?” Questo è il seguente.
Premessa A: L’uomo contiene tutte le caratteristiche dell’individuo inteso in questa trattazione
Premessa B: Dio è tutto e il contrario di tutto
Premessa C: L’uomo è a immagine e somiglianza dei Dio
Conclusione D: Ogni caratteristica assumibile dall’individuo è propria di Dio
Conclusione E: All’uomo inteso come individuo piacciono le caratteristiche di Dio che gli corrispondono.
Queste proposizioni hanno il seguente schema:
Si può asserire che:
1) Domande anche solo lievemente differenti decretano la logicità o meno della risposta.
2) Lo stesso problema posto con due livelli linguistici differenti si suddivide in due sottoproblemi, ognuno appartenente alla sfera semantica corrispondente al livello linguistico utilizzato.
3) Ciò che unisce le due sfere semantiche è l’esperienza e la capacità di trarre conclusioni da essa
4) La capacità di trarre conclusioni a partire dall’esperienza dipende dal livello linguistico utilizzato (questo alla luce del secondo e soprattutto del terzo paragrafo è un paradosso).
5) Ogni uomo inteso come individuo si serve del linguaggio per spiegare il suo mondo
6) Questo strumento comune a ogni individuo in quanto uomo ri-unifica il problema precedentemente sdoppiato. (Questa è la risoluzione del paradosso)
7) La mia prima domanda è in realtà contenuta nella seconda. C’è una conclusione F comune ad entrambe le domande.
8. La risposta alla seconda domanda (ovvero dell’essenza stessa della religione intesa come attività umana e del rapporto linguistico tra uomo, religione e Dio) nella prossima puntata!



Cara Sara,
il mio prete quando gli facevo qualche domanda, mi diceva che la mente umana è troppo piccola per capire i misteri di Dio.
Ciao Davide
Sì, e la Bibbia chi l’ha scritta? Uomini grandi che l’hanno capita a metà? Tanti uomini che la pensavano diversamente? Dio sceso sulla terra con un pennino e dell’inchiostro proprio quando hanno inventato l’inchiostro? (che tempismo!)
Quando si parla di religione la soluzione di un paradosso determina molti altri problemi. Quando questo fatto accade nella scienza ci si pone delle serie domande sulla validità dell’ipotesi.
Otterresti risultati molto più corretti e convincenti se nell’equazione sostituissi la parola “Dio” con la parola “Umanità”, nell’accezione di “insieme di tutti gli uomini”.
Il primo risultato ad apparire sarebbe la completa inutilità e anacronismo del divino nel pensiero moderno, ormai sostanzialmente e diabolicamente logico deduttivo.
Per parafrasare Davide possiamo dire che la mente umana è omai diventata troppo grande (razionale) per capire (giustificare) Dio, cosicché diviene naturale (autodivino?) il rifiuto di antiche scusanti, attenuanti o giustificazioni paradossali e incoerenti alle proprie condotte, modi di agire o pensieri (sia nel bene, sia nel male codificati dai valori morali correnti) e ci si accontenta di essere soltanto, e finalmente, autoreferenziali.
Ma così non vale però, hai risposto alla mia terza domanda che era programmata per la prossima puntata!
Sono d’accordo, aggiungo l’integrazione tra l’autoreferenzialità e le risposte che arrivano dal contorno per determinare l’aggiustamento delle nostre condotte.
Ops! Chiedo scusa, ma scrivi uguale che mi piace leggerti.
PS: “scrivi uguale” va per scrivi ugualmente, questo perché un povero Salazar dopo aver scritto roba tipo “accezione” e “codificati” ha un severo bisogno di svaghi ortografici.
Avevo pensato proprio a te, in questo periodo. Mi dicevo “Ma non viene a trovarmi più la sportiva?”.
Come vedrai purtroppo anche io invecchio…
Italo
Segnalerò il tuo blog sulla mia bacheca. Se ti fa piacere segnala pure il mio.
Un abbraccio
Grazie, ti linko subito!
oooohhhh, ma buongiorno a tutti
ben ritrovati 
abbiamo riaperto per pasqua con un tema da accademia dei Lincei! Siete riusciti a farmi sentire una zucchina. Posso lo stesso fare parte el club? No? Nemmeno se popcorn e chinotto li porto io?
Con deferenza.
zia
Eh si! E non ho ancora avuto il tempo di scrivere la seconda parte…
Ma che zucchina! Tu sei un membro fondante del club (immagina che io ti stia per consegnare una fantastica spilletta), perciò pop corn e chinotto non sono necessari! Tantopiù per il fatto che da lunedì sono a dieta!!! Aiutooo!!!
Preferisco cedrata, grazie.
Che poi, la cedrata, esiste ancora?
C’è quella cedrata chic e rinomata, la cedrata Tassoni!!! Ma tu sei in Brasile tra le papaye e gli ananas, cosa te ne importa della cedrata!
… e una dozzina di tipi di banane, parecchio diverse una dall’altra. Roba da doversi portare dietro il bananologo per fare la spesa.
Già, che m’importa della cedrata!
Auguri!
Il bananologo! Pensa quanti posti di lavoro creati in più per la figura professionale del “navigatore analogico al mercato”… Sei un genio!
…il bananologo…..
e pensare che questo post era partito così alto….
Cara Sara,
tanti auguri di buona pasqua.
Ciao Davide
Grazie, anche a te! E buona pasquetta!!!
Grazie, anche a te! E buona pasquetta!!!
Buona pasquetta a tutti!!!
Un paio di considerazioni, così, senza pretese e senza scopo apparente, solo perché passavo di qua.
Prima: nessuno crede in dio, neanche quelli che ci credono. Questi ultimi infatti dedicano una professione di fede pedissequa nella narrazione che un ente terzo – normalmente un libro – fa di un qualcosa di sovrannaturale che comanda e decide su tutto. Soprattutto su di loro. Quindi non in dio, si crede, ma in un racconto di dio divenuto un liquido che assume forma diversa a seconda del recipiente linguistico, etnico o antropologico in cui viene versato e successivamente assunto.
Ulteriormente malmessi in questa assunzione della narrazione divina sono i cattolici, che neanche lo hanno il dovere/delizia di leggere la loro fonte ente terzo, ma devono (dovrebbero) fidarsi della esegesi fatta dalle gerarchie ecclesiastiche: un ente quarto che può – della fonte ente terzo – darne a piacimento le spiegazioni più arbitrarie, eccentriche o fantasiose. A volte più eccentriche e fantasiose del loro stesso abbigliamento: cosa non da poco.
Ognuno nasce con già ipotecato per il proprio futuro spirituale uno specifico tipo di dio a seconda del luogo dove nasce: un abitante di Occhiobello in provincia di Rovigo nascerà di statura media, con i capelli neri e con Dio; un giavanese di Jogjakarta nascerà di statura media, con i capelli neri e con Allah. Uno hopi della Kayenta Indian Reservation se la dovrà vedere con il grande spirito Wakan Tanka.
È un condizionamento difficile da togliere quello di un dio imposto dalla geografia di nascita in età pre-inferistica. Anche se poi in età matura si passa ad essere ampiamente atei, ogni richiamo, ogni riferimento al sacro prende di vita propria la forma di quel primigenio dio, complicando la visione e la comprensione di un discorso veramente generale sul sacro e sulla sua discreta improbabilità.
Vedi Sara, anche in questa breve, frugale, discussione sul sacro siamo direttamente andati a discutere di Dio, quello cattolico, quello “nostro” per nascita, senza minimamente guardare al resto del sacro che se ne va in giro per il mondo.
Se fossimo nati in qualche villaggio hopi dell’Arizona, davanti al fuoco, nel deserto, di notte, avremmo intavolato dottissime discussioni su che colore avesse il cavallo bianco di Wakan Tanka.
Salazar scusami ma è realmente (fino a martedì) un periodo cruciale per il mio presente e il mio futuro.. Prometto che poi rispondo a questo tuo ennesimo interessantimo intervento!
Mi spiace anche non scrivere un articoletto sul referendum, prendete per buono il post in risposta all’utente giuseppe!
Non ti preoccupare Sara, che fino a quando c’è tempo, il tempo c’è.
A proposito di referendum, io ho già votato: a noi italiani di fuori ci fanno votare prima, ma sulla scheda sbagliata. Pensa che gentilezza.
Tu voterai “Repubblica” o “Monarchia”?
Sì lo so che avete votato i quesiti sbagliati, non so come faranno. E’ che con le regole quelli sono proprio incapaci! Forse (come nei migliori momenti in cui l’arbitro non ci capisce niente) è palla a due!
Io pensavo di fare una croce su monarchia, ma cancellando con la matita -mo- e mettendo -a- … Dici che si può fare? Se poi si vede comunque potrei usare anche il bianchetto!