Sociofenomenologia dello sci

20 01 2010

Diciamocelo, sciare è una tortura.

Si parte la mattina prestissimo, digerendo un freddo abominevole e vestiti come degli  omini gonfiabili, si percorrono chilometri su chilometri in autostrada dove l’unica cosa positiva è il paesaggio, sempre che lo si veda per assenza di nebbia.

E finchè si è in autostrada va tutto bene, perchè poi cominciano i tornanti e la colazione presa alle 6 di mattina comincia a farsi pesantemente sentire. Anche la testa non ne giova, vivendo un vuoto più grave rispetto al solito.

Poi finalmente si arriva, si saggia il freddo che è aumentato, si cerca parcheggio in una nuvola nera di petrolio e CO2, perchè tutti hanno avuto la stessa idea, cioè quella di usare una giornata di riposo in quel modo  quantomeno curioso. Si va al noleggio, dove dopo una fila la cui unità utilità è quella di fornire il tempo per prepararsi psicologicamente a quelli zoccoli duri che sono gli scarponi da sci, finalmente gli omini montani e gentili ti servono. Si provano gli scarponi con la speranza che la tecnologia sia progredita sfornando qualche modello più leggero dei soliti 5 chili e un pò più comodo, e invece niente! Poi ti danno gli sci, quelle lamine ovviamente scomode da trasportare su cui ci si illude di rimanere in piedi in scioltezza in qualsiasi situazione.

Consegni il documento, paghi, ed esci, e ti accorgi che quegli scarponi orribili da 5 chili non sono neanche costruiti in modo da resistere sul ghiaccio. E’ come avere del burro sotto i piedi, non tengono e si rischia di cadere ad ogni passo, mentre ovviamente si tenta di tenere sollevati gli sci (ma perchè non ne inventano di pieghevoli?)

Poi arriva il meglio: quando ci si mette gli sci si realizza che rispetto all’ultima volta in cui si era provato a sciare (nel mio caso anche la prima) non solo non si è magicamente migliorati, ma addirittura è peggio! E allora conviene prepararsi alla tortura che durerà l’intero giorno (grazie al cielo il sole d’inverno tramonta prima).

Si comincia non con la pista baby, ma con quella lattanti, cioè per intenderci non quella blu, ma quella azzurra pastello, e sarebbe meglio il bianco sporco. Ogni minidosso è un pericolo difficile da arginare, come ogni centimetro quadrato di ghiaccio. Per giunta per risalire c’è lo skilift, quindi non solo si lotta contro le forze della natura per scendere ma anche per salire!

Però dopo una o due volte si scende con la sicurezza di arrivare vivi in fondo, e allora quasi ci si diverte. Al che puntualmente i simpatici amici dicono “ma dai grande, ci riesci, vieni su a 2000 e passa metri, poi li c’è un’altra pista azzurra, noi andiamo a fare un giro per altri 10 paesi qui intorno, tu intanto rimani li poi scendiamo insieme!” Al che la domanda ovvia è “ok, ma per tornare proprio qua sotto?” “Eh c’è la panoramica, è lunga, però è azzurra! E’ un pò stretta, però è azzurra!”

Dopo notevoli insistenze ti fai convincere, scopri che effettivamente li c’è una pista azzurra in cui si risale con un tappeto mobile che puntualmente inchioda perchè non si sa come ma qualcuno è caduto. Ti alleni intensamente provando a stare con gli sci dritti in ogni punto della curva -che dev’essere rotonda-, a frenare per bene cercando di sforzare le ginocchia il prima possibile.

Poi arriva il grande momento, quello della discesa per la panoramica. Panoramica perchè si può scegliere: a sinistra precipizio, a destra il bosco! E’ perfetto! Stretta significa che più che una pista è un corridoio, praticamente metti gli sci di traverso e occupi tutta la pista! Per giunta è tutto il giorno all’ombra, quindi è totalmente ghiacciata. Ovviamente, siccome serve per scendere dal punto più alto del comprensorio, c’è pieno di fenomeni che sfrecciano da tutte le parti, incuranti del burrone e dei tronchi. Secondo me si chiama panoramica perchè il paesaggio lo devi guardare e non toccare, che se lo tocchi tanti auguri. Questo biscione è lungo 5 chilometri, e ovviamente i punti più stretti sono anche in curva, più pendenti, più ghiacciati, e con un sacco di gente che rallenta e quindi si assembla li. Basta perdere il controllo un attimo e si fa uno strike da 200 punti!

Quindi è così: si va a spazzaneve di traverso, frenando per andare a non più dei 5 all’ora, senza mai curvare per non andare mai verso il precipizio, con le gambe che tremano dalla fatica, cercando di evitare le lastre peggiori e cercando di stare in piedi sempre per il succitato strike. Si arriva in fondo che non si è neanche grati di essere vivi, perchè non si sa se le gambe sono ancora li presenti all’appello, e si ringrazia che la giornata è quasi finita! Giusto in tempo per accorgersi che si è sudati e in macchina il freddo si farà sentire…

Però se per un attimo si sente il profumo dei pini e l’aria benevola si capisce che forse ne vale la pena.

E allora per non rischiare di dover saltare una vacanza in montagna con gli amici ci si impunta e si dice “no, io devo imparare”, e ci si prepara psicologicamente alla prossima tortura, sperando nell’aiuto di un maestro che questa volta era occupato con qualcun altro.





Guarda guarda guarda il bel ministro indaffarato…

8 01 2010

Brunetta: “Modificheremo la Costituzione a partire dal primo articolo”

…Ma prima dateci il tempo di leggerla!





Buon Natale!!

25 12 2009

Ciao ragazzi, Buon Natale!!

Tanti tanti auguri, speriamo che Babbo Natale porti un pò di civiltà al nostro paese, un pò di legalità, e un pizzico di spirito critico.

Nel frattempo spero che ognuno possa divertirsi e rasserenarsi con questa festa speciale!





Spigolature

24 12 2009

Silvio Berlusconi ha inviato gli auguri al Papa: “Buon Natale, caro collega!”





Chissà

13 12 2009

Sono veramente arrivata al limite.

Ho scritto sul blog del PD, vediamo cosa succede. Secondo me niente, ma almeno mi sono sfogata sul blog di quella scempiaggine di partito. Vi riporto il mio commento:

Scusate per il commento fuori tema, so che non è corretto, ma veramente non ce la faccio più.
Io sarei una vostra elettrice, lo ero, ma a questo punto sarò costretta ad astenermi. Non è possibile, sono anni che non provate a cambiare le cose, che usate parole vuote, che non siete incisivi, che non fate neanche corsi di comunicazione.
Non è possibile che non abbiate detto quasi niente sul processo Mills, sulle escort candidate, sulla totale distruzione dell’informazione rai, sull’attacco continuo di Berlusconi a qualsiasi istituzione che non gli si prostri in ginocchio. L’avete detto? Beh, non siete stati abbastanza ficcanti, dove capire come diventarlo. Non vi hanno lasciato esprimere? E chi deve risolvere il conflitto d’interessi e la conseguente lottizzazione dei media?
E’ indecente che da anni non aderiate a nessuna manifestazione di piazza invocata dalle persone comuni, come se foste superiori. Superiori a cosa? Il vostro dovere dovrebbe essere quello di vincere le elezioni per governare il paese con la fiducia di chi vi vota, e invece sono anni che non ci provate neanche. Siamo di fronte a una situazione ormai cronica caratterizzata dallo spazio tv concesso soprattutto ai sostenitori di Berlusconi e a lui stesso, e voi non riuscite a sfruttare neanche quel poco che avete. Com’è possibile? Ogni professionista si forma e continua a farlo lungo tutta la sua carriera per migliorare…Non avete capito che sono anni che tutti i vostri oppositori politici utilizzano tecniche di comunicazione ben precise? Almeno imparate ad utilizzarle anche voi, chissà che facendovi un pò di pubblicità non ricominciate ad avere qualche idea precisa e utile per tutti!

Dite che con l’antiberlusconismo non si va da nessuna parte, beh voi dovreste ringraziare la gente che è schifata dal disprezzo per il nostro paese da parte dell’attuale premier, perchè senza quello che voi chiamate antiberlusconismo, che non è altro che la difesa della democrazia che ormai non c’è più, non avreste neanche quei pochi voti che vi rimangono.





A me dell’Italia non interessa più niente

26 11 2009

Domenica stavo tornando da Padova, ero in un treno densissimo di persone e di odori che all’inizio mi ha fatto rimpiangere la rinite cronica.

Nella fattispecie ero di fianco a Laura, una spagnola stilista di abbigliamento per bambini, e Ivan, muratore, idraulico e tuttofare moldavo. Ci siamo messi a chiacchierare, perchè mi sono incuriosita quando ho visto la ragazza (signora forse) disegnare dei bambini angelici e vestiti in modo perfetto nonostante tutti i movimenti del treno. Lei lavora per Prenatal e per altre due o tre ditte famose di cui però non ho capito il nome. Ha studiato in Spagna, poi è stata qualche anno a Firenze per perfezionare la sua formazione, e adesso lavora e lavora bene. Sabato sera era stata a Gorizia a una manifestazione con una serie di concerti di vari generi musicali, ed era diretta a Parma.

Ivan invece è un muratore, lavora a Bologna da un pò di anni, sempre per la stessa ditta, e mi ha lasciato il numero in caso che qualcosa in casa non funzioni bene, perchè fa anche l’idraulico, l’elettricista e chi più ne ha più ne metta. Secondo me sarebbe capace di sistemare anche i ferri da stiro. Lui invece ha avuto una storia diametralmente opposta, perchè è venuto in Italia perchè in Moldavia c’è poco lavoro e il guadagno è insufficiente per una sopravvivenza dignitosa. E’ qui da 8 anni, non è mai tornato là un pò perchè ha paura di dover tornare là definitivamente e un pò perchè non vuole spendere soldi per andare in aereo. All’inizio stava a Padova, ma lo ricattavano in vari modi, dormiva in un tugurio e non riusciva neanche a mangiare regolarmente. E’ riuscito a trasferirsi a Bologna, adesso ha una camera, sono in casa in 8 o 9 (non ho ben capito), in una stanza c’è una famiglia, in bagno deve fare in fretta ma mangia, dorme comodo, e riesce a risparmiare qualche soldo da mandare in Moldavia. Lui la sera prima era stato  in un paese vicino al confine con la Slovenia in una discoteca, era andato a ballare così lontano perchè “li non ci sono casini”. Nelle discoteche di Bologna a suo dire ci sono frequenti episodi di coltellate e di risse, mentre quella è una discoteca per russi, è un circolo quindi basta fare la tessera e tutti pensano solo a ballare e a bere. Ovviamente non ha mai dormito, è uscito dalla discoteca e poi è stato con gli amici che ha conosciuto là, perchè ovviamente è andato da solo.

Ho realizzato che dei tre ero quella che aveva vissuto la serata più banale, osteria in centro a Bologna e poi un giro al cioccoshow. Con legge di Murphy integrata perchè per la seconda volta in due giorni tutti hanno mangiato cioccolato tranne me, della serie “quando la dieta ti potrà colpire lo farà”. Inoltre anche la mia vita scorre nella più ovvia normalità, viaggio poco perchè devo studiare e perchè non ho soldi, conosco i miei amici, cerco informazioni dal mondo sul computer non potendo farlo spostando il mio sedere.

A volte ascolto le radio inglesi o americane, e mi sento finalmente in un altro mondo, in un mondo normale, come se le cuffie e il pc mi proiettassero in un’altra dimensione, più consona a quello che a me servirebbe in questo momento. Io vorrei essere cittadina del mondo, invece abito in questo paese.

Un paese che è così impegnato ad analizzare le sue storture che è completamente fermo.

Io non so neanche cosa tengo questo blog a fare, purtroppo non posso neanche scrivere quello che sento in radio, primo perchè ho pochissimo tempo per ascoltare, secondo perchè dopo 10 minuti stacco il cervello, e senza la massima concentrazione capisco una parola su tre quando va bene. Non riesco più a scrivere di quello che succede in Italia, sono completamente nauseata. Ma forse il vero motivo è che non mi interessa più.

Non me frega niente di sapere quanti e quali contatti mafiosi ha tizio piuttosto che caio, non voglio neanche sapere quali giri ci sono dietro l’uccisione di due persone legate a un politico per via di una festa. Non trovo interessante il dibattito sulla pausa pranzo, francamente stanno estraendo  dal cilindro così tanti finti problemi e il livello è così basso che io non ce la faccio a entrare nel merito. Cosa dovrei dire io, che la pausa pranzo è sacrosanta ma che alcuni lavori è normale che a volte non la concedono (a me capita di saltarla, per i chirurghi è quasi una regola)? C’è bisogno di dirlo? Cosa me ne frega di interloquire anche a distanza con uno che apre la bocca per dire ste stronzate? Anche stare in silenzio aumenta la produttività, dovrebbe saperlo. Io non vedo l’ora di laurearmi, dopodichè chiederò alla mia prof di andare almeno un mese all’estero a fare almeno un tirocinio, ho voglia di respirare aria nuova, più che altro ho voglia di respirare.

Io non posso più fermarmi ad analizzare le storture di questo paese, io devo proseguire per la mia strada.





L’eterna diatriba tra scienza e religione

15 11 2009

punto-di-domanda

Io la diatriba tra scienza e religione non l’ho ancora capita.
Questo litigio continuo, che si interrompe solo quando dobbiamo affrontare problemi ben più gravosi come ad esempio la rabbia dell’orso Knut, prosegue da secoli, ed è incredibile che ancora nel terzo millennio la faccia da padrone nella scena intellettuale.
Io ancora mi chiedo come sia possibile un antagonismo tra due cose diverse, che hanno finalità e modalità diverse.
La scienza si occupa della spiegazione del tangibile, o di ciò che non lo è per i nostri sensi ma che aggregandosi combina qualcosa. La scienza si occupa del reale, della materia e di ciò che la muove, dei processi con cui muta la realtà e della categorizzazione secondo criteri che devono essere possibilmente efficaci, semplici, esaustivi, coerenti. La scienza ha come metodi l’inferenza sperimentale quando è possibile, e la matematica, la logica e la coerenza per i modelli teorici non verificabili sperimentalmente (se non con apparecchi che costano miliardi talmente vulnerabili da rompersi con una briciola di pane).
La religione è un filtro per la fede che un essere umano può avere nei confronti dell’esistenza di qualcosa di superiore e intangibile. La religione si occupa della spiegazione della trascendenza, di ciò che è sopra la realtà, di ciò che è per definizione irrangiungibile. La religione ha come metodo la diffusione di scritture tramandate nei secoli, la creazione o l’utilizzo di dogmi spesso dettati da queste scritture, l’atto di fede, di estrema fiducia, che nasce da domande per cui la risposta migliore può essere quella fornita da una religione piuttosto che da un’altra. La religione filtra la fede secondo criteri che dipendono dalla cultura di una certa area geografica, secondo la storia, secondo varie necessità.
Perciò non è poi così difficile capire che queste due “discipline” si occupano di problemi posti a livelli diversi, difficili da confrontare. Per giunta usando metodi diametralmente opposti.
La piramide di Maslow sui bisogni dell’uomo è costruita in modo che se non si supera il livello base non si può accedere al successivo, fino all’ultimo. Alla base della piramide ci sono i bisogni fisiologici, il che significa che finchè questi non sono soddisfatti l’uomo non si porrà altri interrogativi. Il secondo bisogno fondamentale è quello della sicurezza e della protezione.
L’ultima necessità, la più alta, che costituisce la punta della piramide è quella  della moralità e della trascendenza. Ora, è chiaro che l’unico modo per conciliare il bisogno della trascendenza con la scienza sarebbe credere nel dio atomo, ma francamente se un giorno comparisse una teoria molto più convincente e corretta del modello atomico sarebbe un bel casino per quegli adepti.
Quello che voglio dire è che se la trascendenza è sul gradino più alto ed è l’unica cosa ad occupare quel gradino qualunque altro interrogativo sarà su altri gradini più in basso nella piramide, e quindi per la scienza vale lo stesso assunto.
Quando nella scienza (o meglio nel cervello di alcuni scienziati) vengono introdotti sistemi dogmatici va un pò tutto all’aria, e così succede che ad esempio super professori di medicina neghino determinati fenomeni perchè contraddicono quello che loro sanno, per rafforzare le loro posizioni tacciano questi assunti come “non scientifici”, quando sono pubblicati sulla letteratura scientifica accreditata, e si pongono in modo fideistico vanificando il lavoro di chi invece utilizza il metodo sperimentale, che in medicina ad esempio sarebbe ancora ottimo.
Quando nella religione (o meglio nel cervello di molti religiosi) vengono introdotte domande che riguardano la realtà delle cose o una sua possibile spiegazione, accade che si affermino cose anacronistiche e già falsificate, come ad esempio la teoria creazionistica secondo cui tutto ciò che riguarda le specie degli esseri viventi e il rapporto tra loro rimane immutato. L’ultimo esempio che mi viene in mente è quello della risposta che un illuminato sacerdote ha dato sull’esistenza o meno di altre forme di vita nell’universo. E’ giunto alla conclusione che esistono altre forme di vita perchè Dio non può aver creato solo noi, però Cristo è unico e sempre lo sarà, per cui l’unico Cristo dell’universo è venuto sulla terra. Ora, sul fatto che esistano altre forme di vita dato quanto è grande l’universo direi che è probabile e che non c’è bisogno di un sacerdote statistico per confermarlo, e sul Cristo che è unico francamente non so come sia arrivato a collegare le due cose. E’ questo il punto, che non c’entra niente la forma di vita verde con gli occhi grandi che gira a bordo di dischi volanti con l’unicità dell’incarnazione umana di Dio.
Quando la scienza comincia a usare criteri dogmatici e quando la religione comincia ad appropriarsi di interrogativi scientifici nasce il vero problema, causato dal fatto che per impadronirsi di una conoscenza (vera, falsa o inverificabile che sia) il sistema -in questo caso religioso o scientifico- si deforma a tal punto da non possedere più un metodo fortemente tipizzato, necessario invece per comporre inferenze non dico logiche ma almeno coerenti.
Perciò un pò mi fa ridere quando si creano contrasti che sono irrisolvibili per il semplice fatto che non sono reali, e che creano la base per discussioni che hanno poco senso di esistere. Mi sembra quantomeno strano che sia un paradosso ancora irrisolto.





Incontri terrificanti del terzo tipo

26 10 2009

pomeriggio cinque

Scusate per la prolungata assenza, ho visto la data dell’ultimo post, non mi sembrava che fosse passato un mese… Sono sempre più impegnata, l’università mi sta prendendo più tempo del previsto, e in più francamente non vedo niente di nuovo nel panorama italiano da descrivere.

L’ultima nuova è lo scandalo di Marrazzo. Ho amici che stanno lottando da tempo contro l’usurpazione del loro territorio, cercando di evitare la costruzione di un inceneritore inutile anzi dannoso, e non hanno mai trovato tante persone pronte a muoversi per i loro stessi interessi. Adesso c’è pieno di indignati che lo contestano, come se prima non avesse mai fatto niente di male o di strano. Poi Bersani è stato eletto segretario del PD, per fortuna è finita quest’epoca di incertezza, stavo cominciando ad avere le unghie troppo corte per l’agitazione.

Ma vorrei parlare di un’altra cosa: siccome come ho detto la medicina mi sta assorbendo meglio di uno scottex ultra con il bagnato incallito, vorrei parlarvi della mia ultima esperienza paranormale: ho avuto un incontro ravvicinato del terzo tipo con pomeriggio cinque, il fantastico contenitore (anche il water è un contenitore in fondo) pomeridiano di canale 5.

Parlavano di miracoli. La storia che ho sentito (magari ce n’erano altre da scoprire, ma mi sono fermata a questa, mi è sembrata soddisfacente) riguarda una signora “miracolata” da Padre Pio.

Allora, lei è arrivata in ospedale (quando ciò è successo non ho fatto in tempo a scoprirlo, ma penso sia una cosa recente) con la parotide gonfia, dolore in quella sede e febbre. Diagnosi di cosa? Di meningite. Perfetto! Poi le hanno fatto una lastra al polmone, scoprendo un tumore. A quel punto come hanno agito? Hanno deciso di operarla! Ovviamente, chi non è mai stato operato di tumore con una meningite in corso???

Lei la notte prima era agitata, e ha cominciato a pregare con una statuetta di Padre Pio in mano. Si è addormentata supina con la statuetta in mano e si è svegliata nella stessa posizione, e la statuetta era vicino all’ultima costa destra (praticamente dove c’è il fegato). Il primario (che probabilmente aveva capito che c’era qualcosa che non andava) ha deciso di farle un’altra lastra (poi magari la signora ha detto lastra, ma era un altro esame diagnostico, questo non lo so) prima dell’operazione e…Miracolo!!! Il tumore era scomparso!!!!

La D’Urso estasiata e pseudocommossa le ha chiesto “che spiegazione le ha dato il primario?” e la signora “Eh, non mi ha saputo dare spiegazione!” Cecchi Paone, presente in veste di laicista rompiballe pronto ad alzare la voce per creare la rissa, ha detto “e che doveva dirle, che aveva sbagliato la diagnosi! Certo che non le ha detto niente, doveva dirle che non era un bravo primario!”. Poi la discussione immagino che sia proseguita, ma sono dovuta uscire abbandonando la tv.

Ecco come si crea un miracolo con niente, bastano una diagnosi sbagliata, o comunque un falso positivo che nella diangostica può capitare, l’idea di un intervento comunque impraticabile (anche se li la meningite non c’era, c’era semmai una parotite) e una statuetta di Padre Pio in mano! Siamo un popolo di medievali creduloni, francamente in questo caso non mi sembra che ci sia molto da analizzare, la cosa più stupefacente è che si tratta dello stesso cliché, sempre quello. E poi ci lamentiamo se la nostra coscienza civile non avanza di un passo, semmai regredisce.

Comunque quella di guardare questo fantastico Urla-show è stata un’esperienza molto istruttiva, meglio dello zoo! Ve lo consiglio ogni tanto, ma tenetevi a portata di mano un pò di metoclopramide, è “miracolosa” contro gli attacchi di vomito!





La pace può, guarda anche tu…

24 09 2009

Ahahahah!!!! Ahahahahah!!!!

Berlusconi candidato al Nobel per la Pace!!!

Ahahahahah!!! Oddio è da ieri sera che non smetto di ridere!!!!
Forse è candidabile al Nobel per la Pace perchè non ne capisce un cazzo di politica estera e nel dubbio sta fermo e buono???

La cosa incredibile è che non è un’idea sua!!! E’ stato superato dai suoi fan, c’è un comitato promotore, hanno scritto anche una canzone scomodando un cantante lirico per l’occasione!!! Vi prego ascoltatela!!! Oh mio Dio che ridere!!!

Forse l’hanno candidato perchè in fondo vogliono alleggerirci la vita, vogliono che siamo felici e che ridiamo un bel pò, come non facevamo da tempo!!!





La strana storia del Julian Day, un martedì (piovoso?) che ha cambiato il mondo

22 09 2009

bug

Di Salazar

Sono fuori tema, ma proprio fuori di tanto, lo so, e a volte anche fuori di testa – solo a volte – ed è ben per questo che mi è venuta voglia di scrivere e così ho scritto e mandato, senza pensarci su. Cosa da sempre – pensare – estremamente faticosa. Quindi, ti chiedo scusa, cara Sara, per questo mio sopruso e invoco qualche chilogrammo di perdono.
[N.d.R.] Questa sopra è nota di pie pagina scritta subito all’inizio, per guadagnare tempo.

Il Julian Day è, è stato, il primo gennaio 4713 avanti Cristo.
Giusto per saperlo, nel caso a qualcuno venga un dubbio, una domanda, un pensiero e non riesca a dormirci su: era un martedì.
All’altra domanda, purtroppo, non so rispondere: non lo so mica se pioveva.
Non so neanche cosa abbia fatto di tanto eclatante il Signor Giuliano in quel giorno da essere ancora ricordato – dopo 6722 anni – nei computer di tutto il mondo.
Si, computer, perché questo misterioso giorno del Signor Giuliano non è altro che un sistema di conversione fra calendari usato in diversi codici di scrittura computeristica: forse anche il calendarietto qui di fianco funziona tampinando il Signor Giouliano.
La cosa è cosa facile facile: il sistema Giulian Day conta tutti i giorni passati a partire da quel famoso (forse piovoso) martedì, che sono ben 2.455.096, e il conteggio serve da griglia di riferimento per tutti i calendari conosciuti o meno.
Un esempio: il 1800, che il milleottocento è stato un anno importante: un certo Thomas Gryll in quell’anno ha inventato il rubinetto. Senza il 1800 saremo tutti un pochino più sporchetti.
E allora, basta digitare la formuletta magica $jd=GregorianToJD(1,1,1800) e subito sappiamo che mercoledì 1 Gennaio 1800 in Francia era il 4 Nevoso dell’anno 8; eppoi che, se Israele fosse esistito in quell’anno, lì sarebbe stato il 4 Tevet del 5560; un anno molto in là, ma perlomeno non pioveva: su Israele che ancora non esiste nel 1800 non ci piove, quindi c’era il sole.

Perché tutta questa tirata con il Signor Giuliano, con forse piove e forse no e con formulette da moderno alchimista? Perché passando in un gruppo di discussione di Wikipedia ho scoperto che al conteggio del Signor Giuliano manca un giorno.
Che c’è un errore, un bug, un qualcosa e manca un giorno, tutto un intero giorno in soli 6722 anni. Oibò, ma vi rendete conto: all’umanità intera è mancato un giorno!
Che poi uno va a pensare quando è mancato ‘sto benedetto giorno. È successo ieri o tanto tempo fa? Da buon egoista penso: ero vivo o neanche un pensierino?, perché la cosa è ben diversa dal mio punto di vista, che è quello più importante.
Ma forse sono pessimista, forse è mancato proprio quel mercoledì giorno numero due nell’età paleoqualcosa, nulla di importante. O forse é stato quando Cristoforo Colombo scriveva alla zia Isabella di Castiglia, tronfio e giubilante, dicendo che nel Mare Oceano ha visto un drago con gli occhi cerulei e la maglietta della Sampdoria?, ancora nulla di importante per me.
E se invece fosse stato il mio primo giorno di scuola?, cosa ben più grave? No, non era quello, quello lo ricordo bene: mi sono nascosto dentro all’armadio per non andarci, a scuola, ma mi hanno trovato quasi subito: per colpa di un armadio troppo piccolo sono stato obbligato a sapere che la ‘a’ di ‘ape’ funziona anche per la ‘a’ in mezzo a ‘elefante’, malgrado la sconcertante differenza di peso.

Poi il pensiero evolve, poi uno approda alle fantasie, ai se, ai ma, ai dubbi. La stessa cosa di quando ci si chiede, interdetti, se c’é qualcosa di sessuale nel mettere i wafer dentro al congelatore per far indurire il cioccolato.
E allora si pensa: e se lo potessi scegliere io il giorno mancante, quale sceglierei?, dubbio pelosissimo!, un giorno, uno solo in una vita, da tagliare senza pietà.
Un pensatore ordinato dividerebbe subito in categorie: in amore e soldi, e i soldi in soldi dati e soldi presi, e l’amore in bionde e brune e vie di mezzo, per le donne viceversa. Ma quest’ultima divisione più che l’amore ricorda il sesso del cioccolato nel congelatore.
E ancora: uno tipo vendicativo taglierebbe il giorno in cui quella cogliona della zia Mafalda ha vinto la lotteria. Uno comunista il giorno dell’operazione alla prostata di Berlusconi. Uno… Bah, io non lo so mica che giorno taglierei. E voi?